di Marco Torricelli
Immediate e tutte concordi, le reazioni politiche alla deludente riunione, per fare il punto sulla trattativa di cessione delle acciaierie, che si è svolta al ministero dello sviluppo economico.
La politica La siderurgia, dice il segretario della commissione politiche Ue della camera, Adriana Galgano (Sc), «sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia con conseguenze evidenti per l’intera economia nazionale. Per questa ragione è dunque indispensabile che la Commissione europea renda nota, in tempo utile, la data entro cui la vendita di Ast Terni deve essere completata ,evitando così la svalutazione del valore dell’azienda a tutto vantaggio dei competitor stranieri. Occorre sostenere l’azione di governo affinché si conosca quanto prima questa data e sia tutelato il ruolo dell’industria siderurgica italiana in Europa salvaguardando i volumi produttivi realizzati negli stabilimenti di Terni, dove viene prodotto il 90 per cento del semilavorato per l’inox».
Le istituzioni L’incontro al ministero dello sviluppo economico con i rappresentanti di Outokumpu sulla vendita dell’Ast di Terni «è stato assolutamente insoddisfacente». È quanto dichiarano la presidente Catiuscia Marini e l’assessore allo Sviluppo economico, Vincenzo Riommi, per la Regione Umbria; il presidente Feliciano Polli, per la Provincia di Terni; il sindaco Leopoldo Di Girolamo e l’assessore allo Sviluppo economico Sandro Piermatti, per il Comune di Terni. È vero, spiegano, «che le regole attuali dell’Unione europea non sono adeguate perché hanno in parte compromesso la validità del piano di Outokumpu, ma è inaccettabile che in questa fase, con tempi indefiniti, non si possano avere elementi di conoscenza soprattutto riguardo ai piani industriali presentati dai soggetti che hanno presentato offerte di acquisto. Allo stesso tempo, non possiamo permettere che il sito di Terni, primo impianto in Italia per capacità installata e tra i più importanti in Europa per la produzione di acciai speciali, un sito strategico per l’industria siderurgica e per l’economia dell’Umbria e di tutto il Paese, rischi di perdere la sua strategicità».
Le preoccupazioni Non è ammissibile, insistono i cinque rappresentanti istituzionali, «che prosegua un processo di indebolimento progressivo delle acciaierie di Terni e delle sue capacità produttive, del suo valore industriale». Nel condividere «le preoccupazioni espresse anche da tutte le organizzazioni sindacali e dei lavoratori», apprezziamo che il governo si sia assunta la responsabilità di gestire ai massimi livelli questa vicenda. Condividiamo, pertanto, anche la precisa richiesta del presidente del consiglio dei ministri, contenuta nella lettera inviata al presidente della Commissione europea, Barroso e al commissario alla concorrenza Almunia, con la quale si invita la Commissione a definire una proroga della procedura di cessione dell’Ast di Terni in tempi stretti e, soprattutto, in funzione del miglioramento delle offerte di acquisto per ciò che riguarda in primo luogo il piano industriale dell’acquirente e la necessità che dia garanzie per il futuro del sito integrato di Terni».
Il profilo Più che guardare all’aspetto economico delle offerte degli acquirenti, sottolineano Marini, Riommi, Polli, Di Girolamo e Piermatti, «siamo interessati ad avere informazioni e garanzie rispetto al loro profilo industriale. Le istituzioni inoltre si riservano comunque la possibilità che la procedura di cessione, come prevedono i trattati dell’Unione, venga gestita direttamente dalla Commissione europea. Il rischio da evitare, infatti, è che il sito integrato di Terni, assolutamente sano economicamente, non sia più parte di un gruppo industriale di livello internazionale e adeguato alle sue capacità e venga ridimensionato nelle sue funzioni e capacità di mercato. Riteniamo – concludono – che questo sia non solo un interesse prioritario per l’Umbria, ma anche per l’Italia e l’economia di tutto il Paese».
Il consiglio Della vicenda si è occupata anche la seconda commissione del consiglio regionale, presieduta da Gianfranco Chiacchieroni, secondo la quale «serve chiarezza, determinazione e partecipazione diretta e decisa alle fasi che riguardano la vendita di Ast. Va evitata ogni spirale involutiva che condanni il sito ternano ad un pericoloso ridimensionamento e marginalizzazione. La giunta ed il consiglio regionale dovranno accompagnare le istanze del governo italiano, dell’Umbria e dei lavoratori, se necessario, fino a Strasburgo, in occasione, il prossimo 11 giugno, della firma del Piano europeo per la siderurgia».
I commenti Per Alfredo De Sio (Fd’I), «le dinamiche in corso sono particolarmente preoccupanti perché risulta ormai chiaro che tutta l’operazione, iniziata con la vendita alla Outokumpu delle acciaierie di Terni, nascondeva un processo di emarginazione e di ridimensionamento, quasi di attacco alle produzioni italiane, specialmente umbre e ternane», mentre Manlio Mariotti (Pd) ha evidenziato che «ci troviamo di fronte al grande risiko della ristrutturazione della siderurgia, che non può essere affrontata con regole desuete nel contesto di un mercato mondiale». Per Raffaele Nevi (PdL) «il commissario Almunia, da ortodosso interprete delle leggi comunitarie non può trasformarsi in interprete delle esigente economiche della multinazionale finlandese. Penso che l’Italia, ma prima ancora Terni e l’Umbria, non possano tollerare una cosa simile». Paolo Brutti (Idv), ha ribadito come la questione si collochi all’interno del Piano europeo di riorganizzazione della siderurgia. «In Europa – ha detto – non si potranno avere più di tre produttori di acciaio. Ed è lì, in questo contesto, che si può superare il limite della questione antitrust».
