La bufera per i fondi – tre milioni e seicentocinquanta mila euro che Radio Galileo avrebbe avuto dal 2004 al 2012 come organo d’informazione di un partito – non si placa. E anzi adesso punta direttamente sul sindaco Di Girolamo. Di cui si chiedono le dimisissioni.
Melasecche Il consigliere comunale Enrico Melasecche attacca: «Quella che oltre due anni fa chiamai ‘una vera e propria truffa’ allo Stato oggi prende consistenza di indagine giudiziaria. C’è da augurarsi che non finisca tutto, come accaduto in questi anni, con l’ennesima prescrizione in cui sono finite indagini come quella sulla Cosea, sulla famigerata ‘Associazione eventi valentiniani’, sui terreni assegnati amicalmente a prezzo politico (Picchio Siro e Edilstart) senza gara dal Comune agli amici degli amici o con banali patteggiamenti in questa coltre di nebbia alla diossina in cui vive da troppi anni la nostra città».
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L’interrogazione Melasecche intende riproporre «la stessa interrogazione del 25 maggio 2012, perché i tempi sono maturi che si discuta in un consiglio straordinario, al più presto, ai sensi del regolamento comunale, consiglio che chiedemmo all’epoca, ma con una presidenza del consiglio fin troppo parziale mai ci fu concesso di esercitare questo nostro diritto. Una violenza sottile che non potrà ripetersi, pena manifestazioni durissime di protesta».
Le accuse Poi Melasecche parla «di quello strano ‘club per 10 soci’, costituito oltre che da Di Girolamo, peraltro in palese conflitto di interessi, dal padroncino di quella Tv commerciale, dai figli, dalla moglie, da altri soci con le relative mogli» e di un «gioco d’azzardo messo in piedi ai danni dei cittadini inermi costretti a pagare imposte asfissianti mentre loro hanno drenato dallo Stato qualcosa come 7 miliardi e 300 milioni di vecchie lire per ‘gestire’ quella impresa favorita in tutti i modi rispetto a quelle analoghe, anche locali, costrette a vivere una vita dura in un mercato in crisi per tutti. Una cifra mostruosa costruita artatamente con il gioco delle tre carte del rimborso spese, inesistenti in quei termini, di una radio inesistente, affiancata artatamente ad una Tv e ad una radio commerciali che, nonostante tale fiume di danaro, ha riservato ad alcuni lavoratori trattamenti non proprio di riguardo».
Le richieste Oltre a chiedere «la fissazione di un consiglio straordinario in base al regolamento perché il caso merita chiarimenti ineludibili da parte del sindaco», il consigliere di minoranza vuole «le dimissioni del sindaco perché, al di là degli aspetti giudiziari, sia contabili che inerenti eventuali reati, la vicenda in sé è palesemente indice di un’etica bulimica e padrona che i cittadini non accettano più, stanchi di furbizie, di appropriazioni in tutti i modi possibili di danaro pubblico, di intrecci familistici di cui il cerchio magico di cui Di Girolamo è garante è ancora protagonista». Ma anche «la rinuncia a qualsiasi prescrizione da parte di tutti gli interessati alla vicenda nel caso in cui dovessero essere indagati ed eventualmente rinviati a giudizio anche dalla magistratura ordinaria» e «la costituzione di parte civile, per decenza istituzionale, a differenza del comportamento vergognoso di questi anni, in qualsiasi giudizio che interessi pubblici amministratori del Comune, compreso lo stesso sindaco nel caso di rinvio a giudizio dello stesso per le indagini in corso».
