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venerdì 3 dicembre - Aggiornato alle 14:33

Romizi bis, la leghista al Bilancio che può completare il puzzle. E torna l’ipotesi Grandi

Angeli, non eletta, potrebbe essere la quarta donna: gli altri nomi. Dem all’attacco sul presidente dell’assemblea: «No ad Arcudi»

Andrea Romizi (foto © Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Nove posti, circa 30 deleghe e delle tessere che devono ancora trovare il loro posto affinché il puzzle della giunta possa dirsi completato, possibilmente senza scontentare nessuno. Il sindaco di Perugia Andrea Romizi avrà bisogno di altri giorni di tempo per completare il quadro e firmare i decreti di nomina dei suoi nove assessori, quattro dei quali dovranno essere donne come impone la legge. E proprio il nome di una donna, quello della leghista Patrizia Angeli, ha cominciato a circolare con insistenza nelle ultime ore e dunque il suo potrebbe essere il quarto assessorato rosa, così da completare almeno questo capitolo.

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La donna Angeli, commercialista, non è tra il gruppo degli eletti della Lega (ha raccolto 163 preferenze) e a lei potrebbe andare la delega relativa al Bilancio; in caso, sarebbe la terza donna di fila dopo Livia Mercati e Cristina Bertinelli a ricoprire questo ruolo. Durante la campagna elettorale Angeli ha corso con il pediatra Gianluca Tuteri il quale, messa da una parte l’aspirazione di correre per un posto in consiglio regionale (e magari da assessore), dovrebbe essere il nuovo vicesindaco. Altri due assessorati in rosa dovrebbero essere quelli di Clara Pastorelli e Fotinì Giustozzi, entrambe in quota FdI, che potrebbero occuparsi di Sport e Commercio. Edi Cicchi, record assoluto di preferenze, sarà riconfermata al Welfare e venerdì mattina Progetto Perugia salirà le scale di Palazzo dei Priori per incontrare il sindaco.

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I nomi La lista guidata dai fratelli Calabrese e da Pietro Laffranco (un progetto che con estrema probabilità sarà declinato anche alle regionali di autunno), chiede tre assessorati e gli altri due nomi sono quelli di Otello Numerini (Infrastrutture e Mobilità?) e Leonardo Varasano. Per quest’ultimo le ipotesi sono due: in ballo c’è la Cultura, che però potrebbe finire tra le mani dell’esterno Matteo Grandi (il che non farebbe per nulla felice Progetto Perugia), oppure Scuola e Università, meno gradita della prima. L’altro esterno sarà l’uscente Michele Fioroni, che si occuperà ancora di Sviluppo economico e Urbanistica. Delicate le deleghe relative a Sicurezza (che piace molto alla Lega) e ambiente che, viste le partite aperte sui rifiuti, Romizi potrebbe tenere per sé.

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La presidenza Finiti i posti in giunta, in subordine qualche consigliere delle altre liste (vedi i casi di Blu e Perugia civica, per non parlare di Forza Italia che rimarrebbe fuori) potrebbe avere delle deleghe specifiche. Altra partita è quella della presidenza del consiglio comunale. In questo caso il nome ‘caldo’ è quello di Nilo Arcudi, ex vicesindaco delle giunte Locchi e Boccali che con la sua Perugia civica ha toccato il 6,2%; nei giorni scorsi tra le ipotesi c’era anche quella di un assessorato, magari alla sicurezza, da assegnare al sindacalista del Silp Massimo Pici. Con il passare dei giorni però l’ipotesi presidenza del consiglio comunale ha preso più forza.

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I dem all’attacco Il nome di Arcudi non piace per nulla al Pd di Perugia che mercoledì ha sparato a palle incatenate contro l’ex alleato: «La presidenza – dicono – è organo di garanzia e dovrebbe essere rappresentativo dell’intero Consiglio comunale, non essere designato dal sindaco e tanto meno dalla sola maggioranza uscita dalle urne, o peggio da una sola lista. Se si pensa di far ‘tornare i conti’ interni alla maggioranza con una simile forzatura, il Pd non è disponibile: per un organo di garanzia come la presidenza del Consiglio comunale occorre una figura di garanzia per la città e non un ‘ritorno al passato’, degno del peggior manuale Cencelli e trasformismo gattopardesco». Quanto alle trattative sulla giunta, i dem parlano di «suk» e di «spettacolo poco edificante».

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I passi ufficiali Tra poche ore intanto dovrebbe arrivare la proclamazione degli eletti, primo passo ufficiale dopo il voto. Le operazioni, dati gli scarsi mezzi a disposizione, sono andate avanti un po’ a rilento e il via libera dovrebbe arrivare venerdì. A quel punto il sindaco dovrà convocare il primo consiglio comunale entro dieci giorni mentre la seduta (dove sarà eletto il presidente dell’assemblea e comunicati ufficialmente i nomi degli assessori) si terrà entro i dieci successivi. Il primo consiglio dunque potrebbe tenersi intorno al 20 di giugno

Twitter @DanieleBovi

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