Stoppata la vendita di FarmaciaTerni anche col voto del M5s. Passa a larga maggioranza la decisione della giunta guidata dal sindaco Leonardo Latini che ha, quindi, congelato la cessione delle quote e si prepara a definire e avviare un percorso di riorganizzazione della società pubblica.
Stoppata vendita Farmacia Terni La delicata pratica è passata con 25 voti favorevoli, ossia quelli delle forze di maggioranza (Lega, Fi, Fd’I e Terni civica) più il via libera dei consiglieri del M5s, mentre tra i banchi dell’opposizione si sono astenuti Pd e Senso civico. Il sindaco Latini in aula ha parlato della proposta di delibera poi licenziata come «di un atto che recepisce gli indirizzi della nuova amministrazione comunale che, come enunciato nel Documento unico di programmazione, per la società FarmaciaTerni srl prevede l’obiettivo operativo di un miglioramento gestionale dell’azienda». Secondo l’assessore Dominici, poi, FarmaciaTerni «al momento non è vendibile e secondo i nostri calcoli per rimettere in sesto l’azienda ci vorranno quattro anni, per cui si dovranno valutare diverse ipotesi per far tornare i conti».
Reazioni E in questo senso la consigliera Lucia Dominici (Fi) evidenzia che «avendo sempre considerato farmacie comunali un patrimonio pubblico è opportuno perseguire tutte le strade possibili affinchè siano rese efficienti e produttive, per valutare poi nell’interesse dell’Ente, della società e della cittadinanza l’opportunità di cedere le quote sociali». Dal gruppo consiliare del M5s si dicono «orgogliosi del fatto che grazie alla nostra proposta di delibera, si siano create le condizioni per favorire un dibattito utile a scongiurare la messa in liquidazione delle farmacie comunali. Un rischio concreto ed imminente a causa del termine perentorio previsto dalla legge Madia, che fissava il timer della messa in liquidazione per il prossimo 28 Settembre». Gentiletti di Senso civico: «Mi sono astenuto sulla delibera di Giunta relativa alla vendita di Farmacie Terni perché, sebbene ritengo che la delibera approvata sia sufficientemente chiara, dal punto di vista giuridico ritenevo e ritengo che fosse necessario l’annullamento della delibera del 28 settembre 2017 relativa alla ricognizione delle partecipate. A tal scopo ho presentato un emendamento che l’aula ha bocciato, visto anche il parere negativo degli uffici tecnici».
