Attilio Romanelli (foto U24)

di Marco Torricelli

Lancia un allarme, la Cgil ternana. Ed insieme un appello, a meno di quaranta giorni dalle elezioni amministrative, «ma anche da quelle europee, chiediamo a chi si candida di esplicitare in forma chiara cosa intenda fare per una comunità attraversata da una profonda crisi e aggredita nelle sue attività principali».

La crisi Le difficoltà con le quali si confronta il settore chimico, dice il segretario della Cgil, Attilio Romanelli, «sono ormai di sistema, con l’unica eccezione rappresentata dall’Alcantara e, in assenza di una politica industriale il rischio e enorme». Mentre nel settore dell’edilizia «è in atto un processo di arretramento che preoccupa sempre di più». Ma anche «i segnali che arrivano dal settore siderurgico sono allarmanti, con la crescente richiesta di flessibilità da parte delle imprese e la necessità di prendere atto che la produzione di acciai speciali in Europa è superiore alla domanda». Mentre si è in attesa di conoscere il piano industrtiale di Tk-Ast e «con comparti come quelli del commercio ed i servizi che risentono, ovviamente e fortemente, del quadro complessivo».

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I numeri  Nei primi due mesi del 2014, infatti, il totale delle ore di cassa integrazione erogate in provincia di Terni sono, complessivamente, diminuite  del 13,82% (in totale sono state 341.052), ma il dato scorporato è inquietante, perché a fronte di una drastica riduzione della ‘straordinaria’ (-55,73%) e di un calo anche della ‘ordinaria’ (-6,98%), si registra un incremento preoccupante di quella concessa ‘in deroga’, che ha superato le 109mila ore, con un incremento, rispetto ai primi due mesi del 2013, di oltre il 293%, a dimostrazione di quanto la crisi morda.

Tensioni sociali Un quadro complessivo nel quale «appaiono inevitabili le ripercussioni sul piano sociale, come gli episodi di violenza a cui si assiste purtroppo dimostrano». La realtà ternana, dice Romanelli, «è ormai caratterizzata da una crescente disoccupazione, che colpisce i giovani, ma anche gli over 40 che perdono il lavoro e per i quali, per certi aspetti, la cosa è ancor più grave in quanto li mette nelle condizioni di non poter far fronte agli impegni assunti, penso al mutuo per l’acquisto della casa, negli anni precedenti».

I programmi Tutto questo, dice il segretario della Cgil ternana, «dovrà essere aggredito da chi governerà la città nei prossimi anni». Gli interlocutori ‘privilegiati’ «sono soprattutto le forze di centro sinistra – spiega Romanelli – alle quali chiediamo di esplicitare chiaramente, nei propri programmi elettorali, le misure, gli interventi e le modalità che intendo attuare per rimettere in cammino l’economia cittadina attraverso un autentico patto di territorio».

Gli strumenti Tra le misure cha la Cgil «ha più volte richiesto, motivando la propria convinzione, c’è ovviamente il riconoscimento dello stato di area di crisi complessa e tutto quello che prevede un fatto simile – insiste il sindacalista – ed è ovvio che quello sarebbe solo uno strumento, perché poi servono idee, progetti ed imprese per realizzarli». Ecco perché «ritengo decisivo il ruolo delle associazioni imprenditoriali e giudico positivamente i progetti annunciati da Confindustria per la nascita di nuova imprenditoria e mi auguro che dalle enunciazioni di principio si passi al metterle in pratica, con investimenti adeguati».

Le controparti Confindustria e altre associazioni datoriali con le quali, poi, «è in corso una trattativa serrata per giungere finalmente alla stipula di un protocollo sugli appalti che dovrà garantire il rispetto dei dirittidi chi lavora, anche per evitare tensioni, e garantire efficienza, sicurezza e qualità del lavoro che, quando si concedono appalti con ribassi che arrivano al 47% non riteniamo sia possibile garantire».

Ruolo del credito Un altro tema sul quale la Cgil ha già più volte messo l’accento «è quello relativo al ruolo che le fondazioni bancarie possono e secondo noi dovrebbero avere nelle iniziative tese a dare nuovo impulso all’economia locale». E precisa: «La fondazione San Paolo di Torino ha messo a disposizione 20 milioni per la nuova occupazione, mentre la fondazione Carit, pur avendo appena licenziato un bilancio più che buono, resta alla finestra».

Riordino istituzionale e servizi  Il dato di partenza, secondo Romanelli, è che «92 comuni sono troppi per l’Umbria e si deve puntare ad una nuova forma di organizzazione. La bocciatura della fusione tra i cinque Comuni dell’orvietano è stata, da questo punto di vista, un peccato, ma la direzione verso la quale si deve tendere resta quella». Come il «superamento delle Provincie deve farci insistere verso un modello mutuato da quello dell’area vasta proposto dal sistema sanitario, puntando sulla qualificazione e la valorizzazione delle prestazioni, come da tempo andiamo ripetendo in relazione al progetto relativo all’ospedale di Narni-Amelia».

Gli immigrati Una stoccata, forte, arriva quando il segretario della Cgil affronta il tema immigrazione, perché se «il governo non può pensare che siano i territori a far fronte all’emergenza, scaricando tutto sulle prefetture», ce n’è anche per il Comune: «La consulta degli immigrati non può essere un luogo dove si finge di riconoscere le diverse singolarità, ma deve essere invece un effettivo strumento di integrazione e, quindi, il suo presidente deve poter partecipare, sempre e con tutti i diritti, al consiglio comunale e non essere considerato un ospite da invitare una volta sì e una no».