Carabinieri impegnati per tutta la notte (Foto F.Troccoli)

E’ dal carcere di Spoleto che i vertici dei due clan legati  a Cosa Nostra e alla Stidda comunicavano con l’esterno e tra di loro con i pizzini e inviando messaggi verbali attraverso i familiari incontrati in occasione dei colloqui in carcere. Ci sono anche loro tra i destinatari delle 27 ordinanze di custodia cautelare disposte nell’ambito di una vasta operazione antimafia condotta dai carabinieri del comando provinciale di Caltanissetta a carico di esponenti di spicco di Cosa Nostra e della Stidda di Mazzarino.

I reati I destinatari dei provvedimenti, emessi dal gip di Caltanissetta su richiesta dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia, devono rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, traffico di stupefacenti, detenzione e porto illecito d’arma. L’operazione si è svolta tra Caltanissetta, Enna, Monza, Brescia, Cinisello Balsamo, Spoleto e Fossombrone, oltre ai centri siciliani di Sambuca (AG) e Paternò (CT).

Il patto tra i due clan Gli investigatori hanno accertato che a Mazzarino operavano due clan criminali, legate a Cosa Nostra e alla Stidda, che avevano stabilito un patto di non belligeranza per la spartizione dei proventi di traffici illeciti come lo spaccio di sostanze stupefacenti e le estorsioni. Le due organizzazioni criminali gestivano un traffico di sostanze stupefacenti, provenienti dalla provincia di Enna e di Catania e destinati a rifornire la piazza di Mazzarino. Alcuni imprenditori taglieggiati dal racket, infine, avevano assunto parenti dei boss per consentire loro di beneficiare del regime dell’affidamento in prova ai servizi sociali invece della detenzione carceraria.  Nell’operazione, sono stati impiegati elicotteri, unità cinofile, 130 militari e 50 mezzi.

Gli arrestati I 27 arrestati nell’operazione antimafia sono Calogero Sanfilippo, 27 anni; Giuseppe Sanfilippo, di 34; Andrea Sanfilippo, 41 anni; Calogero Sanfilippo, detto «Cicciobello», 34 anni; Giuseppe Sanfilippo, 26 anni; Salvatore Sanfilippo, 48 anni; Giuseppe Specioso, detto «il barrafranchese», 27 anni; Maurizio Siciliano, 31 anni; Giovanni Siciliano, 42 anni; Salvatore Bognanni, 25 anni; Luigi Cinardo, detto «Ciniddu», 25 anni; Salvatore Maria Fanzone, 35 anni; Gianfilippo Fontana, 40 anni; Marcello Gesualdo, 35 anni; Antonino Iannì, 33 anni; Ivan Dario Iannì, 21 anni; Rosario Antonio Mannarà, 43 anni; Vincenzo Mannella, 58 anni; Gianpaolo Ragusa, 41 anni; Marcello Sanfilippo, 41 anni; Ignazio Zuccalà, 25 anni; Giuseppe Siracusa, 34 anni; Antonino Perno, 32 anni; Salvatore Pecorella, 45 anni; Roberto Lo Monaco, 43 anni.

La genesi delle indagini Le indagini sono partite dal duplice omicidio di Salvatore La Leggia e Giuseppe Giorlando, avvenuto il 21 novembre 2005. Fu prima sospettato e poi indagato Francesco Ghianda (fratello di Liborio, ucciso il precedente ottobre 2005). Dapprima gli investigatori si indirizzarono verso i sodali della famiglia mafiosa Siciliano; quindi le attività hanno interessato anche gli appartenenti al clan rivale, quello degli stiddari della famiglia Sanfilippo.

Mazzarino come Gela Seguendo l’esempio di Gela, anche a Mazzarino Cosa nostra e Stidda, ossia i Siciliano e i Sanfilippo, hanno trovato un punto d’accordo. Oltre ai proventi derivanti dalle estorsioni, le indagini hanno fatto luce sul traffico di droga, organizzato dalla famiglia Sanfilippo e sui rapporti che il gruppo mafioso manteneva con altri clan. L’indagine ha fatto pure emergere un progetto di omicidio della famiglia Sanfilippo nei confronti di Calogero Sanfilippo, col quale erano insorti contrasti per motivi d’interesse economico e nei confronti di esponenti di Cosa Nostra di Mazzarino legati alla famiglia Siciliano

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