di Fabio Toni
Dopo la vicenda dei Boc, un’altra grana contabile si abbatte su palazzo Spada. La procura regionale della Corte dei conti, attivata da un esposto di alcuni consiglieri di minoranza, ha spedito trentuno ‘inviti a produrre deduzioni’. Destinatari, tutti i membri della giunta, diciannove consiglieri di maggioranza e un dirigente comunale.
Il mutuo Nel mirino della magistratura contabile c’è finito un mutuo di 500 mila euro contratto nell’ottobre del 2010, per «urgenti lavori di ripristino in seguito alle forti precipitazioni atmosferiche». La tesi della procura è che quei soldi siano stati utilizzati per semplici manutenzioni ordinarie, legate sì alle precipitazioni (sistemazione di buche stradali, rimozione di frane e detriti, taglio di rami pericolanti), ma non tali da giustificare la variazione di bilancio ottenuta attraverso l’erogazione del prestito.
Danno erariale Negli atti spediti agli amministratori e ai tecnici coinvolti, la magistratura contabile dell’Umbria, oltre a spiegare il proprio punto di vista, ipotizza un danno erariale pari a 362 mila euro. Soldi che, sempre per la procura, dovranno essere restituiti di tasca propria dalle persone coinvolte. Le sanzioni vanno da 54 mila euro a poco meno di 3 mila a testa, in proporzione ai compensi percepiti durante i mesi in cui sono state approvate le delibere ‘incriminate’.
L’indagine Su disposizione della procura regionale della Corte dei conti, la guardia di finanza di Terni, attraverso il proprio nucleo tributario, ha eseguito verifiche e indagini, acquisendo documenti, relazioni e pareri relativi al finanziamento. Nel faldone consegnato lo scorso ottobre ai magistrati, sono state raccolte anche le fatture emesse dalle nove ditte incaricate di eseguire i lavori post-alluvione.
L’accusa Nella sostanza, l’accusa è di aver finanziato in maniera illegittima, ovvero tramite un mutuo di 500 mila euro contratto con la Cassa depositi e prestiti, i lavori eseguiti dopo l’alluvione dell’autunno 2010. Incarichi che sarebbero stati affidati direttamente alle aziende, senza passare attraverso gare di appalto. Nulla di strano se gli interventi avessero avuto il carattere di ‘somma urgenza’. Ma per la procura contabile si è trattato di interventi per lo più a «carattere ordinario» e «finalizzati al ripristino dello stato originario dei luoghi e delle opere». Ora gli amministratori e i tecnici coinvolti nell’indagine hanno quattro mesi di tempo per chiarire la propria posizione, attraverso deduzioni e deposizioni ai magistrati della corte dei conti.
