Dario Guardalben

di Marco Torricelli

La faccia. Dice Dario Guardalben: «Io mi metto in gioco e ci metto la faccia, perché sono tra coloro che vogliono davvero cambiare la città. Lancio un appello, che vuole essere positivo e di speranza. Poi vediamo chi ci sta».

Candidatura Quella del coordinatore comunale del Pdl, che mercoledì ha presentato un libro – piccolo, ma interessante – nel quale sintetizza, già dal titolo ‘La buona città’, quelle che sono le sue idee su come costruirla, quella città, non è «un’autocandidatura – dice – in vista delle elezioni amministrative del 2014, ma è molto di più». E spiega: «Io credo che sia giunto il momento in cui le persone per bene facciano una scelta chiara e lancio alcune idee e proposte. Le offro al confronto che, spero, possa comunque essere utile a Terni».

Il partito Prima di tutto sarà interessante capire come reagirà il suo partito, il Pdl, a questa sortita: «Ma la mia non è certo una provocazione o una sfida – dice Guardalben – o, almeno, non lo è nei termini che si è soliti usare. Io, insisto, sono certo che sia necessario ripartire dalle idee e su quelle confrontarsi». E se il Pdl decidesse di puntare su qualcun altro, per tentare la scalata alla poltrona di sindaco? «Ripeto che qui non si sta ragionando di poltrone o scranni, qui si parla del futuro della città e di chi lo ha davvero a cuore»

Le scelte In prima fila, ad ascoltare Gardalben c’è Raffaele Nevi ed è inevitabile pensare che il 4 ottobre, quando nel direttivo regionale del Pdl si parlerà delle scelte da fare in tema di candidati, la sua sarà una delle tesi che avranno maggiore rilevanza. A lui, si dice, non dispiacerebbe se il partito puntasse su una donna, con esperienza politica e buoni rapporti a livello nazionale. Un identikit che corrisponde ad un nome preciso: l’ex senatrice Ada Urbani.

L’alternativa Il Pdl, però e non è un mistero, è alle prese anche con un’altra partita: quella che – almeno una parte del partito – vorrebbe giocare affidandosi ad un ‘capitano’ diverso. Quel Franco Todini sul quale, si dice, potrebbero convergere le attenzioni e i voti anche di una parte dell’attuale centro-sinistra. Ma che non avrebbe il consenso interno unanime e, anzi, potrebbe essere foriero di più di una frizione: «Ecco, vede – conclude Guardalben – io e proprio a questo modo di intendere la politica che non penso. Io, ribadisco, voglio lavorare per la mia città cosa che peraltro ho sempre fatto». Poi, come dice lui, vedremo chi ci sta.

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