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martedì 18 maggio - Aggiornato alle 03:53

«Sono convintamente antisemita»: bufera sul sindaco di Gualdo Cattaneo per la gaffe dopo il no a cittadinanza a Segre

Enrico Valentini ripete più volte il termine durante il Consiglio comunale. Poi si scusa: «È stato un lapsus contrario»

Enrico Valentini

Un “lapsus contrario” come lo ha definito lui stesso. Fatto sta che quel ripetere «sono convintamente antisemita» proprio durante la discussione in Consiglio comunale sulla cittadinanza onoraria a Liliana Segre, sta causando una bufera sul sindaco di Gualdo Cattaneo, Enrico Valentini.

«Convintamente antisemita» Il video, pubblicato da Repubblica, mostra i passaggi in cui Valentini si dice contrario al conferimento della cittadinanza alla senatrice Segre e, spiegandolo, dice più volte di essere «convintamente antisemita». La registrazione è del 16 aprile, durante la seduta online del Consiglio cittadino in cui si discuteva la mozione presentata dal gruppo di opposizione di centrosinistra “Territorio Comune”.

No a cittadinanza Segre Tra le motivazioni del suo no alla cittadinanza a colei che, sopravvissuta all’Olocausto, è diventata simbolo vivente di quell’orrore che purtroppo molti tendono a dimenticare. Il sindaco ci tiene a sottolineare che non c’è pregiudizio politico, ma contestava il fatto che Segre non avesse nessun legame con Gualdo Cattaneo. E tiene a sottolineare che se, invece, si fosse votato per «per Gualdo Cattaneo città antisemita» lui non avrebbe opposto problemi. Evidentemente voleva dire “antifascista” ma dalla sua bocca questa parola non esce mai, neppure quando si scusa. Esce a ripetizione, invece, la parola sbagliata, tragicamente sbagliata. E quando qualcuno glielo fa notare dice che è stato un “lapsus contrario”. «Mi scuso – dice – se è stato interpretato male, è esattamente l’opposto».

Bufera social Da qui la bufera prima sui social, tanto che nella serata di giovedì il suo profilo Facebook viene sommerso di commenti. Poi finisce nel mirino di commentatori come Andrea Scanzi e ovviamete della satira, come quella del Trio medusa in ‘Chiamate Roma Triuno Triuno’ di venerdì mattina che inscenano uno spot sull’Umbria basato sulla gaffe di Valentini. Ma c’è anche chi si spinge a chiedere dimissioni, non credendo al lapsus.

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