di C.F.
Twitter @chilodice
Dante Andrea Rossi, candidato sindaco della coalizione di centrosinistra, ha 41 anni e in tasca ha un diploma conseguito al liceo classico Pontano Sansi, prima di trasferirsi a Perugia dove ha frequentato la facoltà di Giurisprudenza senza, per il momento, conseguire la laurea. Rossi è un istruttore amministrativo, fin da giovanissimo si è impegnato nel sociale e nella politica, che considerata le sue grandi passioni. Nel 2009 è stato eletto in consiglio comunale e nominato vicesindaco del Comune con delega, tra le altre, allo sport. Alla fine del 2010 si è dimesso dall’incarico amministrativo ed è diventato membro della segreteria regionale del Pd e anche segretario provinciale, incarico che gli è stato riconfermato alla fine del 2013. Tra gli hobby ci sono il cinema, la lettura e l’attività fisica.
Prima di tutto, cosa l’ha spinta a candidarsi a sindaco in un momento così complesso per la città?
Non si può restare indifferenti ai problemi della nostra città, soprattutto in questa fase di particolare difficoltà per noi come per tutti gli italiani. Mi tranquillizza il fatto che non sarò solo. In queste settimane ho toccato, ancor più da vicino, il dramma della crisi economica e sociale che stiamo attraversando, ma ho incontrato anche tanta voglia di impegnarsi. C’è un grande bisogno di unire queste tante disponibilità, intelligenze e competenze per cambiare Spoleto e darle un futuro migliore. Questa è la strada che percorrerò ogni giorno da sindaco.
Subito dopo le elezioni occorrerà fare i conti con partite complesse: buco di bilancio e Piano regolatore generale. In breve quali sono le azioni che intende varare.
Il buco di bilancio non è assolutamente quello che qualcuno vuol far credere. Un anno fa i consiglieri comunali di opposizione parlavano di 12-15 milioni di euro. In realtà il disavanzo si è dimostrato poco superiore ai 9 milioni. Il tempestivo intervento dell’amministrazione comunale ha ridotto il buco a 5.7 milioni di euro, dei quali solo un milione riguarda la gestione dei servizi ai cittadini. Questi sono i dati ufficiali del bilancio consuntivo 2013 approvato dal Consiglio Comunale con il parere favorevole del collegio dei revisori dei conti. Se questo quadro si confermerà, i cittadini non dovranno sostenere sacrifici enormi per risanare il Comune. Mi spiego: sul totale di 5.7 milioni, circa 4. 7 riguardano la spesa per gli investimenti, quindi il piano di rientro per la gestione delle spese correnti è andato ben oltre le previsioni. Ciò significa che ai cittadini chiederemo molti meno sacrifici di quelli che l’opposizione vorrebbe far credere. Sto parlando della possibilità concreta di mettere mano ai regolamenti di Imu, Tasi e Tari, le nuove tasse che vanno a sostituire quella sulla casa, sull’immondizia e sui servizi alla collettività. Sono convinto che la pressione fiscale sia arrivata a un livello insostenibile, ma con i dati attuali possiamo alleggerirla a vantaggio delle imprese e delle famiglie. Questa è una delle prime cose che faremo, ma c’è una questione che deve essere chiara: Spoleto per tornare a investire e crescere ha bisogno di attrarre le risorse europee. Per fare questo servono idee e progetti soprattutto da parte dei privati perché al mondo delle imprese è destinata una fetta di denaro molto più grande di quella per i Comuni. Noi faremo del tutto per stimolare, sostenere e agevolare i commercianti, gli artigiani, gli agricoltori e gli industriali, ma chiediamo alle loro associazioni di categoria di fare la propria parte.
Per il Prg l’idea che ci guida è “costruire meno costruire meglio”, ne faremo uno nuovo prevedendo uno sviluppo della città armonico e sostenibile con più luoghi di aggregazione e di relazione, più spazi verdi, più impianti per i giovani e lo sport, più salvaguardia del paesaggio e dell’agricoltura. Non ha senso mantenere un Piano che è stato fatto pensando ad una città di 50 mila abitanti. Se sarò eletto ricalcoleremo il valore dei terreni edificabili che è sicuramente sproporzionato e fuori mercato perché la stima risale ai primi anni 2000. Ciò significa diminuire le tasse: meno Imu per i cittadini che possiedono terreni edificabili, per gli imprenditori che vogliono ampliare o costruire contenitori per nuove attività, ma significa anche non negare la possibilità di nuove case ai figli. Parliamo di riduzioni sostanziose perché le prime stime che abbiamo fatto ci danno diminuzioni del valore e quindi delle tasse dal 20 al 30% a seconda dell’ubicazione dei terreni (più o meno periferici rispetto alla città).
