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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 13:59

Umbricellum, appello ai candidati presidente: «Molti profili di incostituzionalità, modificatela»

Il Comitato per la democrazia chiede un impegno alla politica: «Intervenga prima della magistratura». A dicembre la discussione del ricorso

RIcciardi, Guatini e Volpi (foto F.Troccoli)

Modificare «radicalmente» la legge elettorale umbra, meglio nota come Umbricellum. La richiesta è stata fatta venerdì dal «Comitato per la democrazia in Umbria» nel corso di una conferenza tenuta dal portavoce Michele Guaitini, dal professor Mauro Volpi e dagli avvocati Felice Besostri e Michele Ricciardi. Sulla legge, approvata fra mille polemiche alla fine della scorsa legislatura, pende un ricorso davanti al Tribunale civile di Perugia per sollevare la questione di incostituzionalità presso la Consulta. «Il processo – ha spiegato Ricciardi – dopo una sospensione per un ricorso preventivo di giurisdizione presentato dalla Regione, poi respinto, con il quale chiedeva che a pronunciarsi fosse il Tar dell’Umbria anziché il Tribunale civile, ha una nuova udienza fissata per il 18 dicembre 2019 dopo che è cambiato anche il giudice che ha in carico la causa».

Intervenga la politica Al momento solo Vincenzo Bianconi e Claudio Ricci si sono detti disponibili alle modifiche ma il Comitato non perde le speranze: «Abbiamo sempre creduto e continuiamo a credere – ha detto Guaitini – che prima dell’intervento della magistratura, sarebbe opportuno che sia la politica stessa a porre rimedio ai suoi errori, pertanto ancora oggi non perdiamo occasione di stimolare le istituzioni regionali per delle modifiche alla legge elettorale che vadano a sanare i profili di incostituzionalità». Profili che sono stati ricordati da Guaitini: i più gravi riguardano il premio di maggioranza pari al 62% (12 seggi su 20) senza che sia fissata una soglia minima e senza un turno di ballottaggio.

Motivi di illegittimità «In sostanza – ha spiegato Guaitini – può verificarsi il caso che vincendo le elezioni anche con solo il 25-30% dei voti si ottiene il 62% dei seggi. Non solo: degli 8 seggi residui, uno è riservato al candidato presidente arrivato secondo e tolto dal calcolo del riparto dei seggi tra le minoranze, così che tutte le altre liste/coalizioni partecipano per i soli 7 seggi residui con la conseguenza che pur ottenendo il 7% dei voti una lista rischia di non avere nessun seggio». Guaitini tra gli elementi di illegittimità ha elencato anche il fatto che una lista che ottiene almeno il 2,5% dei voti ha la garanzia di un seggio, ma solo se appartiene alla coalizione vincitrice, «comportando una discriminazione nei confronti delle altre liste che ottengono analogo risultato ma appartengono a coalizioni diverse». Il dito, infine, viene puntato anche contro un altro fattore: il riparto dei seggi avviene non sulla base dei voti ottenuti dalle liste o dalle coalizioni bensì tenendo conto di quelli ottenuti dai candidai presidente.

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