di Francesca Marruco

Nel maggio del 2010, la polizia di Città di Castello aveva fatto irruzione in un appartamento a luci rosse nel centro tifernate.  Avevano anche incontrato un cliente che usciva da una stanza da letto. All’interno dell’immobile c’erano due donne, una paraguiana e una brasiliana che si prostituivano. Ora queste due donne, insieme al proprietario di quello e di un altro appartamento sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di sfruttamento della prostituzione.

Le due donne trovavano i clienti tramite annunci che mettevano in internet, fissavano un primo appuntamento telefonico e successivamente comunicavano il luogo dell’appuntamento. Questo aveva permesso loro di avere clienti che arrivavano da molte parti dell’Umbria e non solo. Nell’appartamento i poliziotti avevano anche trovato un’agendina con nomi di operai, studenti e anche professionisti stimati. Nell’appartamento la polizia aveva anche trovato sette mila euro e dei pacchi di preservativi.

In un primo momento la paraguaina era anche stata accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina perché aveva fatto entrare una brasiliana che si prostituiva nella stessa casa, che le versava una quota di subaffitto. Secondo quanto avevano ricostruito i poliziotti le donne incassavano diverse migliaia di euro a settimana. Le due donne sono difese dagli avvocati Gianni ed Eugenio Zaganelli, mentre il proprietario degli immobili è difese dall’avvocato Francesco Paolieri.

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