«Spettacolo dal vivo condizionato da scelte poco trasparenti e non condivise». Questa l’accusa che sette Regioni, tra cui l’Umbria, hanno lanciato contro il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, esprimendo «preoccupazione e sconcerto» per l’attuale situazione del sistema italiano «aggravato» dalle recenti scelte del ministero della Cultura (Mic) che «rischiano di compromettere principi fondamentali come pluralismo, trasparenza e co-responsabilità istituzionale».

Il documento è stato firmato dagli assessori Lucia Fortini (Campania), Gessica Allegni (Emilia Romagna), Viviana Matrangola (Puglia), Eugenio Giani (Yoscani), Ilaria Portas (Sardegna), Tommaso Bori (Umbria) e Jean Pierre Guichardaz (Valle D’Aosta). Tutti loro, con una nota congiunta, evidenziano come «la recente pubblicazione dei decreti di assegnazione dei contributi del Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo sono divenuti evidenti gli effetti del decreto ministeriale 463 del 23 dicembre 2024, che ha ridefinito i criteri di assegnazione dei contributi ministeriali.

In particolare, viene segnalata la «scomparsa dei riferimenti a innovazione, rischio culturale e dimensione internazionale, sostituiti da logiche di mercato basate su
biglietti venduti e ricavi. Il Fondo – prosegue la nota delle sette Regioni – perde così la sua natura pubblica di sostegno alla pluralità e alla sperimentazione, favorendo invece modelli più commerciali, col risultato di penalizzare proprio le realtà più dinamiche e coraggiose, fondamentali per la vitalità culturale dei territori, soprattutto quelli più fragili e periferici».

Nel documento si legge anche che «le conseguenze sono già evidenti: decine di realtà culturali sono state escluse o pesantemente ridimensionate in base a criteri poco
trasparenti, in un quadro che colpisce con particolare durezza chi lavora in ottica di innovazione, inclusione e funzione sociale. Nei territori regionali ciò comporta un
progressivo impoverimento dell’offerta culturale, che rischia di accentuare divari già esistenti tra aree centrali e periferiche, tra grandi istituzioni consolidate e organismi agili ma fondamentali per il presidio culturale e la coesione delle comunità».

Quindi le richieste che ruotano intorno «all’azzeramento e alla ricostituzione delle commissioni teatro e multidisciplinare, con un bilanciamento tra competenze tecniche e rappresentanza istituzionale; che le istanze di riesame siano affrontate con la massima attenzione, serietà e trasparenza; l’apertura di un tavolo di confronto per ridefinire i parametri di valutazione del Fondo».

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