Quantcast
venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 13:30

Su Facebook in un mese i candidati hanno speso (spesso male) 52 mila euro. Tesei e Salvini in vetta

L’analisi con tutte le inserzioni sponsorizzate: centrodestra surclassa avversari. Preziosi: «In moltissimi casi soldi buttati»

I post sponsorizzati sono una delle ‘armi’ preferite dai candidati

di Daniele Bovi

Alzi la mano chi in queste settimane non ha avuto la bacheca Facebook invasa dai santini di molti dei 369 candidati al consiglio regionale. Il perché è abbastanza semplice: negli ultimi tre mesi in Umbria sono stati spesi per sponsorizzare post di diverso tipo oltre 84 mila euro, e una larghissima parte di questa cifra riguarda inserzioni elettorali. I dati si possono ricavare dalla «Libreria inserzioni» del gigante guidato da Mark Zuckerberg, cioè dallo strumento lanciato da qualche mese con l’obiettivo di aumentare il grado di trasparenza di un settore – quello delle sponsorizzazioni – che diventa ancora più delicato durante le campagne elettorali. Degli 84 mila euro ben 62.175 sono stati spesi negli ultimi – cruciali – 30 giorni di campagna elettorale; dato che colloca l’Umbria al quarto posto in Italia.

Zuck incassa e ringrazia L’analisi dei numeri mostra chiaramente che è stato il centrodestra a fare la parte del leone. La pagina ufficiale di Matteo Salvini, parte della «Bestia» guidata da Luca Morisi, dal 24 settembre al 23 ottobre ha investito qualcosa come 9.389 euro, mentre quella di Donatella Tesei (13esima a livello nazionale per soldi spesi) 7.693 e 8.735 dal 26 luglio. Restringendo l’analisi all’ultimo mese dopo di loro ci sono la leghista Paola Fioroni (4.140 euro), la capolista della civica di Tesei Paola Agabiti (3.307) e il leghista Daniele Carissimi 2.142 (ma il totale da marzo è di 10.231 euro). Il primo nome dal fronte del centrosinistra è quello del dem Tommaso Bori (1.710 euro), seguito dalla meloniana Michela Sciurpa (1.515), dal leghista Giulio Villani (1.376) e dal dem altotiberino Michele Bettarelli (1.319). Vincenzo Bianconi, piombato nella competizione il 22 settembre, poco più di 1.300 (tre le campagne al momento attive); cioè meno di quanto hanno speso per le comunali di Foligno i due principali candidati sindaco. Quanto al capolista di «Bianconi presidente», Andrea Fora ha investito mille euro.

I numeri Facebook mette a disposizione un dettagliato report dal quale risultano, negli ultimi 30 giorni, 1.037 diversi inserzionisti, dalle aziende alle associazioni fino alle istituzioni. Per quanto riguarda le cifre, gli investitori vengono divisi da Facebook in due categorie: quelli che hanno speso più di cento euro e quelli che si sono fermati sotto questa soglia. I primi sono 78 e di questi solo 14 sono aziende come Coop, associazioni come ActionAid o istituzioni come la Commissione europea che, in tutto, superano di poco i 2 mila euro. I restanti 64 negli ultimi 30 giorni hanno permesso a Facebook di incassare 52.315 euro. Al di là dei casi delle pagine di Salvini e Tesei è complessivamente tutto il centrodestra ad aver speso di più: come mostrato sul suo profilo dal blogger e autore Massimo «Azael» Santamicone, tralasciando chi ha speso poche decine di euro i candidati del centrodestra (esclusa la pagina di Salvini) negli ultimi 90 giorni hanno investito 45.831 euro contro i 10.301 di coloro che sostengono Bianconi. Quanto alle interazioni (like, commenti e così via) sotto i post dei due candidati presidente più importanti, nonostante la disparità in termini di investimenti e fan, sono in misura maggiore sotto quelli dell’alfiere del cosiddetto patto civico; ma questo, al netto dei profili fake, è solo un dato numerico visto che andrebbe valutato il sentiment (positivo o negativo) che le interazioni esprimono.

I cugini della campagna (social) Fin qui i numeri. Ma almeno le risorse sono state spese in modo efficace? Nella stragrande maggioranza no secondo un esperto del settore come Luca Preziosi: «Salvo rare eccezioni molta gente – spiega a Umbria24 – ha semplicemente buttato soldi perché non ha ragionato per obbiettivi e cluster tematici. Pochissimi hanno avuto una strategia e tutto si è risolto nello sponsorizzare post a casaccio». Contenuti peraltro non ottimizzati: «Spesso c’era molto testo e a Facebook questo non piace, dato che predilige le immagini e formati specifici per obbiettivi specifici. In certi casi la resa è stata ridicola se commisurata al forte investimento». Un altro problema è il target dato che selezionare una platea indistinta (400 mila sono gli umbri iscritti al più popolare dei social network) senza ragionare per interessi delle persone significa buttare soldi e, cosa non secondaria, intasare le bacheche degli umbri con contenuti non interessanti per loro e che, vista la sovrabbondanza di post sponsorizzati e santini, passano oltre senza neanche vederli o leggerli. «È il risultato – conclude Preziosi – di un lavoro fatto nella maggior parte dei casi da non professionisti». Citando l’immortale Elio, «da mio cugggino».

Twitter @DanieleBovi

I commenti sono chiusi.