Il segretario regionale della Cisl Sbarra

di Dan.Bo.

Le battaglie di Pomigliano e Mirafiori, l’accordo separato sul commercio e, da ultimo, la proclamazione dello sciopero generale da parte della Cgil, rischiano di disintegrare in Umbria uno dei pochi simboli rimasti del sindacalismo unitario, ossia le celebrazioni del Primo maggio. A incrinare pericolosamente i rapporti tra il segretario regionale della Cisl Ulderico Sbarra e quello della Cgil Mario Bravi la proclamazione dello sciopero generale da parte del sindacato di Susanna Camusso. Sciopero fissato per il 6 maggio, a pochi giorni dalla tradizionale festa dei lavoratori. Una proclamazione che rappresenta «un atto di prepotenza» e con la quale, secondo Sbarra, «è chiaro l’intento di mandare in soffitta ogni intento di azioni unitarie e di colpire la manifestazione del Primo maggio».

Una festa che, sempre secondo Sbarra, visto lo sciopero ravvicinato verrebbe trasformata in un «trampolino di lancio per una propria iniziativa», costringendo così le altre organizzazioni sindacali «a provvedere in un modo alternativo». In pratica, a mandare all’aria in Umbria le iniziative unitarie per la festa dei lavoratori. Una rottura che Bravi commenta sostenendo come la Cgil, da parte sua, non diserterà le piazze umbre. «Sbarra mette in discussione persino il Primo Maggio unitario – spiega il segretario della Cgil -, quando a livello nazionale è stata confermata l’iniziativa di Cgil, Cisl e Uil a Marsala, indipendentemente dallo sciopero proclamato dalla Cgil. Mentre Sbarra e la Cisl dell’Umbria quindi si assumeranno interamente la responsabilità di questa scelta, la Cgil sarà comunque presente e impegnata in tutte le piazze dell’Umbria in difesa dei diritti dei lavoratori e con lo spirito unitario che da sempre la caratterizza».

La battaglia tra i due sindacati si gioca quindi sul terreno dell’unitarietà e del rimpallo delle responsabilità su chi quell’unitarietà vuole infrangere. La Cgil, da parte sua, ricorda come alla base di un’iniziativa comune vi siano tre condizioni irrinunciabili: i temi della democrazia e della rappresentanza, il rifiuto del cosiddetto modello Marchionne e la difesa del welfare e della coesione sociale dell’Umbria. Difesa che impone, secondo Bravi, una lotta senza quartiere alle politiche del Governo. «Ma di fronte a queste proposte – commenta laconicamente Bravi – la risposta di Cisl e Uil è stata l’accordo separato sul commercio».

A vedersi addebitata la rottura del fronte sindacale però Sbarra non ci sta, rovesciando le responsabilità addosso ad una Cgil per la quale l’unitarietà, al di là della retorica, «non rappresenta una priorità del proprio agire». «L’atto di prepotenza» della convocazione dello sciopero generale a ridosso del Primo maggio «è un comportamento che può chiarire le idee di quanti hanno pensato che le questioni unitarie fossero compromesse dal comportamento di Cisl e Uil».

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