di Daniele Bovi
Il “rosso” della sanità umbra ammonta a oltre 240 milioni di euro, per la precisione 243,4, che si riduce a 90,3 se si tiene conto della Gsa, ovvero della Gestione sanitaria accentrata. Sono questi i risultati più importanti dell’«operazione verità» sui conti della sanità umbra che Palazzo Donini ha affidato nelle scorse settimane a una nota società esterna, la Kpmg.
I numeri Il documento con le relative tabelle è arrivato nelle scorse ore sul tavolo della giunta e dice questo: per l’Usl 1 il risultato è -75 milioni di euro, per l’Usl 2 -108, per l’Azienda ospedaliera di Perugia -47,9 e per quella di Terni -12,5. Numeri molto vicini a quelli emersi nei mesi passati. In estrema sintesi, i 243 milioni sono calcolati tenendo conto dei flussi che servono a gestire il sistema sanitario a livello regionale, mentre i 90 milioni sono quelli relativi all’operatività pura delle aziende. Molti dei problemi, stando a quanto emerge, arrivano dalla mobilità passiva.
I disavanzi Stando alle tabelle, mentre fra 2014 e 2019 il saldo si è mantenuto positivo i problemi veri sono iniziati con la pandemia: -75 milioni nel 2020, -59 nel 2021, -82 l’anno dopo, un piccolo segno più nel 2023 grazie a una serie di risorse straordinarie e poi, nel 2024, i -90,3 milioni; tra 2023 e 2024, in particolare, le note dolenti hanno riguardato soprattuto l’Usl 2 che presentava uno sbilancio di 83,7 milioni nel 2023. Molti dei problemi, stando a quanto emerge, arrivano dalla mobilità passiva, cioè dai costi sostenuti per gli umbri che si fanno curare fuori regione: secondo i dati di Agenas, fra 2019 e 2023 sono aumentati del 23,9 per cento, che rappresenta il livello più alto in Italia; tra 2015 e 2018 il saldo era invece in attivo per cifre che hanno oscillato dai 9,8 ai 25,6 milioni, per poi toccare i -37 milioni nel 2024. Anche in questo caso, il dato è progressivamente peggiorato dal 2019.
Trend negativo In una nota Palazzo Donini va all’attacco della giunta Tesei parlando di «un deficit strutturale che parte dal 2020 e che, anziché essere ripianato dopo gli anni del Covid, continua a crescere». Nel documento si sottolinea poi che era stato anche il ministero dell’Economia a mettere in evidenza le criticità fin dal rendiconto 2021. «L’assenza di qualsiasi manovra di efficientamento da parte dell’amministrazione regionale negli anni dal 2020 a oggi – scrive la Regione – ha comportato di fatto un trend in costante peggioramento dei conti. Che è andato di pari passo con un peggioramento delle prestazioni del sistema caratterizzato da una serie di criticità che hanno riguardato sia la sua sostenibilità economica, sia un graduale peggioramento della mobilità sanitaria interregionale».
Accertamenti I costi sono aumentati in maniera superiore alle risorse messe a disposizione dal Fondo sanitario e, a partire dal 2020, la copertura dei disavanzi come noto è avvenuta con risorse straordinarie e non ripetibili come i fondi per l’emergenza Covid, ripiano dello sforamento della spesa farmaceutica e così via fino a erodere – spiega Palazzo Donini – anche risorse regionali. Oltre a ciò la giunta sta compiendo una serie di approfondimenti anche sulle contabilizzazioni fatte nel corso degli anni dalle aziende sanitarie «con riferimento – continua la nota – al fondo di dotazione, per il quale è emerso che la precedente amministrazione regionale non ha adempiuto alla necessaria riclassificazione e copertura, più volte richiesta dal Mef»; fattore che ha provocato un ulteriore impatto negativo pari a 39 milioni di euro.
Che fare? Spiegati i numeri, il vero tema ora è capire cosa fare. In assenza di risorse straordinarie la possibilità è quella di concordare un piano di rientro con il ministero, con tutte le conseguenze del caso. Proietti parla di una «cifra enorme che a oggi è assolutamente impossibile ripianare con il bilancio regionale, per di più gravato dal taglio di 40 milioni nei trasferimenti verso la nostra regione da parte del Governo». «Immaginavamo un conto in rosso profondo – continua la presidente – ma numeri di questa proporzione ci hanno letteralmente sconvolto». Quanto al futuro, Proietti si limita a dire che insieme alla giunta si valuterà il da farsi per risanare i conti garantendo al contempo i servizi.
La maggioranza Commentando i numeri i gruppi di maggioranza parlano di una eredità della gestione del centrodestra. Il gruppo Pd accusa la giunta Tesei di aver distrutto un sistema che era un modello di efficienza: «La sanità è passata dall’attivo al passivo, la mobilità è diventata solo in uscita e i servizi sono crollati». Per Fabrizio Ricci (Avs), il quadro è «drammatico», con un sistema pubblico indebolito a vantaggio dei privati. Luca Simonetti (M5S) denuncia che «gli umbri hanno pagato due volte: con le tasse e con cure private», mentre le liste d’attesa restano infinite. Per lui, il centrodestra ha sempre seguito lo stesso schema: «Bilanci in rosso, servizi allo sfascio». Ora si chiede chiarezza: «La Terza commissione sarà il luogo per far luce su questo disastro».
La minoranza Le opposizioni forniscono un’altra versione dei fatti. «I 240 milioni – scrivono in una nota congiunta – sono un dato parziale, compensato da 153 milioni positivi: il disavanzo finale della sanità umbra è di circa 90 milioni, in linea con i bilanci regionali dal 2017». Le minoranza in particolare accusano la presidente Proietti di diffondere cifre senza chiarezza sull’elaborazione dei dati. «L’ultimo atto ufficiale della Regione attesta un disavanzo di 40 milioni nel 2024, coerente con il passato e meno grave rispetto ad altre realtà». Per il centrodestra, «dal 2019 abbiamo ereditato oltre 100 milioni di debito sanitario, aggravato dalla pandemia e da 90 milioni di fondi Covid mai arrivati». Sotto accusa l’affidamento dell’analisi a una società privata: «La delibera è del 26 febbraio, ma non risulta alcun atto formale. Quando e come è stata incaricata la società di fiducia dellagGiunta?». Inoltre, «Agenas effettua già analisi simili per il Ministero». «Le cifre diffuse sembrano la somma dei disavanzi storici delle aziende sanitarie, non un buco di bilancio. Ogni anno il disavanzo è stato ripianato e certificato dal Mef». I consiglieri concludono: «Proietti usa questi numeri per giustificare tagli alla sanità e aumenti Irpef, mai avvenuti prima, mentre le liste d’attesa raddoppiano».
