«Il Governo ha respinto l’ordine del giorno a mia prima firma alla Legge di bilancio che chiedeva specifici investimenti per il potenziamento delle linee e dei servizi di collegamento ferroviario da e verso l’Umbria». Lo ha reso noto nelle ultime ore la deputata umbra Emma Pavanelli (M5s) che protesta per quello che considera «un dietrofront incomprensibile, soprattutto se si pensa ai roboanti annunci del ministro Salvini che solo poco tempo fa annunciava un piano di investimenti di 5 miliardi di euro per le ferrovie dell’Umbria».
Nel mirino di Pavanelli, però, non c’è soltanto lo stop all’atto di cui era prima firmataria, perché la parlamentare definisce «ancor più grave l’assenza di misure necessarie e urgenti per garantire un livello dignitoso nei trasporti infraregionali, soprattutto dopo un anno caratterizzato da continui disservizi, tagli di corse e costanti ritardi, con la dignità dei pendolari umbri quotidianamente calpestata».
In questo senso la deputata del M5s sottolinea che «le richieste contenute nel nostro ordine del giorno erano le stesse avanzate dalla Regione Umbria e dai comitati dei pendolari: il ripristino di tratte soppresse, l’incremento del numero delle carrozze, la previsioni di treni duplex, ma anche interventi di adeguamento e ammodernamento infrastrutturale della rete esistente e la pianificazione e l’attivazione di nuove linee ferroviarie dedicate e veloci».
Un pacchetto di misure, queste, che Pavanelli considera «utili a garantire collegamenti più rapidi, regolari ed efficienti che aiuterebbero non soltanto l’Umbria ma anche Marche, Lazio e Toscana», anche se per la parlamentare «per ridurre l’atavico isolamento infrastrutturale in cui versa il Centro Italia e assicurare il pieno esercizio del diritto alla mobilità, serve andare ben oltre le parole al vento e i vuoti titoli da propaganda: dopo più di tre anni di governo il centrodestra non ha niente di buono da offrire al paese».
