di Marco Torricelli
In una campagna elettorale dove c’è l’imbarazzo della scelta, dalle liste ‘istituzionali’ fino a quelle ‘fai da te’, è possibile di tutto. Quando, tra candidati – veri e presunti – ne conti qualche centinaio, di storie curiose ne possono uscire a ripetizione. Ma questa è particolare.
Giulietta e Romeo Perché questa, di storia, ne fa venire subito in mente un’altra, con un paragone letterario forse ardito, ma intrigante: due giovani che si ritrovano a dover fare i conti con una faccenda nella quale i loro sentimenti e i contesti in cui vivono entrano in conflitto. Con i dovuti distinguo, certo, ma fino ad un certo punto, eccoli qui, i ‘Giulietta e Romeo 2014’.
La storia Qui, infatti, si racconta non di una faida familiare, men che meno di una storia tragica che rischia di finire a sorsi di pozioni e stilettate, ma di una faccenda politica che, però, qualche mal di pancia potrebbe procurarlo. Perché i due colombi saranno candidati in liste diverse e dovranno contendersi, almeno al primo turno, dei voti – tra amici, conoscenti e non solo – provenienti da aree non decisamente delimitate.
Giulietta Lei è Angelica Trenta, che ha vinto le ‘municiparie’ a mani basse, che è candidata a sindaco per il Movimento 5 Stelle e le cui quotazioni sono decisamente alte al borsino attuale: giovane, sveglia, decisa senza apparire spocchiosa.
Romeo Lui è Luca D’Abramo che, più modestamente, andrà a caccia di un seggio in consiglio comunale nella lista di Rifondazione comunista e viene definito un tipo in gamba, serio e molto preparato.
L’intreccio Angelica e Luca stanno insieme da ben prima che la giostra elettorale iniziasse a girare e hanno anche condiviso un tratto del percorso politico, poi Giulietta, pardon, Angelica ha scelto il M5S, mentre Luca è rimasto fedele al Prc. Ma quei due palmi di distanza tra cervello e cuore permettono loro, almeno pare, di tenere insieme – e nel contempo separati – ragionamenti e sentimenti.
Le ‘famiglie’ Ma, proprio come nella storia originale, tra i Capuleti-grillini e i Montecchi-rifondaroli c’è chi brontola un po’ e chi più di un po’: questa faccenda della commistione tra il privato e il pubblico, soprattutto perché i confini del ‘bacino elettorale’ di riferimento non è che siano tracciati proprio col filo spinato, viene mal digerita.
Niente balcone Almeno fino ad oggi, comunque, le due famiglie-partito sembrano aver fatto buon viso a cattiva sorte, anche perché nella vicenda originale non era prevista una roba chiamata ballottaggio. Ma c’è soprattutto un dettaglio, per il quale questa storia e quella raccontata da mastro Guglielmo più di cinque secoli fa sono diverse: a palazzo Spada non c’è nessun balcone.
