Vanio Ortenzi

di M. To.

Un accenno, su come la pensassero in relazione al possibile futuro della Tk-Ast, lo avevano già dato il giorno della presentazione del candidato sindaco. Ma adesso è lo stesso Vanio Ortenzi, il candidato, appunto, a spiegare con chiarezza come, secondo lui, si deve fare.

Il progetto «Se è vero che le acciaierie hanno rappresentato per oltre un secolo croce e delizia di questa città, è arrivato il momento di porre le basi per un progetto meno aleatorio di quello che si sta configurando con il passaggio di proprietà fra tedeschi, finlandesi e probabilmente in un prossimo futuro, anche coreani – dice Vanio Ortenzi e noi, chiederemo con forza ai nostri interlocutori, chiunque essi siano, di non chiudersi in una sorta di torre d’avorio a viale Brin, ma di sviluppare progetti di lavorazioni secondarie sull’intero territorio affinché ci siano non solo più lavoro, ma anche un più diffuso radicamento nella nostra realtà».

L’energia Il candidato sindaco, poi, si dice «consapevole che esiste un problema da tempo irrisolto, che è quello del costo dell’energia elettrica. Su questo lavoreremo, anche nelle sedi nazionali, per arrivare a garantire all’Ast una copertura adeguata puntando anche all’abbattimento dei costi. Senza pregiudizi di sorta, ma indossando occhiali neutri, ci dichiariamo aperti e disponibili ad affrontare e risolvere una volta per tutte questo annosa questione».

La public company Per questo, «pur se in un contesto che fino ad oggi ha ricevuto più critiche che consensi, andiamo sostenendo da tempo che, alla partita di ping pong Germania-Finlandia-Corea, preferiamo una diversa partita, che veda le acciaierie diventare una public company ad azionariato diffuso, dove il socio di riferimento diventa l’assetto manageriale dell’azienda, che risponde agli azionisti avendo lo Stato come controllore di ultima istanza».

Le multinazionali Con questa proposta, insiste Ortenzi, «pensiamo di realizzare quella condizione di vero radicamento sul territorio, che eviti le politiche industriali delle multinazionali che rispondono a logiche di mercato e che potrebbero portare la siderurgia ternana a fare la fine che ha fatto il comparto chimico in città. Se è vero – dice il candidato sindaco de ‘il Giacinto’ – che l’area di maggiore interesse commerciale per i prossimi decenni sarà quella del bacino del Mediterraneo, come tutte le analisi di mercato confermano, allora la politica commerciale delle acciaierie non può che essere strettamente legata alla politica produttiva, per evitare che vengano canalizzati su questi mercati prodotti che rispondono ad interessi geopolitici particolari, che non collimano con gli interessi di Terni.

Integrità del sito I forti insediamenti produttivi che la sud coreana Posco, «socio di Agarini (con cui il ‘dominus’ della lista civica, Franco Mangialardi, a Terni ha a lungo collaborato; ndr) e già interessata tempo fa a rilevare le acciaierie, sta portando avanti in Turchia, dimostrano come gli insediamenti produttivi nell’area del Mediterraneo siano sempre più forti e consistenti, ed è in queste aree che si giocherà la partita della siderurgia nei prossimi decenni. Terni, per conservare la sua centralità in questa area, dovrà mantenere necessariamente una unitarietà che le recenti proposte di ThyssenKrupp tendono invece a mettere in discussione».

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