«Credo vada usato il pugno duro con i violenti ma bisogna distinguerli dai veri tifosi». Lo ha detto lunedì mattina a Perugia il sottosegretario al ministero dell’Interno, Emanuele Prisco (Fratelli d’Italia), all’indomani degli scontri in A1 all’altezza di Valdichiana (Arezzo) tra ultrà della Roma e del Napoli, che hanno provocato un ferito e la chiusura per circa un’ora della principale via di comunicazione del Paese.
Prisco: «Pugno duro, ma distinguerli dai tifosi» L’episodio secondo Prisco, intervenuto a margine di un’iniziativa a Perugia, «ci riporta a epoche buie del passato in cui la violenza fuori e dentro gli stadi era all’ordine del giorno» e a suo dire «vanno valutati provvedimenti molto restrittivi». Sull’ipotesi di un’integrazione tra giustizio penale e sportiva, il sottosegretario all’Interno non si sbilancia, affermando che «se ne parlerà in sede di Governo anche con il ministro», per poi aggiungere: «Ci sono però due punti fermi – ha concluso Prisco -, questi fatti non sono ammissibili e non si devono più ripetere ma bisogna distinguere i violenti dai tifosi che amano il calcio».
Verini Sui fatti di domenica interviene anche il senatore pd Walter Verini che in primis ricorda quanto accaduto proprio a Badia al Pino nel 2007, quando un agente di polizia uccise il tifoso laziale Gabriele Sandri nel tentativo di fermare gli scontri fra juventini e laziali: «Quattro anni dopo, dopo mille e più peripezie, la posa della stele a ricordo dell’accaduto, con un contenuto speciale, un «Mai più» – dice – che invitava tutti i gruppi organizzati del tifo a evitare simili indecenti comportamenti». «Quel “Mai più” – continua – voleva dire mai più violenza, mai più odio. Voleva essere un auspicio di un tifo che chiudesse con aspetti e fenomeni ai limiti e spesso oltre i limiti della criminalità. Questo del resto fu il messaggio che per anni la famiglia Sandri, e tanti atleti e calciatori con loro, diedero con l’impegno della Fondazione. Nelle scuole, in tante cerimonie. Ieri tutto questo ci è venuto in mente seguendo le drammatiche notizie degli scontri tra i tifosi. Sono notizie troppo frequenti. Che accadono in tutti gli stadi. Che milioni di tifosi perbene, Stato, forze dell’ordine e soprattutto società debbono prevenire, contrastare e stroncare. Ma che queste cose accadano lì fa ancora più male».
