Catiuscia Marini martedì mattina in aula (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

In otto minuti otto di un discorso tecnico e politicamente asettico la presidente Catiuscia Marini liquida l’affaire Rosignoli mettendo il timbro dell’ufficialità su quanto deciso lunedì dalla giunta. Dal 28 settembre prossimo infatti Maria Gigliola Rosignoli, direttore dell’Asl 3 indagata nell’ambito dell’inchiesta Sanitopoli, non sarà più al vertice dell’azienda sanitaria e verrà spostata all’assessorato regionale alla Sanità dove si occuperà della riorganizzazione dei servizi in outsourcing. «E’ un atto – ha spiegato la Marini – di valenza strettamente amministrativa e funzionale. Un atto a garanzia del buon funzionamento di un servizio fondamentale». Il posto della Rosignoli verrà preso da Sandro Fratini, attuale direttore sanitario dell’azienda.

Niente fronzoli In mattinata, prima delle comunicazioni al Consiglio della Marini che ha preso la parola pochi minuti dopo mezzogiorno, la decisione era stata illustrata nei dettagli anche ai capigruppo nel corso di un breve incontro a palazzo Cesaroni. «Abbiamo ritenuto opportuno – ha detto la presidente in spiegando la motivazione alla base dell’atto – assicurare la massima serenità gestionale all’Asl3 e far cessare ogni forma di strumentalità su questa vicenda». Un discorso che alcuni colleghi di giunta definiscono «secco e senza fronzoli», senza battibecchi o polemiche. C’è poi chi fa notare come l’intervista rilasciata dall’ormai ex direttore Rosignoli sabato al Corriere dell’Umbria, non abbia fatto che rafforzare la decisione della Marini: «E’ stata una pessima uscita – spiegano in Consiglio – che ha aggravato la situazione e che ha dato ulteriore legittimità politica alla mossa della giunta».

La presidente con il capogruppo Pd Locchi (Foto F.Troccoli)

Zero informazioni L’unico accenno vagamente polemico, anche se attinente alla semplice registrazione di un dato di fatto, riguarda il passaggio in cui la Marini ha spiegato che «mai la giunta e la Regione hanno ricevuto informazioni formali né dalla diretta interessata né dalle autorità competenti, avendo appreso notizie solo dagli organi di stampa e dai mezzi di informazione». In realtà la Rosignoli, tramite i suoi avvocati, ha vergato poche righe in cui si è limitata a spiegare che «la lettura di tali atti ci consente di affermare la totale estraneità della nostra assistita alle ipotesi di reato a lei contestate». «Questo – ha detto la presidente in aula – è l’unico documento in nostro possesso». Nel finale poi la Marini ha rimarcato puntutamente come quello adottato sia un atto preso nel pieno «dell’autonomia decisionale e amministrativa che non subisce né ingerenze di natura politica né ingerenze di altra natura».

Mobilità aziendale Il grimaldello usato dalla giunta per scardinare un contratto (stipulato nel 2010 con scadenza 2015) che in molti hanno definito «blindato» sta nell’aver usato la mobilità aziendale. La Rosignoli, in pratica, viene trasferita all’assessorato mantenendo il grado attuale e avrebbe la facoltà di accettare o meno ma pare che, come spiegavano martedì mattina in Consiglio, in caso di rifiuto il contratto potrebbe anche decadere. Sul piano politico invece l’interpretazione che va per la maggiore è quella che vede nella decisione della Marini una cesura con il decennio lorenzettiano. I rapporti tra le due presidenti infatti, come noto, da qualche tempo non sono idilliaci.

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2 replies on “Sanitopoli, la giunta trasferisce la Rosignoli. Marini: «Serviva ridare serenità all’azienda»”

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