Tutto rinviato, almeno per il momento. A differenza di quanto successo nei giorni scorsi in Basilicata e martedì in Marche, Molise e Puglia, la seconda commissione del consiglio regionale umbro ha deciso, su richiesta dei consiglieri Pd, di rinviare la discussione sulla proposta di referendum abrogativo di alcune parti dell’articolo 38 del decreto Sblocca Italia, di norme ad esso correlate e dell’articolo 35 del decreto Sviluppo, che aprono alla trivellazione per la ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare. In sintesi, si vogliono eliminare le norme che vietano alle istituzioni locali, e alle regioni per ciò che riguarda le autorizzazioni di tipo minerario, di opporsi al divieto di attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi liquidi e gassosi.
Il rinvio Una scelta a cui stanno aderendo diverse Regioni italiane dato che, come prevede l’articolo 75 della Costituzione, devono essere almeno 5 i consigli regionali a richiedere referendum abrogativi, totali o parziali. L’atto sarebbe potuto arrivare in aula proprio durante la seduta di martedì ma il Pd ha deciso di rinviare tutto allo scopo di approfondire la materia insieme ai tecnici dell’assessorato regionale. Critici con il Pd, rappresentato dal segretario regionale Giacomo Leonelli e da Andrea Smacchi, sia consiglieri della maggioranza come Giuseppe Biancarelli e Silvano Rometti (che hanno condizionato il loro voto favorevole al rinvio con l’impegno della commissione e dell’Assemblea legislativa di trattare l’argomento in tempi utili, cioè entro il 30 settembre) che quelli dell’opposizione.
Le critiche «L’Umbria – ha detto Leonelli – non ha interessi diretti in questo tipo di problematica. Andremmo contro decisioni governative che non ci riguardano». Un’impostazione non condivisa da Rometti il quale ha sostenuto che «nelle questioni ambientali il metodo è sostanza. I cittadini devono poter dire la loro su temi che li riguardano direttamente. Saremo sicuramente in minoranza rispetto alle scelte di altre Regioni». Anche secondo il portavoce del centrodestra Claudio Ricci «è giusto dare la parola ai cittadini», mentre il leghista Valerio Mancini si è detto «basito. Il referendum – ha detto – è una espressione forte della democrazia a prescindere da posizioni politiche o economiche».
Le altre regioni Duro anche il capogruppo del M5S Andrea Liberati: «Quanto successo negli ultimi 20 anni in Basilicata non è detto che possa accadere anche qui. La decisione di oggi pesa sulla coscienza. I destini accaduti ad altri soggetti potrebbero appartenere anche a noi. Ieri in conferenza dei capigruppo ci siamo capiti benissimo, ma poi Leonelli è andato a Roma». Quanto alle altre regioni invece, il consiglio regionale del Molise ha dato il via libera all’unanimità alla richiesta di referendum, e lo stesso è successo in Puglia, dove c’è stato il parere favorevole della commissione competente. Martedì, oltre a Molise e Puglia, si esprimerà anche l’assemblea sarda, mentre a seguire si pronunceranno Sicilia (23 settembre), Abruzzo e Campania (24 settembre), Veneto e Calabria (25 settembre).
No inceneritori Sempre in materia di ambiente, martedì il consiglio regionale umbro con 18 voti favorevoli (Pd, Socialisti, ‘Ricci presidente’, Lega nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia), l’astensione del Movimento 5 Stelle e il voto contrario di Umbria più uguale, ha approvato una mozione bipartisan in tema di rifiuti. L’atto, in origine una mozione presentata dalla coalizione di centro destra e liste civiche, impegna la giunta regionale a ribadire «contrarietà alla realizzazione di nuovi impianti di incenerimento in Umbria». Attraverso il decreto Sblocca Italia infatti il governo prevede la costruzione di altri 12 impianti, uno dei quali in Umbria; un’opzione sulla quale la Regione si è espressa subito in modo negativo. In più con il documento si chiede all’esecutivo di «attivarsi per dare tempestiva attuazione alle previsioni del Piano regionale dei rifiuti, riferendo all’Assemblea, con cadenza trimestrale, riducendo progressivamente il conferimento nelle discariche fino alla definitiva attuazione della direttiva comunitaria in tema rifiuti, che ne prevede la chiusura». Il M5S ha motivato l’astensione spiegando che si tratta di un documento «troppo morbido», mentre Biancarelli di Umbria più uguale avrebbe voluto vedere almeno un riferimento alla strategia rifiuti zero.
