di Francesca Marruco
«Sono sconvolta dall’invasione dei media nella mia vita e da questa speculazione sulla mia pelle». Lo ha detto Amanda Knox al giudice civile Teresa Giardino che ha tenuto l’udienza presentata per il ricorso presentato dai legali della giovane americana contro la diffusione del film «Amanda Knox: murder on trial in Italy».
Amanda«molto disturbata» L’udienza è stata rinviata al 4 luglio prossimo per un difetto di notifica alla casa di produzione americana “ Lifetime entertainemnt”. Amanda Knox e i suoi legali, gli avvocati Luciano Ghirga e Carlo Dalla Vedova, hanno comunque esposto i motivi del loro ricorso in maniera puntuale, così come Amanda Knox ha parlato di come si senta «molto disturbata» dalle immagini del film che ha potuto vedere dal trailer. « Il film – ha detto ancora – rappresenta l’apice di violazioni ripetute compiute dai media sulla mia persona, sulla mia personalità e sulla mia storia . Si tratta di cose che non corrispondono alla verità».
«Gravissimo e irreparabile danno» L’avvocato Carlo Dalla Vedova ha definito la messa in onda del film in America come un «gravissimo e irreparabile danno» . Secondo quanto riferito dallo stesso legale ci sarebbero stati 687 mila contatti sul sito della Lifetime in cui c’erano delle scene del film. Lo stesso è ordinabile on line in formato dvd a partire dal 21 marzo.
Le richieste dei legali I legali della giovane hanno presentato una conclusione scritta in cui chiedono al giudice senza sentire le altre parti di ordinare direttamente a Lifetime Entertainment, Youtube LLC e Google Italy Srl, la immediata rimozione dai propri server ed il conseguente divieto di diffusione, riproduzione e rappresentazione con la disabilitazione all’accesso di tutti i contenuti che riproducono sequenze o immagini fisse relative al film, Amanda: murder on trial in Italy.
3 milioni di euro Gli avvocati chiedono anche di emanare la pubblicazione del provvedimento richiesto al giudice, a spese di Lifetime, Youtube e Google in almeno tre quotidiani nazionali e internazionali. Chiedono infine di ordinare il pagamento di 3 milioni di euro, o la somma che il giudice riterrà di giustizia, «a titolo di garanzia dei provvedimenti di ristoro che verranno emanati a titolo di risarcimento dei danni subiti».
Sabato in aula Amanda Knox tornerà in aula sabato prossimo per l’udienza del processo d’appello in cui verrà ascoltato il clochard Antonio Curatolo che in primo grado disse di aver visto i due ex fidanzati in piazza Grimana la sera del delitto. Si annuncia un’udienza in cui il teste, molto contestato dalle difese, verrà sottoposto al fuoco incrociato delle parti.
Nuovi incontri per la perizia Per quanto riguarda la perizia invece i periti si incontreranno ancora la prossima settimana perché mercoledì erano assenti due consulenti di parte e la decisione definitiva sul da farsi verrà presa solo in quella sede. Sembra probabile che i consulenti della parte civile e dell’accusa chiederanno ugualmente di analizzare la pur esigua quantità di dna isolata sul coltello che in primo grado è stato ritenuto l’arma del delitto . Il gancetto del reggiseno invece, essendo arrugginito, non potrà essere sottoposto a nuove analisi.
Le difese attendono notizie Attendono di conoscere la perizia nel suo complesso prima di esprimere un giudizio i difensori di Raffaele Sollecito e di Amanda Knox all’indomani dei primi risultati degli esami che riprenderanno la prossima settimana. «Non possiamo dire che siamo soddisfatti o insoddisfatti» ha affermato l’avvocato Luca Maori, uno dei legali del giovane pugliese. «Aspettiamo i risultati definitivi» ha aggiunto. «Abbiamo letto sui giornali i primi dati ma attendiamo gli esiti della perizia» ha detto l’avvocato Carlo Dalla Vedova, difensore della Knox insieme a Luciano Ghirga e Maria Del Grosso. «I risultati devono essere ancora valutati – ha aggiunto – e la prossima settimana i periti della Corte e i consulenti delle parti si vedranno ancora».
Le prime risultanze Sulla lama del coltello dove la polizia scientifica ha isolato tracce della Knox e della vittima, gli esperti hanno rilevato quantità di Dna ritenute al momento troppo esigue per ricavarne un profilo genetico mentre il gancetto, sul quale la polizia scientifica aveva isolato il codice genetico del giovane pugliese misto a quello della studentessa inglese, è risultato deteriorato in maniera tale da rendere impossibile l’accertamento. È comunque probabile che i consulenti di parte civile insistano perché venga comunque analizzato il materiale ricavato dal coltello.