Spoleto è oggettivamente una città a vocazione turistica, ritiene che sia questa la vera sfida da vincere per centrare la ripresa economica? Con quale strategia?
Non vi è dubbio: cultura e turismo sono la nostra risorsa principale, ma il punto è che possono diventare il motore dello sviluppo di Spoleto solo se metteremo a sistema tutto quello che di buono e positivo la storia, la natura, le tradizioni e le competenze ci hanno consegnato come nel caso del lavoro fatto per il riconoscimento Unesco. La bellezza di Spoleto è straordinaria, ma bisogna, innanzi tutto, farne opportunità concrete per lo sviluppo. Stesso discorso per gli eventi culturali e l’enogastronomia. Faccio un esempio: se continuiamo ad isolarci, come pensiamo di poter far crescere la nicchia del turismo spirituale? Abbiamo la Montagna Sacra di Monteluco e importantissime testimonianze di S. Francesco, ma abbiamo mai tentato di fare sistema con Assisi, con Cascia e con Norcia? Io dico di no. E allora dobbiamo cominciare a puntare sul turismo spirituale sfruttando la posizione strategica di Spoleto che è centrale per chi da Roma va verso Assisi o verso la Valnerina. Ma non basta perché oggi siamo posizionati soprattutto sul turismo culturale. Per accedere ai grandi numeri del turismo spirituale dovremmo, per esempio, ricalibrare tutta l’offerta turistica della città insieme agli operatori (tour operator, albergatori, gestori dei servizi collegati). Tutto ciò richiede intelligenza, apertura e disponibilità e l’abbandono di sterili demagogie. Ci sono candidati sindaco che in questa campagna elettorale vanno ripetendo che grazie al turismo in pochi anni potremo dimezzare la disoccupazione fino ad azzerarla. Io credo che dobbiamo stare con i piedi per terra facendo rete e sistema con gli operatori privati, con i comuni limitrofi e con la Regione. E’ una strada che percorreremo con coerenza e costanza ogni giorno ricominciando dai segnali seri che ci sono arrivati in questi anni. Non guardiamo solo il Festival e il Teatro Lirico che sono eccellenze innegabili da valorizzare, ma per esempio, guardiamo a come consolidare e mettere a sistema le tante sinergie che hanno prodotto i risultati di Don Matteo, del turismo Sportivo e di Spoleto a Colori. Insomma Spoleto può vivere tutto l’anno andando oltre il Festival e il Comune farà la sua parte: una città più pulita e accogliente, più cestini per separare e recuperare i rifiuti, informazioni almeno in due lingue (italiano e inglese), spazi verdi curati, segnaletica in formato europeo. Inoltre dobbiamo insistere su opportunità a portata di mano come la strada tracciata da Vincenzo Cerami per fare di Spoleto una seconda Edimburgo o quella di nuove idee come Spoleto capitale del medioevo Umbro. Se lo facciamo avremo molte più possibilità concrete per ambire ad essere parte attiva nel sogno di Perugia e Assisi per la Capitale europea della Cultura.
La rivitalizzazione del centro storico non è più prorogabile, quali sono i primi passi da compiere?
