Consumi ancora bassi

Sorprese sgradite ai consumatori Umbri  nelle uova di Pasqua. La spesa alimentare per la festa sarà maggiore in media del 4%, rincari pesanti per uova, colombe e abbacchio. E 6 umbri su 10 resteranno a casa durante le festività a causa del caro prezzi.

Spesa più cara «Dentro l’uovo i consumatori troveranno una pessima sorpresa-  si legge in una nota dell’associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori – quest’anno i prezzi dei prodotti tipici pasquali sono tornati a crescere, in media per il pranzo si spenderà il 4% in più a famiglia, per una media di 154 euro. Un uovo medio di marca, dal peso di circa 200-250 grammi, costa il 2,3% in più che nel 2010, per una colomba semplice si spende addirittura il 12,5% in più. Rincari anche per l’agnello (+7,9%), salame corallina (+6,3%).  Per una classica colazione pasquale quest’anno si spendono 30 euro, il 13% in più dell’anno scorso. Per le uova una famiglia arriva a spendere quasi 50 euro, il 39,3% di rincaro sul 2010, un vero e proprio salasso. Una Pasqua che si preannuncia, quindi, molto onerosa e poco festosa per gli italiani».

6 umbri su 10 resteranno a casa Anche sul fronte vacanze i segnali sono negativi, secondo un’indagine dell’Adoc, «circa 6 Umbri  su 10 rimarranno a casa per le vacanze di Pasqua, a pesare sono il caro carburanti e i rincari per servizi e ristorazione, la crisi ha messo in ginocchio le famiglie, basti pensare che tra i partenti ben il 56% starà fuori solo una notte, mentre il 12% farà solo una gita di un giorno, soprattutto a Pasquetta, quando a muoversi sarà il 54% degli italiani. Non ci sorprende che si preferisca la vacanza breve, il carovita e la perdita del potere d’acquisto impongono la riduzione dei giorni a disposizione per svagarsi. Ad incidere profondamente sulle decisioni dei consumatori è il caro carburanti, rispetto alla scorsa Pasqua si spendono 8 euro in più per un pieno di benzina, 12 euro in più per uno di gasolio. Inoltre si registrano aumenti dei prezzi di ristoranti (+4,1%), agriturismi (+4,6%) e trattorie/pizzeria (+2,2%), tanto che ben il 25% dei partenti, il 4% in più dello scorso anno, opterà per un pranzo “al sacco” preparato da casa».

L’Adoc, in occasione delle Feste, diffonde alcuni consigli per gli acquisti di uova, colombe e abbacchio:

Uova di Pasqua Per scegliere bene l’uovo di Pasqua è bene leggere con attenzione l’etichetta in cui sono elencati i diversi ingredienti in ordine decrescente, per peso o percentuale. Avremo quindi zucchero, che costa un decimo del cacao e rappresenta, in media, il 50% del cioccolato al latte, burro di cacao, latte in polvere e cacao (30% circa). Un uovo al cioccolato è di buona qualità se contiene maggiori quantità di cacao in polvere e burro di cacao rispetto allo zucchero; il burro di cacao è l’elemento più importante, quindi, è importante controllare a che punto della lista è collocato e, soprattutto, diffidare di scritte tipo ‘contiene grassi di sostituzione. Spesso, infatti, il tradizionale burro di cacao viene sostituito con altri oli o grassi di qualità inferiore che, così come gli aromi e gli additivi aggiunti, trasformano l’uovo di Pasqua in un vero e proprio surrogato dell’originale.

Colomba La denominazione «Colomba», invece, secondo le disposizioni del Ministero delle Attività Produttive, è riservata al prodotto dolciario da forno a pasta morbida, ottenuto per fermentazione naturale da pasta acida, di forma irregolare ovale simile alla colomba, una struttura soffice ad alveolatura allungata, con glassatura superiore e una decorazione composta da granella di zucchero e almeno il 2% di mandorle, riferito al prodotto finito e rilevato al momento della decorazione. Gli ingredienti obbligatori sono: farina di frumento; zucchero; uova di gallina di categoria “A” (cioè uova fresche) o tuorlo d’uovo, o entrambi, in quantità tali da garantire non meno del 4% in tuorlo; materia grassa butirrica (cioè burro), in quantità non inferiore al 16%; scorze di agrumi canditi, in quantità non inferiore al 15%; lievito naturale costituito da pasta acida; sale. Una colomba è di buona qualità se contiene nell’ordine farina, zucchero, uova, burro e canditi. Inoltre, accanto alle versioni “classiche” ci sono le versioni “speciali e arricchite”, cioè quelle con farciture, ripieni, glassature e decorazioni, che comunque devono contenere, nel caso della “Colomba”, almeno il 50% dell’impasto base. In questi casi, oltre alle indicazioni di etichettatura, devono figurare accanto alla denominazione riservata, tutte le variazioni sul tema e consentire al consumatore di comprendere le reali caratteristiche del prodotto.

Abbacchio Per quanto concerne l’abbacchio, ricordiamo che corrisponde all’agnello da latte con un mese di vita, dal peso medio di 5 chili. Data l’assenza di tracciabilità, una grave mancanza che rischia di danneggiare sia gli allevamenti che i consumatori, è bene rammentare che minori prezzi possono indicare una provenienza estera, soprattutto da paesi dell’Est Europa. Inoltre, se sul prodotto è presente esclusivamente la dicitura “agnello”, chiedere al macellaio se corrisponde all’abbacchio, all’agnellone (agnello di 3-4 mesi, meno costoso dell’abbacchio) o al castrato (agnello adulto, più proteico e grasso delle altre due tipologie)”.

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