di Marco Torricelli
La Provincia di Terni non ci sta. E restituisce le ‘bacchettate’ istituzionali, che il sindaco Leopoldo Di Girolamo le aveva rifilato ieri, dopo che il consiglio comunale – nel curioso tripudio di una parte dei consiglieri di maggioranza, a dimostrazione di un imbarazzante clima da ‘resa dei conti’ – aveva deciso di chiedere chiarimenti in relazione alla vendita dello spazio nel quale opera il bar della cascata delle Marmore.
La proprietà Tanto per cominciare puntualizza che «il chiosco è sempre stato di esclusiva proprietà e disponibilità della Provincia di Terni, non essendo compreso nella convenzione sottoscritta» dall’ente e dal Comune di Terni per la gestione della cascata delle Marmore. Ma, soprattutto, che «pur non avendo, in merito, il comune un ruolo sovraordinato rispetto alla provincia, il vice presidente, Vittorio Piacenti d’Ubaldi, ha informato i vertici istituzionali del Comune di Terni delle vicende relative al patrimonio dell’area».
La comunicazione E Vittorio Piacenti d’Ubaldi spiega pure meglio: «Il sindaco, nella seduta di lunedì del consiglio comunale, ha parlato della mancanza una comunicazione formale, ma nessuno può imputarci di non aver, più volte, fin da quando si cominciò a parlare della possibile soppressione delle Provincie, affrontato anche questo problema, come altri». In comune, insomma, non possono dire, di non aver saputo per tempo di quali fossero le loro intenzioni.
La vendita Ma il vice presidente della Provincia vuole anche mettere in chiaro i termini della vendita, premettendo che «a causa delle problematiche finanziarie degli enti locali» nel 2102 fu varato «un piano delle alienazioni, programmando la vendita di tutti i beni immobili non strumentali, tra cui il chiosco della Cascata». Dopo l’approvazione della giunta sono iniziate «le procedure per la vendita dei singoli beni immobili, nel rispetto della normativa vigente e del regolamento dell’ente, comprese le forme di pubblicità richieste dalla normativa stessa. Per il chiosco le procedure di gara si sono concluse a dicembre 2012 con l’aggiudicazione e la sottoscrizione del contratto».
Gli atti Ha suscitato perplessità, però, la cifra alla quale sarebbe stato concluso l’affare: «Sinceramente non vedo perché – spiega Piacenti d’Ubaldo – o, meglio, temo che si faccia un po’ di confusione. Noi abbiamo ceduto il fabbricato e l’area di pertinenza esterna, per un totale di 25 metri quadrati e non certo le licenze commerciali, che sono sempre state di proprietà dei gestori e che sono state rilasciate dal Comune di Terni, al quale invieremo quanto prima tutta la documentazione, così che i consiglieri possano parlare conoscendo gli atti».Ecco fatto, la palla avvelenata torna indietro. Nel campo comunale. Adesso la curiosità sta nel vedere chi andrà a raccoglierla
