di Marco Torricelli
Le indicazioni e i consigli, inviati dalla commissione nazionale di garanzia del Partito democratico, non hanno fatto cambiare idea ai dirigenti locali. La lista – che sarà presentata ufficialmente lunedì – resta quella già pronta.
Deroghe e candidati Dalla linea delle ‘due deroghe più una’ non si transige – ha sentenziato la commissione provinciale di garanzia, che ha stabilito che anche il candidato-dipendente comunale, su cui l’organismo nazionale aveva trovato da ridire, resterà in lista. Anche se Rita Castellani, che fa parte della direzione nazionale del partito, ha già annunciato un nuovo ricorso contro questa decisione.
La spaccatura Una decisione che, però, non sarà indolore per il Partito democratico ternano, tanto che ha già provocato una presa di posizione importante: Federica Grimani, unica componente donna, su cinque membri, della commissione provinciale di garanzia, ha deciso di farsi da parte. Proprio dopo la riunione di giovedì.
La commissione Federica Grimani, che di mestiere fa l’avvocato, parla della riunione descrivendola come «un’esperienza difficile». Intanto perché dei cinque membri dai quali è composta «ci siamo ritrovati in tre, il presidente Gianni Polito, Gianni Agostini ed io», racconta Federica Grimani. Ma anche perché «c’è stato poco spazio per il dibattito. La decisione, alla fine, è stata presa a maggioranza, con il mio voto contrario».
Le dimissioni E il voto contrario è stato solo il primo passo. Il secondo, decisamente più significativo, è quello che l’avvocato Grimani – sorella di Leonardo Grimani, sindaco di San Gemini e candidato per un secondo mandato – si appresta a compiere: «Sto scrivendo la lettera con la quale mi dimetto dalla commissione di garanzia – spiega lei – e che invierò domani mattina, magari anticipandola via mail già oggi».
Le motivazioni Inutile chiederle il motivo per cui si dimette: «Credo non sia opportuno che io anticipi a lei – dice Federica Grimani – quello che sarà il contenuto di una missiva indirizzata ai dirigenti di un partito al quale ho aderito con convinzione e che continuo a considerare il mio». Ma le sue parole sono chiare. E pesanti come macigni. Secondo lei, infatti, «lo statuto del Partito democratico parla chiaro, anche se a volte la forma nel quale è stato stilato può apparire complessa» e «non può essere ridotto a carta straccia».
