L'opposizione e una parte del Pd critici con le scelte della giunta sulla pillola abortiva

di Dan. Bo.

A conferma che è la sanità il campo di battaglia prediletto dalla politica regionale nelle ultime settimane, questa volta sono le linee guida approvate martedì dalla giunta regionale sulla somministrazione in regime di day hospital della pillola abortiva, la famosa RU486, a far riaffiorare le crepe che attraversano maggioranza e opposizione in Consiglio regionale. Da una parte, intorno alla giunta fanno quadrato il Prc con il capogruppo Damiano Stufara e le democratiche umbre con la loro portavoce Anna Ascani; dall’altra, insieme al Pdl e ad altre membri dell’opposizione, ci sono gli ex Margherita Smacchi e Barberini, i consiglieri di lotta e di governo molto vicini a Bocci e Guasticchi.

Appello a Tomassoni E così il povero Franco Tomassoni, da martedì neo assessore alla Sanità dopo il rimpasto di giunta voluto dalla presidente Marini, non fa neanche in tempo ad allacciarsi il camice che già sulla sua nuova scrivania oltre a tutti gli altri dossier piomba pure quello della pillola abortiva. E’ proprio al neo assessore infatti e alla sua «trascorsa sensibilità che auspichiamo non sopita» che il duo Smacchi-Barberini fa appello. «Sorpresi e rammaricati» per la decisione della giunta, i due fanno notare come l’assessore «in precedenza non aveva manifestato il proprio consenso alle procedure di somministrazione della RU486 così come individuate dalle linee guida della giunta». Dopo aver spiegato che, secondo loro, la giunta così facendo scarica tutti «i rischi e le responsabilità sulle donne»,  i due esponenti della maggioranza dicono che «consenso e istruzioni per l’uso non bastano a tutelare la salute delle donne. Una firma, un numero di telefono e un foglio con le istruzioni per l’uso non bastano a tutelare la salute pisco-fisica delle donne che intendono richiedere l’aborto farmacologico».

Todini: adesso basta L’uscita dei due consiglieri di lotta e di governo non piace per niente al sindaco di Marsciano Alfio Todini, che sulla bacheca Facebook della presidente Catiuscia Marini scrive che a suo giudizio «chi di dovere deve battere un colpo». «Caro Pd dell’Umbria – scrive -, comincio a essere stufo dei continui distinguo dei soliti noti. L’essere un partito aperto e libero è un’altra cosa. Chi di dovere batta un colpo, perchè è chiaro che qui siamo alla riproposizione di logiche “correntizie” per cui ogni argomento è buono per marcare una visibilità». Una velata critica sui continui distinguo dei due consiglieri arriva anche dal Psi, con il consigliere regionale Massimo Buconi che in una nota sostiene che per il Pd «sarebbe necessario evitare certi contrasti interni: sono negativi, non passano inosservati e rallentano il lavoro della giunta».

Stufara: bene così Giubilo invece arriva da Rifondazione comunista che, per bocca del capogruppo Stufara fa notare come «finalmente la giunta ha preadottato le linee guida per la somministrazione della pillola RU486, tenendo a sua volta conto delle linee di indirizzo predisposte dal Comitato tecnico-scientifico, istituito dalla stessa giunta da oltre un anno e formato da operatori indicati da aziende sanitarie, medici e università». Lo stesso Stufara poi si augura che «mai più, provvedimenti che riguardano direttamente la libertà di scelta e il diritto alla salute delle donne residenti in Umbria, vengano ostacolati da ostruzionismi legati a dogmi, opportunismi e tatticismi politici».

Opposizione all’attacco Diametralmente opposta la lettura che arriva dall’opposizione. Se Franco Zaffini accusa la giunta di «miopia ideologica», i consiglieri De Sio e Rosi giudicano «ridicolo» un ricovero «pari solo a tre ore. Il processo di morte può durare fino a 32-48 ore. Di certo 3 ore di ricovero non sono sufficienti e forse non lo sarebbero neanche per estrarre un dente». La donna poi, sempre secondo i consigliere Pdl, «non può ritenersi tutelata solo perché le vengono garantiti, se necessario, 14 giorni di assistenza domiciliare». Ecco perché c’è bisogno, «anche alla luce dei numerosi decessi provocati in Europa e in Italia dalla somministrazione di questo farmaco», che si parli di questi problemi «in modo approfondito anche in Umbria».

Le donne Pd: somministrazione consapevole La discussione invece, secondo la portavoce delle democratiche umbre Anna Ascani, può anche finire qui: «Noi – spiega la Ascani – sosteniamo il diritto delle donne alla somministrazione consapevole della pillola RU486 ed esprimono netta contrarietà ad ogni forma di costrizione della libertà della persona e della libera scelta». Quella pillola che la Ascani giudica «in piena sintonia con la legge 194 che già nel 1978 prevedeva «uso di tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione di gravidanza».

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