di Francesca Marruco
Non ci sono parole adatte a restituire la misura dello strazio delle urla di mamma Eva, che sabato mattina ha potuto vedere ancora una volta il corpicino del suo piccolo Jacopo, custodito all’obitorio dell’ospedale di Perugia. Il suo pianto disperato riecheggia per i corridoi. Impossibile non partecipare al suo dolore. Impossibile non chiedersi come si possa sopravvivere ad una tragedia tanto abnorme. «Jacopo vieni dalla tua mamma, Jacopo vieni da me…», dice la donna. «Jacopo, Jacopo, non è possibile.. sei qui, mi devi sentire vieni da me, non è possibile».
Il padre e i parenti all’ospedale Insieme alla donna c’è anche il marito Sergio, a cui lei si è rivolta ripetutamente chiamandolo per nome. Lui, silenzioso e attonito, assente, schiacciato da un dolore insopportabile da sostenere. Accanto a loro ci sono i parenti che li hanno sostenuti anche fisicamente, nei momenti trascorsi all’interno dell’obitorio e quando è stato il momento di salutare Jacopo e andare via. Il magistrato ha dovuto dare una specifica autorizzazione per lasciarglielo vedere.
L’autopsia Ora dovranno aspettare che venga effettuata l’autopsia (probabilmente lunedì) per poterlo salutare ancora una volta. Poi verranno fissati i funerali. La data verrà scelta con l’arrivo del nullaosta del magistrato in seguito all’esame autoptico. Da una prima ricognizione del corpicino del piccolo, la prolungata esposizione ai raggi solari appare come la causa principe dell’arresto cardiocircolatorio che ha portato alla sua morte. Ma non è escluso che possano esserci anche altre cause, o concause. E poi l’autopsia fisserà un range di orario in cui è avvenuto il decesso, fornendo anche una descrizione degli ultimi attimi di vita del piccolo. Impossibile togliersi dalla mente cosa debba aver provato.
Jacopo, l’angelo biondo Troppo piccolo per muoversi, Jacopo, biondo con gli occhi chiari, aveva da poco iniziato a camminare. Dal lenzuolo in cui è stato avvolto venerdì, quando i sanitari non hanno potuto che constatare la morte spuntavano, i boccoli biondi. «Un bambino molto bello», dice in paese chi conosceva lui e i suoi genitori.
Il padre sentito nei prossimi giorni Per il papà Sergio si è resa necessaria l’iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo. Un atto dovuto da parte della magistratura che ha deciso di attendere per ascoltarlo, per lasciare che il dolore ingestibile di questi primi momenti faccia il suo corso. Poi Sergio racconterà ai carabinieri che indagano cosa è successo venerdì mattina. Come ha fatto a dimenticarsi il figlioletto in macchina al caldo rovente. Niente che non avrà già pensato e ripensato mille volte, per trovare il punto in cui ha sbagliato. Il momento in cui non si è reso conto di aver saltato completamente un passaggio. Che è costato la vita al suo adorato figlio. Troppo piccolo per cercare aiuto o liberarsi dalle cinture di sicurezza del seggiolino.

