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giovedì 5 agosto - Aggiornato alle 20:24

Sangemini-Amerino, minoranza in pressing: «Rischio fallimento Ami non scongiurato, intervenire»

Sui banchi della giunta di Palazzo Spada l’atto sulla situazione Acque minerali d’Italia

«Il rischio fallimento non è stato scongiurato e i lavoratori vivono nell’incertezza da tanti anni, dall’epilogo della Sangemini Acque nel 2013/14 fino alla crisi dell’attuale società Acque minerali d’Italia. Preoccupante l’attuale fase di stallo con una procedura di concordato preventivo accompagnata da un piano industriale debole, privo di fondi per gli investimenti utili a riattivare a pieno regime le fasi produttive». Questa la denuncia di Senso civico e degli altri gruppi di minoranza in consiglio comunale a Terni che hanno sottoscritto un’interrogazione rivolta al sindaco e alla giunta. «Sono 85 – ricordano – i avoratori occupati negli stabilimenti ternani Sangemini e Amerino e il piano industriale concordatario presentato dal management aziendale è in attesa di omologa, mentre si registra un drastico abbassamento di produzione e di vendita, mancando un comparto commerciale e risorse finanziarie funzionali ad investimenti e sviluppo».

 

Acque minerali d’Italia «Le trattative al Mise – proseguono i gruppi politici di minoranza – e i tavoli locali non hanno prodotto risultati, è necessario gestire questa fase per portare l’azienda in una situazione di tranquillità, trovare gli strumenti per avviare le persone alla pensione evitando licenziamenti, sostenere i consulenti nominati dal tribunale a gestire la fase della procedura giudiziaria e poi far ripartire le produzioni e le vendite. Le istituzioni locali – sollecitano dall’opposizione – dovrebbero prendere una posizione chiara a sostegno di questa vertenza mostrando vicinanza concreta ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali per la tutela dei siti produttivi e il mantenimento delle produzioni nel nostro territorio, affinché si scongiuri l’idea di una delocalizzazione e la chiusura degli stabilimenti. L’azienda necessita di un intervento repentino anche attraverso le risorse previste dall’Area di crisi complessa e dal Recovery plan, anche se il Pnrr dell’Umbria appare insufficiente per quanto riguarda il settore agro alimentare, pur essendo un comparto rilevante per il nostro territorio.

Sangemini-Amerino Con l’interrogazione, Senso Civico, Pd, M5s e Terni immagina chiedono di sapere quali interventi siano stati messi in campo per tutelare i lavoratori e il futuro produttivo della Sangemini, quali i progetti e azioni sono previste nel prossimo futuro e quali le interlocuzioni a livello regionale relative alla vertenza. I consiglieri chiedono inoltre che da parte delle istituzioni preposte, vengano messi in campo tutti gli strumenti esistenti, risorse e ammortizzatori sociali per evitare il licenziamento, accompagnare i lavoratori alla pensione, garantire lo sviluppo industriale dell’azienda; una maggiore attenzione alla vertenza e in generale al settore agro-alimentare, anche avviando un tavolo di interlocuzione coinvolgendo i Comuni coinvolti e aperto alle forze politiche e alle organizzazioni sindacali; avviare il patto del territorio siglato nel 2020 da tutte le istituzioni per rilanciare i marchi storici, facendo pressione al Mise per la disponibilità di fondi a tutela della piena occupazione e dello sviluppo dei siti umbri. Prossimo passaggio cruciale verso l’omologa del concordato, l’assemblea dei creditori programmata per settembre, quando sarà probabilmente chiaro anche il ruolo di soggetti terzi interessati a rilevare il gruppo. Qualcosa dietro le quinte si muove e come noto è già partita una denuncia.

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