«La decarbonizzazione è diventata un vincolo ineludibile e un criterio di preferenza nell’ambito dell’avviso che ha riavviato le procedure di gara per la cessione del compendio
aziendale. Sono giunte dieci offerte, due delle quali riguardano l’intero complesso aziendale,
e danno concreto sviluppo agli obiettivi ambientali con il passaggio dalla produzione dai
forni a caldo ai forni elettrici, e i prossimi passi non saranno facili» Così a proposito della delicata fase per l’ex Ilva di Taranto, riferendo alla Camera, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso che, a proposito di acciaio verde, ha detto: «Quanto questo Governo ha siglato con gli enti locali ha tracciato, in modo definitivo e irrevocabile, la via della piena decarbonizzazione, ponendo le basi per una siderurgia green in linea con quanto già fatto con successo per i siti di Piombino e Terni, ora finalmente in fase di rilancio».

Acciaio «Siamo il Paese – ha proseguito il ministro – che guida il fronte delle nazioni che chiedono un riesame anticipato e complessivo del Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, con l’obiettivo di tutelare la competitività delle industrie ad alta intensità energetica rivedendo il meccanismo del décalage delle quote di emissione. Allo scorso Consiglio competitività industriale dell’Unione abbiamo sottoscritto un documento di indirizzo insieme ai colleghi francesi e tedeschi in preparazione dell’atteso varo della strategia europea per la decarbonizzazione industriale e il sostegno alle imprese energivore.
Poco fa è giunta la notizia che una delle nostre proposte è stata accolta dal commissario Séjourné, che ho incontrato lunedì in Consiglio, il quale ha annunciato che l’Unione europea finalmente predisporrà uno scudo per fermare la marea di acciaio che sta inondando l’Europa con il dimezzamento delle quote e il raddoppio dei dazi sui volumi eccedenti. Questa è politica industriale: intervenire laddove ci sono i problemi, laddove derivano i problemi, e svilupparla anche in Italia. Siamo attenti a tutte le proposte che possono consentirci di meglio indirizzare le risorse in questa importante sfida alla decarbonizzazione nella siderurgia italiana».

Le perplessità Dem «Signor ministro – la replica di Ubaldo Pagano del Pd – la sua risposta non ci soddisfa e il vostro atteggiamento ondivago, che avete avuto in questi ultimi tre anni, purtroppo, è la riprova più plasticamente drammatica in questa vicenda. Avete traccheggiato e perso tempo mentre lo stabilimento più grande, quello di Taranto, colava a picco.Che la situazione sia andata oltre il drammatico – ha detto ancora il deputato Dem – lo dimostra l’esito della gara: 10 offerte presentate, di cui, come lei ha detto, due sole per il complesso aziendale; due offerte, peraltro, da parte di operatori che non sono soggetti  industriali, ma fondi di investimentosenza alcuna esperienza e competenza nel mondo siderurgico. E allora, il presagio di una nuova speculazione è dietro l’angolo. La fabbrica è a pezzi e i lavoratori sono giustamente in rivolta per una richiesta di aumento di cassa integrazione che arriva fino a 4.500 unità. In sostanza, in tre anni il Governo è stato capace semplicemente di dire nulla, e a volte anche tutte le vostre rassicurazioni e promesse fatte agli enti territoriali che vi hanno firmato il preaccordo, in realtà, sono rimaste lettera morta. E allora c’è poco da fare.  L’unica soluzione, ad oggi, anche per colpa dei vostri tentennamenti, è la nazionalizzazione dell’acciaio: mettere sul piatto risorse pubbliche e affidarle a Cassa depositi e prestiti o a qualunque altro soggetto pubblico in grado di bonificare e decarbonizzare».

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