di Daniele Bovi

Uno spettro si aggira per l’Umbria, e non è quello del comunismo bensì quello dell’astensionismo. Chi colpirà di più? Quanti umbri andranno votare? Nelle ultime settimane prima del voto di oggi sono queste le domande che in molti si sono fatti dentro i partiti e le previsioni si sprecano. Un dato è certo: dal 1995 ad oggi, come mostra il grafico di Umbria24, l’affluenza alle urne per quanto riguarda le regionali è in costante calo e a questo va aggiunto che si tratta solitamente di un appuntamento meno sentito rispetto alle comunali. Cinque anni fa alle urne andò il 65 per cento, un livello che oggi pare irraggiungibile. Le previsioni dei più ballano intorno al 50 per cento, con recenti tornate (come l’Emilia Romagna o il Trentino) tutt’altro che incoraggianti sotto il profilo della partecipazione.

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Insediati i seggi Alle ore 18.00 di sabato attraverso una nota stampa, la Regione rende noto che «si sono costituiti regolarmente questo pomeriggio i 1012 seggi allestiti in Umbria per le elezioni regionali di domani domenica 31 maggio». E che  «si potrà votare dalle ore 7 alle ore 23».

Astensionismo Fatto sta che per la prima volta il centrosinistra che governa la regione durante una campagna elettorale tutt’altro che esaltante ha dovuto affrontare questo tema cercando di mobilitare il proprio elettorato. «Magari alla fine ci votano – spiega al cronista un candidato del centrosinistra – ma probabilmente non ci amano più». Ed è per questo che in tutti gli ultimi appelli è risuonato l’invito a non disertare le urne, piazzate in mezzo ad uno dei ponti più lunghi e invitanti della stagione. L’altra incognita, sempre che lo scenario sia questo, riguarda chi colpirà di più l’astensionismo. Il centrosinistra disegna scenari con tanto di numeri e teme di fronte a percentuali bassissime, sintomo di una scarsa capacità di mobilitazione del proprio elettorato.

AFFLUENZA IN CALO DAL 1995

Il fantasma perugino  Insomma, anche se la presidente uscente Catiuscia Marini parte favorita si avverte che nulla è scontato e che anche l’Umbria può essere un terreno di conquista. Inevitabile poi che in una situazione di questo tipo si aggiri un altro fantasma, ovvero quello della dolorosa sconfitta di Perugia di un anno fa, maturata però con una legge elettorale, quella per l’elezione dei sindaci, che prevede il doppio turno mentre quella votata nei mesi scorsi dal consiglio regionale (una legge contestatissima e che potenzialmente nel giro di un paio d’anni potrebbe finire sotto la mannaia della Corte costituzionale) no.

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Senza colpi bassi Il tutto nel contesto di una campagna elettorale senza colpi bassi e dove in molti hanno sentito gli umbri tutt’altro che coinvolti. Settimane in cui ogni contendente ha scelto una sua linea. Catiuscia Marini ha battuto il territorio dedicandosi molto alle aziende e non rispondendo o quasi ai pochissimi attacchi subiti; Ricci, veltronianamente, l’ha chiamata «il nostro principale contendente» e ha cercato di cavalcare la speranza del cambiamento; Liberati, M5S, ha battuto forte su moralità e pulizia, battagliando anche a colpi di esposti e scope sotto il consiglio regionale; Vecchietti, candidato de L’Umbria per un’altra Europa, ha cercato di intercettare il malumore che c’è nell’elettorato di sinistra nei confronti di Renzi e spiegando che Marini e il premier pari sono.

CHI SONO I CANDIDATI PER IL CONSIGLIO REGIONALE 

Deserto a sinistra Nel centrosinistra ci sono poi quelli che osservano come non solo bisogna vincere, ma che occorre anche farlo bene tenendo a mente che il 53 per cento di cinque anni fa appartiene ormai a un’altra era geologica e che alla sinistra del Pd c’è il deserto, o quasi: socialisti, Umbria più uguale e lista civica della presidente riusciranno a stare sopra il 2,5 per cento, ovvero la soglia che permetterebbe di eleggere un consigliere? A conti fatti, è proprio a queste liste che tutto sommato un’affluenza non troppo bassa potrebbe non dispiacere. In termini assoluti la linea di galleggiamento per loro oscilla tra gli otto e i diecimila voti: ipotizzando un’affluenza al 50 per cento ne servirebbero 8.800 e 10.600 se si dovesse toccare il 60 per cento.

TUTTI I PRESIDENTI DELL’UMBRIA

Battaglia nel centrodestra Dall’altra parte della barricata c’è un Claudio Ricci partito sotto le insegne del civismo e diventato, nel corso dei mesi, il candidato di tutto il centrodestra. Un centrodestra dove c’è la competizione tra FI e Lega, con i primi che vedono il sindaco di Assisi troppo vicino a Salvini e che sperano, per evitare il sorpasso, che la visita di Berlusconi dei giorni scorsi abbia ridato un po’ di fiato a una Forza Italia che pare in crisi di idee e consensi. Dal canto suo invece il leader leghista, per ben tre volte in Umbria, a livello nazionale si gioca la partita per vincere la battaglia interna al centrodestra. A Sfidare i due schieramenti c’è Andrea Liberati, portabandiera di un M5S che nel corso della campagna elettorale ha cambiato candidato, scegliendo il ternano al posto di Laura Alunni ufficialmente per motivi personali, ma in realtà perché dal voto online è uscito un nome giudicato poi dal Movimento non all’altezza del compito. Questi tre candidati e le loro liste, realisticamente, si potrebbero dividere il 90 per cento (o anche più) dei voti.

Twitter @DanieleBovi

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