di Marta Rosati
Si erano dati 48 ore, quella del 2 maggio era considerata la data x, l’ultima utile per decidere il candidato sindaco in modo di avere almeno il tempo necessario alla formazione della lista col simbolo del Pd. Mercoledì sera però il partito di via Mazzini non ha scelto e nulla di ciò appare più scontato. Come noto, in un contesto difficilissimo e dopo un «sogno» naufragato col passo indietro di Massimo Piccioni, erano ancora i due segretari, Sara Giovannelli del comunale e Paolo Silveri del provinciale, ad avere mandato di individuare una nuova soluzione a stretto giro. All’assemblea si sono presentati con due nomi: il 72enne Paolo Angeletti e il 57enne Nicola Romito; la proposta di votare per l’uno o per l’altro si è rivelata boomerang.
Pd ancora senza candidato Nicola Romito è un imprenditore di 57 anni, nato a Rivisondoli (in provincia di L’Aquila), ha alle spalle una carriera manageriale ai massimi livelli del mondo creditizio e finanziario e dall’inizio del 2016, è tornato a Terni dove avrebbe più o meno sempre vissuto, si è reso disponibile per una candidatura civica tra i democratici. Il suo nome è spuntato a poche ore dall’assemblea delle 21; tra i democratici, moltissimi ammettono di non conoscerlo affatto. La Giovannelli specifica poi una cosa, che inevitabilmente aggrava la situazione del manager 57enne agli occhi di chi potrebbe affidargli l’onere di correre per le amministrative: «Ha un procedimento penale pendente a suo carico». Quasi tutti storcono il naso. Paolo Angeletti, 72 anni, stimato ingegnere e già presidente dell’Ater e del comitato tecnico scientifico per il terremoto del 1997 in Umbria, è invece un volto noto tra i dem , uno che si è messo a disposizione dei piccoli Comuni del Ternano anche di recente a seguito del terremoto del 2016.
Romito, Angeletti o un dem puro A rompere il ghiaccio dopo la coppia di nomi messa sul tavolo sono gli iscritti Pd più irritati: «Arrivare stasera e chiederci di votare su una o l’altra proposta, quando manca un mese al voto è veramente inopportuno, la certezza di spaccarci di nuovo». Tra questi Massimo Leopoldi, Antonello Fiorucci, l’agguerrita Daniela Pimponi e Leonardo Patalocco che piovono accuse poi sul metodo: « Si sta mettendo a rischio la dignità, l’onorabilità, la storia storia e il futuro del Pd. Lo statuto prevedeva primarie aperte, invece nulla. Oggi in modo irrituale si arriva alla proposta di questa sera con un percorso di strappo e di vertice, decisamente irricevibile». È in quel momento che diversi dell’assemblea hanno dichiarato il non voto e rimesso in campo l’ipotesi di spendere una figura interna al partito, con riferimento a Sandro Corradi e Sandro Piccinini come i più quotati. Poi la rivelazione di Saverio Lamanna: «Cercavamo un candidato civico, ho detto 25 giorni fa che Paolo Angeletti si sarebbe potuto mettere a disposizione. Oggi conferma e noi facciamo una controproposta qui dentro perché tale sconosciuto Romito fa dire al Messaggero ‘Io sono pronto’? Siamo una gabbia di matti». Nello stesso giorno Valeria Masiello: «Dopo lunga e tormentata riflessione, mi trovo costretta a rassegnare le mie irrevocabili dimissioni da tutti gli organismi dirigenti e dal Partito Democratico stesso. La decisione è scaturita dall’ennesima prova di totale esautorazione degli organismi dirigenti, poiché, come membro della segreteria provinciale non sono stata coinvolta nelle decisioni e passaggi inerenti la scelta del candidato sindaco e come membro della direzione, sono stata ascoltata solo nella giornata di sabato».
Pd Terni, atteso pomeriggio di fuoco «Siamo divisi, ci tireremmo le scarpe contro, a livello nazionale c’è un ex segretario che invece di starsene al suo posto detta la linea del partito, a livello regionale non ce l’abbiamo affatto un segretario e al livello locale è ovunque guerra interna». Questa la premessa che anima invece gli interventi verso la fine della riunione quando l’ex Sindaco Leopoldo Di Girolamo e pure Silveri insistono sulla necessità di una figura esterna e contestano chi invoca ancora le primarie: «Non hanno mai unito». il vicepresidente della Regione Fabio Paparelli ha chiesto, nonostante tutto, «un po’ di entusiasmo. Cercavamo una figura autorevole, un percorso in tal senso è stato fatto, ora si arrivi ad una candidatura unica e affrettiamoci a vederci di nuovo per la composizione della lista». Il consigliere Brega ha chiesto: «Che la candidatura sia condivisa, serve assolutamente unità e non nuove divisioni. Votare perché? Ci sono forse gelosie di paternità dei candidati?». Brega ‘stuzzica’ e la risposta è un nulla di fatto. Giovannelli e Silveri non fanno un unico nome da mettere in votazione (per cui il garante dice basterebbe la maggioranza dei presenti), mentre alle una di notte l’aula pian piano si svuota. Manca il numero legale per procedere a scrutinio segreto sui due nomi e se anche si proponesse un solo nome, non sarebbe legittimato visto l’esiguo numero dei presenti: l’assemblea è sospesa, riprenderà giovedì alle 17.30.
@martarosati28
