Resta in sospeso il documento congiunto del consiglio comunale sul caso Treofan: la bozza del documento infatti resterà ancora al vaglio dei capigruppo. Nella riunione di giovedì i numeri uno dei vari gruppi della massima assise cittadina di Terni non sono riusciti a trovare una quadra sull’atto, che dovrebbe essere discusso nelle sedute della prossima settimana. E così la conferenza dei capigruppo si è presa altre 24 ore di tempo. Intanto la battaglia dei 142 lavoratori prossimi al licenziamento passa per azioni legali ma anche simboliche: nella notte tra giovedì e venerdì appeso uno striscione visibile da via eroi dell’Aria ‘Giù le mani dalla Treofan’. Su Facebook, giorno dopo giorno scorre il countdown dei giorni utili per salvare l’azienda, post che suonano come una sveglia per le istituzioni: ‘-72 giorni alla fine, cosa state facendo?’

Le richieste «Ho inteso convocare, insieme al sindaco, questa riunione – ha detto il presidente del consiglio Francesco Ferranti – perché ritengo che su vicende come questa, come già avvenuto nella storia della città in altre occasioni, il consiglio comunale debba esprimersi in maniera unitaria». Questo lo spirito della convocazione. In aula però sono arrivate diversi punti di vista, che hanno portato alla mancata sottoscrizione, per il momento, dell’atto. «Questo epilogo – ha detto il sindaco Leonardo Latini in merito al licenziamento dei 142 operai di Terni – sembrava già scritto fin dall’acquisto da parte di Jindal. La proprietà prima ha fatto ricorso alla cassa Covid poi, a fronte di una trimestrale in rosso, si è dato luogo al licenziamento collettivo. La chiusura delle Treofan è dannosa per tutta l’area chimica ternana, in quanto si detrae al consorzio un importante protagonista. Questa vicenda investe sia le 142 famiglie colpite ma anche tutto il sito industriale della ex Polymer. Bisogna ora cercare ora di capire quali siano le strategie industriali che possano condurre la proprietà a fare marcia indietro e dall’altra vedere una soluzione industriale al sito produttivo di Terni. La spietatezza di logiche di profitto colpisce in maniera inesorabile famiglie e territorio. Si tratta di una azione criminale. Ora sarebbe necessario mandare un messaggio di una città intera. Ho avuto modo di interloquire con il liquidatore, la situazione non è semplice, serve sforzo di tutti e a tutti i livelli per cercare di trovare in tempi rapidi una soluzione e il sito che rappresenta la storia della chimica italiana».

Le repliche Per Alessandro Gentiletti (Senso Civico) «il sindaco ha già il mandato pieno dalla città, non occorre il mandato dei gruppi consigliari. Il problema va affrontato ciascuno in base ai propri ruoli. Il sindaco dice che la scelta della proprietà è criminale, ma in pubblico questa voce non si è sentita. Abbiamo purtroppo registrato le parole della Lega che ha aggredito le opposizioni in maniera ingiustificata, un attacco gratuito che danneggia proprio il sindaco e la città nel suo complesso. Non è in questo modo che si fanno gli interessi di Terni». Paola Pincardini (Uniti per Terni): «Iniziativa con forte ritardo, anche se noi siamo disponibili a un documento congiunto, vorremmo sapere comunque per dire cosa». Per Francesco Filipponi (Pd): «Bene parlarci su una questione così importante. Siamo fuori tempo massimo, siamo dopo l’arrivo delle lettere di licenziamento. Le parole del gruppo della Lega sono vergognose, strumentali. Schizofrenia nel centrodestra, l’assessore regionale dello Sviluppo economico cerca giustamente di collaborare con il governo, mentre il gruppo consigliare della Lega insulta. Da parte nostra non ci sarà un mandato al sindaco e neanche scrivere un documento comune. Le parole della Lega restano scolpite. Comunque per senso di responsabilità continueremo a fare tutto quello che possiamo perché questa vertenza merita la massima mobilitazione e impegno». Federico Pasculli (M5s): «Grave il comunicato del gruppo della Lega. Non capiamo mandato al sindaco a fare cosa. Mandato per cosa, firmare foglio in bianco?».

La maggioranza Per Maurizo Cecconelli (Fdi) «lo scontro politico impedisce di andare oltre per le polemiche, è una occasione persa. Poteva essere un passo in avanti. Se non ci sono i presupposti per un documento unitario ci siamo confrontati e basta. Ne prendiamo atto». Per Federico Brizi (Lega): «Una parte della storia industriale va verso un epilogo non felice. In tutte le altre circostanze analoghe il consiglio si è espresso in maniera unanime. Si tratterebbe di dare un segnale di maturità politica. La regione, il governo, si prendano a cuore questo problema e si mettano in campo tutte le azioni per affrontare questa situazione». Doriana Musacchi (misto) spiega che «il mio pensiero a chi va a casa senza stipendio, speravo che oggi uscisse». Michele Rossi (Terni Civica) prende «le distanze da tutti i toni accesi che ci sono stati e che non condivido assolutamente, dico solo che chi ha più intelligenza la usi. Lo faccia per questo dramma che è in corso». Per Lucia Dominici (Fi) «tutte le volte che il consiglio ha l’opportunità di difendere i cittadini lo deve fare. Occorre far valere la dignità della nostra città. La proprietà di Treofan sta solo speculando sul nostro territorio. Facciamo vedere che anche se siamo diversi siamo capaci di fare cose unitarie».

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