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mercoledì 29 giugno - Aggiornato alle 14:53

Sanità, sindacati chiedono incontro a Tesei e Coletto: «Serve fermare nuovo esodo di medici e infermieri»

Senza risposte pronti allo stato di agitazione. Pd attacca sui conti: «Situazione drammatica da chiarire e affrontare al più presto»

Tesei e Coletto

I sindacati tornano alla carica della Regione per salvare la sanità umbra denunciando l’inarrestabile fuga di professionisti che porta con sé il depauperamento delle eccellenze ospedaliere. Per questi e altri motivi è stato richiesto un incontro urgente alla presidente Donatella Tesei e all’assessore Luca Coletto, ai quali è stato spiegato che i rappresentanti dei lavoratori sanitari sono pronti a riaprire lo stato di agitazione se non arriveranno risposte. A tenere banco, però, sono anche i conti della sanità di cui recentemente Umbria24 si è occupata, segnalando che con una delibera la giunta ha dirottato dallo sviluppo economico 8 milioni di euro che sono stati destinati alla copertura delle spese sanitarie per la gestione Covid: «Quell’atto – ha commentato il Pd – mette un punto fermo sullo stato dei conti del sistema sanitario regionale, certificando una situazione drammatica che necessita di essere chiarita e affrontata al più presto».

«Serve fermare l’esodo di medici e infermieri» E di «incertezza sullo stato di salute del bilancio regionale» parlano anche Fp-Cgil, Fp-Cisl, Uil-Fpl e Fials, nella comunicazione inviata alla Regione nelle ultime ore e con la quale denunciano un livello di « disorganizzazione che crea malessere nel personale, dimissioni di importanti dirigenti (vedi il direttore della Usl Umbria 1), sfiducia da parte degli enti locali rispetto all’operato dei vertici delle aziende sanitarie (Terni ad esempio) e ancora, annose e gravissime carenze di organico, che si sommano al mancato riconoscimento economico a lavoratrici e lavoratori attraverso la rivalutazione dei fondi di produttività». A pesare sul quadro già critico è anche «l’assenza di sulla stabilizzazione del personale a tempo determinato con contratto in scadenza il 30 giugno», motivo per cui i sindacati della sanità giudicano il «confronto ineludibile» al fine di «trovare soluzioni immediate per evitare l’ulteriore esodo di operatori sanitari che non solo non partecipano ai concorsi delle aziende locali, ma rispondono alle chiamate di altre Regioni per assunzioni a tempo indeterminato, come sta accadendo all’ospedale di Foligno e Orvieto». I sindacati non dimenticano  «l’inaccettabile allungamento dei tempi d’attesa per i cittadini e di svuotamento delle eccellenze della sanità umbra con l’aumento della spesa dovuto alle prestazioni sanitarie che gli umbri effettuano in altre Regioni», che rischiano di mandare al tappeto i conti e quindi il sistema.

Pd attacca sui conti: «Situazione drammatica»  Sugli equilibri economici e finanziari della sanità i consiglieri regionali Simona Meloni, Michele Bettarelli, Tommaso Bori, Fabio Paparelli e Donatella Porzi, evidenziano che «i conti del preconsuntivo 2021, relativo alle aziende sanitarie regionali, manifestano un disavanzo di 84,7 milioni nonostante gli extra trasferimenti straordinari ricevuti per la gestione dell’emergenza sanitaria: una cifra monstre che viene giustificata sulla base dei costi, evidentemente fuori controllo, che sono stati sostenuti durante la gestione dell’epidemia, oltreché dalle maggiori spese del sistema sanitario regionale a garanzia dei Lea, nonché dall’aumento della produzione delle aziende ospedaliere regionali». Sugli 8 milioni spostati dallo sviluppo economico il gruppo di opposizione parla di «un’operazione di maquillage contabile» che passerebbe anche per «una riallocazione di flussi finanziari relativi alla Gestione Sanitaria Accentrata dell’esercizio 2020 e 2021, che verranno ridestinati alle aziende sanitarie regionali in funzione di una maggiore “produttività”, ma solo relativamente all’anno 2021. Tradotto: si tratta di una operazione una tantum che serve a tamponare contabilmente e solo temporaneamente il buco di bilancio».

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