di Daniele Bovi
«In un dibattito di pancia occorre dare risposte con la testa». Dalla nuova postazione che lo vede alla guida dell’assessorato regionale al Bilancio, il ternano Gianluca Rossi osserva il gran bailamme ferragostano intorno all’abolizione della Provincia di Terni, «una città che non può perdere il suo status di capoluogo», si appella ai parlamentari umbri, stoppa la riforma endoregionale in attesa di capire l’esito della discussione parlamentare sulla manovra, parla di un Pd troppo «permeabile», accelera per portare il Dap in autunno in Consiglio regionale e chiede che a decidere del proprio futuro istituzionale siano le Regioni: «Il Governo – spiega Rossi a Umbria24.it – fissi costi e requisiti e poi lasci fare a noi».
Andare con Roma, mai con Perugia, meglio con Viterbo o Rieti, gente che si incatena: che Umbria uscirà fuori alla fine della discussione sulla manovra?
«La nostra Umbria si gioca il suo destino. Con questa decisione improvvisata Terni rischia il suo status di città capoluogo e tutto il patrimonio connesso a questo status. Status che va difeso. Mi appello a tutti i nostri parlamentari, di destra e di sinistra: lavorate per modificare la manovra in due direzioni. Primo: una norma che lasci le Regioni libere di darsi l’assetto che vogliono. Mi spiego: il governo deve fissare i criteri, poi ci lasci decidere in libertà l’assetto endoregionale più adeguato. Lo stesso deve valere per il numero dei consiglieri regionali, che noi abbiamo già ridotto oltre un anno fa: l’esecutivo nazionale fissi i costi di funzionamento, e poi saranno le autonomie a decidere come muoversi. Secondo, una deroga per le città con più di 100 mila abitanti. Tutto il resto è folklore e su una cosa Guasticchi ha ragione: non abbiamo santi in paradiso. Ma è possibile che per gli interessi di bottega della Lega si siano salvate due Province come Sondrio e Belluno che insieme non fanno neanche gli abitanti della sola Terni?»
A questo punto quanti rischi corre la riforma endoregionale approvata poche settimane fa nell’ultima seduta di giunta prima della pausa estiva?
«In attesa di vedere gli sviluppi della discussione parlamentare, la giunta chiederà al Consiglio di stoppare la calendarizzazione della riforma. Dobbiamo capire quale sarà lo scenario finale, non possiamo ogni anno ridiscutere il nostro assetto. Il governo ci indichi una rotta»
Il riassetto degli enti regionali rimane però improcrastinabile
«Sì, occorre un ridisegno complessivo: in Italia, non solo in Umbria, abbiamo troppi comuni, troppe province, troppe regioni e pure troppi parlamentari. La fase che la nostra economia sta vivendo è drammatica e occorre dare un segnale»
Più precisamente?
«Dimezzare, intanto, il numero dei parlamentari. Per quanto riguarda poi l’Umbria serve una nuova fase del regionalismo, dopo un municipalismo che ha rappresentato un punto di forza ma anche di debolezza: serve dimagrire, razionalizzare in un’ottica che porti a più efficienza e a meno costi e restituire i poteri agli organi elettivi. E finché la Costituzione ci dirà che l’assetto del Paese è basato su regioni, province e comuni, noi con questo schema in testa ragioneremo»
Nell’ultima giunta prima della pausa si è anche cominciato a discutere del nuovo Documento annuale di programmazione economica per il triennio 2012-2014
«Linee guida ancora non ce ne sono, è stato solo un passaggio tecnico per affidare agli uffici il compito di accelerare l’iter: entro l’autunno vogliamo l’atto in Consiglio per dare, anche qui, un segnale al mondo economico. Troppo spesso la discussione sul Dap si è sovrapposta a quella sul bilancio, serve cambiare»
Nel marzo scorso Umbria24.it mostrava come la «tastiera» fiscale della Regione sia assai impolverata. In pratica, la leva fiscale è poco utilizzata e portando al massimo, ad esempio, l’addizionale Irpef, quella sul consumo del metano, l’Irap privata, l’imposta sulla benzina e così via si possono trovare oltre 120 milioni di euro. L’assessore Rossi ha voglia di dare una spolverata al pianoforte fiscale?
«Per ora è prematuro parlarne ma di una cosa sono certo: aumenteremo le tasse solo se saremo costretti e, in caso, dopo una grande operazione di verità nei confronti dei cittadini. Noi siamo una Regione virtuosa e dobbiamo dimostrare capacità di governo anche in questo senso: a mettere le mani nelle tasche dei cittadini ci pensa già Berlusconi. Il suo governo, invece di colpire i soliti noti, dovrebbe trovare i 45 miliardi di euro che servono colpendo sommerso ed evasione fiscale. Alle regioni, invece, con le ultime tre manovre hanno tolto 15 miliardi, cosa che insieme alle rigidità del patto di stabilità rischia di asfissiare gli enti locali. Sono d’accordo con il presidente della Lombardia Roberto Formigoni: questo governo ha gettato la maschera e così ammazza il federalismo»
Che Umbria esce dagli atti relativi a Sanitopoli?
«Io dico solo che l’inchiesta deve ancora tirare le conclusioni e che le responsabilità personali vanno accertate in tempi brevi. Una volta accertate faremo le nostre valutazioni: anche questa è sobrietà politica»
Il problema però non è tanto il piano penale ma quello politico: c’è o no una questione morale in Umbria? Ritiene che il Pd regionale abbia un atteggiamento troppo disinvolto con chi fa affari? La politica regionale ha un rapporto troppo stretto con il potere economico?
«In Umbria, e non solo, occorrono più senso civico e più attenzione. Ogni giorno occorre vigilare e di certo il Pd non è immune da certi fatti: c’è una maggiore permeabilità rispetto al passato, anche in Umbria. Il problema però è più ampio»
Prego
«La politica vive una fase storica di vulnerabilità perché è debole. Pdl e Pd, che comunque considero un’intuizione fondamentale, hanno fondamenta di argilla. Il berlusconismo ci ha fatto credere che si potesse fare a meno dei partiti e della politica. Un modo di pensare che anche nel Pd ha portato ad una personalizzazione e ad un leaderismo totalizzante: da qui la minor produzione di anticorpi presenti nel territorio e le contaminazioni. Io, anche in fase congressuale, ho combattuto quel leaderismo e quella personalizzazione. Le classi dirigenti non si inventano, invece adesso basta che mettono qualcuno che sia “nuovo” e paiono tutti contenti. Concludo con le primarie: vogliamo farle? Bene, ma facciamole tutti e leghiamole al sistema elettorale»


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