di Francesca Marruco
I residenti solitamente avvisano la polizia quando c’è qualcosa di anomalo nelle vie della città che abitano da anni. Ma che succede quando qualcuno di loro inizia a non farlo? Quando qualcuno inizia a fare il contrario? Ad avvertire gli spacciatori dell’arrivo della polizia? Che succede quando l’indotto delle attività di spaccio fa troppo comodo per denunciare? Che succede quando si guarda con più sospetto un poliziotto che uno spacciatore?
Spacciatori con autista e scorta Il campanello d’allarme suona durante una conferenza stampa in questura in cui gli agenti della squadra mobile diretta da Marco Chiacchiera illustrano l’ultima operazione antidroga: 15 arresti, tutti pusher diretti da un 28enne tunisino. Tarek Habechi, che è stato arrestato lunedì notte dopo una rocambolesca fuga sui tetti di via della Sposa e via Antinori e che nel marsupio aveva 15 mila euro in contanti. Tarek, che è anche stato portato in ospedale perché alla fine è caduto da un tetto, aveva anche costituito una sua personale rete di protezione: alle sue dipendenze, pagati in contanti c’erano delle sentinelle che lo avvisavano dell’eventuale arrivo della polizia. Non si faceva mancare neanche un autista e una scorta personale. E’ quanto emerge dalle ricostruzioni degli agenti.
Gli appartamenti del centro Tarek era già sfuggito all’arresto il 4 febbraio scorso, quando invece era stata arrestata la sua fidanzata Olesya Petrova in un appartamento di via della Sposa in cui erano anche stati sequestrati 100 grammi di eroina e cocaina. A disposizione degli spacciatori del centro storico ci sono molti appartamenti. Fondi disabitati, monolocali inadeguati per il mercato degli affitti agli studenti, presumibilmente spendibili sul fronte degli alloggi a chi necessita di qualche metro quadro per «appoggiarsi» più che per viverci.
La droga nascosta negli anfratti I quindici arresti, in particolare, risalgono ai giorni scorsi: due ragazzi italiani sono stati arrestati il 18 marzo in un appartamento di via Bartolo. I due, entrambi tossicodipendenti e incensurati, hanno confessato di aver confezionato cento dosi al giorno tra eroina e cocaina (circa tre etti di droga) nelle ultime due settimane per conto di due magrebini, Tarek e Faycal. Grazie alle intercettazioni telefoniche i poliziotti hanno ricostruito che Tarek si serviva dei pusher che nascondevano la droga in piccoli anfratti del centro storico. Il 19 marzo a finire in manette era stato lo stesso Faycal Drissi mentre consegnava una dose ad un acquirente. Durante l’arresto è anche stato effettuato un controllo nelle fessure della via in cui si trovava: c’erano 20 involucri, da un grammo l’uno, contenenti eroina e quindici involucri di cocaina. Il 21 marzo erano stati arrestati due italiani, Marrani Gabriele e Facchinelli Roberto, trovati con 11 involucri di droga. Lo stesso giorno erano finiti in manette anche Mohammed Batri e Waslati Aimen mentre confezionavano 20 dosi di eroina.
Ancora tre arresti Nei giorni successivi sono stati portati a termine gli altri arresti: si tratta di Hamdi Toussef, Lajily Sabri, Rihai Makram, Assali Arbi, e altri tre ragazzi italiani di cui sono state fornite le iniziali: M.B. classe 1975, E.A., 1980 e F.P. 1983.
La maggioranza denuncia In molte occasioni finite con l’arresto dei pusher, i perugini hanno aiutato i poliziotti e fornito loro supporto logistico per il buon esito dell’operazione. Lo sottolineano dalla questura. E’ tuttavia significativa la denuncia della polizia su una esigua ma non trascurabile collaborazione tra gli operatori del traffico della droga e i residenti di alcune aree cittadine. Sarà abitudine, tornaconto, saranno motivi di altra natura, la sostanza è che il fenomeno esiste ed è stato localizzato. Spacciare droga è un reato, e chi lo fa infrange la legge. Per non parlare di ciò che provoca nel cambiamento degli spazi della città e della sicurezza di chi li abita. L’invito delle forze dell’ordine e di chi vuol vivere in pace è sempre lo stesso: denunciare. Ma stavolta c’è una postilla, guardate anche chi non denuncia. E domandatevi perché. Ne vale la pena.
Il plauso del sindaco Boccali«I ringraziamenti dei perugini alla Questura, che nel giro di poche ore ha arrestato 18 persone, la maggioranza per spaccio di droga e due per aver cercato di far prostituire una minorenne» Lo scrive il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali in una nota. «Quando i cittadini chiedono maggiore sicurezza hanno ragione – scrive ancora il primo cittadino – ma le proteste, legittime, non devono fare passare in secondo piano l’impegno e la professionalità delle forze dell’ ordine, che conseguono risultati importanti nella lotta per garantire la legalità. Operazioni come queste recenti sono più vistose, ma non va sottaciuto il lavoro quotidiano di controllo del territorio e di repressione dei reati, in particolare legati al traffico di stupefacenti. Queste notizie sono importanti e contribuiscono a dare serenità ad una città che non si rassegna ai problemi. I delinquenti- conclude Boccali – devono capire che Perugia non è un territorio franco».

