«Forte preoccupazione per l’iniziativa menzionata dal cda di Umbra Acque». E’ questo il cuore della mozione presentata da 13 consiglieri di maggioranza a proposito del ventilato progetto di sdoppiamento di Umbra Acque, la società che gestisce il servizio idrico integrato in 38 comuni dell’Umbria. La mozione è stata approvata lunedì pomeriggio dal Consiglio comunale di Perugia con 23 voti a favore e un astenuto. I 13 proponenti la mozione, dunque, hanno espresso forte preoccupazione per l’iniziativa menzionata da parte del cda di Umbra Acque, ritenendo l’operazione poco chiara nel merito e nel metodo: nel merito perché non risulta essere stato approntato alcun piano industriale; nel metodo perché appare del tutto improprio che un cda, scaduto e in regime di prorogatio in attesa dell’approvazione del bilancio, assuma decisioni così importanti.

La preoccupazione della maggioranza
Stante ciò i 13 firmatari hanno chiesto al sindaco, con la mozione, di bloccare subito la procedura di scissione in due rami di Umbra Acque per avviare un immediato confronto su tale ipotesi con l’azienda ed il Consiglio comunale. Il dibattito è stato aperto dal capogruppo Prc Emiliano Pampanelli il quale ha ricordato che i vertici di Umbra Acque hanno confermato in Commissione che manca un piano industriale dell’azienda per prendere decisioni importanti. «Al contrario è poi emersa la volontà precisa – ha spiegato Pampanelli – di procedere a questa operazione di scissione così delicata. Questa appare come una evidente contraddizione e, soprattutto, una palese presa in giro nei confronti del Consiglio, a conferma che le decisioni basilari per la città vengono prese bypassando l’assise perugina. Quello che sta facendo Umbra Acque, peraltro, non ha niente a che vedere col miglioramento del servizio o la diminuzione delle tariffe, ma è solo una mera speculazione».

Neri: comportamento irriguardoso dell’azienda D’accordo con Pampanelli si è detto il capogruppo PdCI Pierluigi Neri, secondo cui i rappresentanti di Umbra Acque in Commissione «hanno avuto un comportamento irriguardoso verso noi consiglieri. Non è più sopportabile subire scelte che avvengono fuori dalle sedi istituzionali, imposte da manager superpagati che non fanno gli interessi pubblici». «non crediamo che sia un’operazione positiva – ha detto infine il consigliere dell’Idv Stelvio Zecca – far entrare un soggetto privato all’interno di una società pubblica che si occupa di acqua. Sarebbe pericoloso soprattutto perché si rischierebbe di far aumentare le tariffe a scapito dei cittadini e per meri interessi di guadagno».

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