«Siamo una rappresentanza di cittadini, molto preoccupati per il presente e il futuro della nostra città». Inizia così la lettera consegnata al presidente del consiglio comunale di Terni Giuseppe Mascio e ai due vice Michele Pennoni (Pd) e Federico Brizi (Fi). Tema al centro del documento il dissesto finanziario, quello che l’amministrazione sta cercando di evitare attuando il piano di riequilibrio pluriennale, bocciato dalla sezione Umbra della Corte dei conti e ora, integrata, al vaglio delle sezioni riunite.
Riequilibrio Comune Terni «La nostra iniziativa non vuole sostituirsi alle funzioni, alle competenze, alle responsabilità delle istituzioni comunali che rispettiamo nel profondo: se abbiamo deciso di intraprenderla non è per la presunzione di poter insegnare qualcosa a qualcuno, ma perché abbiamo chiaro il quadro degli effetti collaterali che una dichiarazione di dissesto o l’utilizzo del fondo di rotazione provocherebbero sulla città». Una questione proposta settimane fa da Gino Venturi, segretario generale della Uil che, non ha caso, è il capofila di questa nuova iniziativa. È stato il numero uno del sindacato a varcare per primo la soglia di Palazzo Spada mercoledì mattina insieme a svariate associazioni, anche di stampo politico come Terni valley. «Automatico aumento delle imposte, tagli ai servizi pubblici, ricadute sulle imprese già fortemente provate, e su quelle nuove che si vorrebbero avviare per contribuire alla ripresa nell’area di crisi ternana». Questi i timori.
Palazzo Spada «Chiediamo a chi ha l’onere di amministrare Terni – questo l’appello – di elevare al massimo l’impegno per trovare la soluzione meno pesante possibile alla problematica condizione finanziaria del Comune, rinviando a fase successiva la normale dialettica politica». L’invito dunque è rivolto tanto alla maggioranza quanto all’opposizione. «Ci appelliamo ai consiglieri comunali di Terni perché si riuniscano, nelle forme che vorranno, ‘cum clave’. Chiediamo che ognuno si impegni a mettere sul tavolo ogni idea e ogni proposta per ridisegnare un piano di riequilibrio di più lungo termine, ampiamente condiviso, che scongiuri le durezze automatiche, sicure, inique dovute agli atti conseguenti al commissariamento del Comune, all’utilizzo del fondo di rotazione. Chiederemo poi a ogni consigliere di dare conto alla città del proprio operato perché nel consesso del Consiglio comunale ogni membro la rappresenta e ad essa deve rispondere con la propria coscienza e con i propri atti».