Ripartiremo dal regolamento fatto dalla amministrazione attuale per le agevolazioni alle nuove attività che si insediano nei centri storici, sia della città che del territorio comunale. Intensificheremo misure e soluzioni per promuovere e agevolare il commercio e l’artigianato, ma non saranno misure assistenziali sine die, anche perché se riparte il turismo riparte Spoleto. Ricollegheremo i borghi e i castelli alla città storica perchè sono ricchezze egualmente importanti. Nella fase di avvio è innegabile che bisogna sostenere e facilitare, ma bisogna avere anche il coraggio di dire basta a nuovi centri commerciali. Faremo un patto chiaro e di impegni reciproci con le categorie del lavoro per rilanciare il centro. Il secondo punto, anche se in realtà non si deve parlare di due punti ma di azioni sinergiche, riguarda le politiche per i residenti. Anche per loro più agevolazioni, ad esempio per i parcheggi o per l’accesso ai varchi della Ztl dove non ha senso continuare a multare il residente che ha dimenticato il rinnovo del pass: basta una verifica incrociata con l’anagrafe e se non ha cambiato residenza non si deve arrivare ad emettere 10 multe. Sempre per il ripopolamento attiveremo meccanismi che lo favoriscano quindi: più case per le giovani coppie a canone concordato e riserve nella graduatoria dell’edilizia residenziale pubblica.
Lavoro. Ci sono vertenze pesanti per il futuro del territorio, a cominciare da quella ex-Pozzi, in qualità di sindaco come tenterebbe di governare queste delicate fasi?
Il Comune deve fare tutto quello che può, con chiarezza e con un impegno che deve essere straordinario perché è straordinaria l’emergenza. Intanto come si sa la questione è in mano al giudice e dipende molto dal trovare o meno imprenditori, gruppi o cordate disposte ad intervenire. Durante queste settimane di campagna elettorale, e prima ancora da segretario provinciale del Pd, in ogni occasione ho fatto di tutto per stimolare un tavolo nazionale di crisi per la ex Pozzi. Sono quotidiani i contatti con i lavoratori e con la presidente Marini, ma resta il fatto che se non intervengono risorse ed idee imprenditoriali fresche dovremo fare del tutto, una volta eletti, per stare ancor più vicini ai lavoratori e alle loro famiglie impegnandoci da subito per riconvertire e rioccupare. Gli operai non hanno alcuna intenzione di mollare, sono pronti a sacrifici inimmaginabili per difendere il loro lavoro, per continuare a dimostrare che nel campo della ghisa e dell’alluminio hanno pochi rivali. Consideri quanti sacrifici hanno fatto fino ad oggi affrontando mesi e mesi senza stipendi, prima di ricevere anticipi e saldi. Noi dobbiamo fare di più per loro, con più determinazione ad ogni livello.
Perché un elettore dovrebbe votarla?
Perché farò una amministrazione di persone competenti disposte a lottare per il cambiamento, perché mi spenderò ogni giorno per pacificare questa città litigiosa e divisa e per toglierla dall’isolamento che vive da troppi anni. Perché sono convinto che solo trasformando Spoleto in un grande laboratorio di idee si lancerà verso il futuro una città migliore dell’attuale.Perché per far crescere Spoleto servono risorse e investimenti e solo il Pd e il centrosinistra possono garantire relazioni stabili ed efficaci per attrarre le risorse europee dialogando con la Regione, con il Governo di Matteo Renzi e con quello dell’Europa che verrà. Gli spoletini il 25 maggio possono scegliere: tra chi ha emarginato Spoleto e come Brunini faceva già l’assessore in comune 44 anni fa, prima che io nascessi. Chi come Cardarelli, rappresenta Angelino Alfano e uomini della destra storica locale che sono stati protagonisti di una litigiosità e metodica del confronto che nella Bps come in Comune ha prodotto i risultati che abbiamo visto. Chi come Grossi, che non conosce la città di Spoleto, ma come il Berlusconi degli anni d’oro, promette di dimezzare e azzerare la disoccupazione in 5 – 10 anni. Chi vota per me e per il Pd saprà sempre dove ritrovarci per richiamarci agli impegni presi, chi vota per i populisti, per il vecchio o per le false liste di destra, vota per le parole vuote che per 20 anni hanno bloccato questo Paese. Il voto a tutti questi è un voto perduto. Io cambierò le cose senza perdermi nella rabbia sterile, ma con la qualità delle idee e con la sfrontatezza della gioventù.
INTERVISTA AL CANDIDATO SINDACO MASSIMO BRUNINI
INTERVISTA AL CANDIDATO SINDACO MAURA COLTORTI
INTERVISTA AL CANDIDATO SINDACO GUIDO GROSSI
INTERVISTA AL CANDIDATO SINDACO GIAMPAOLO EMILI
