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venerdì 7 maggio - Aggiornato alle 21:17

Rolex e piazza Tienanmen, Strada e Rackete: su Fedez politici umbri bocciati per «benaltrismo»

Tutti risucchiati nel vortice: dal civico di centrosinista Fora al capo dei leghisti Caparvi fino al presidente del consiglio regionale Squarta

di Chia.Fa.

Rolex e piazza Tienanmen. Gino Strada e Carola Rackete. Così i politici umbri si sono fatti risucchiare dal vortice Fedez, il rapper che al concertone del Primo maggio trasmesso dalla Rai ha denunciato il tentativo di censura del suo intervento da parte dei vertici della tv di Stato, chiesto a Mario Draghi di fare di più per i lavoratori dello spettacolo e attaccato una serie di esponenti della Lega sia per frasi omofobe che per l’ostruzionismo sul Ddl Zan. Enorme il consenso popolare suscitato dalle parole di Fedez su cui attraverso i social anche alcuni politici umbri hanno tentato di alzare un argine che, però, non ha retto.

Andrea Fora Lo hanno fatto da destra il parlamentare e segretario regionale della Lega, Virginio Caparvi, e il presidente dell’assemblea legislativa Marco Squarta di Fratelli d’Italia, mentre dal centrosinistra si è distinto il civico Andrea Fora, con un post: «Scusate. Ma se devo passare la domenica a inneggiare un esempio da seguire io a Chiara Ferragni preferisco Carola Rackete e a Fedez Gino Strada. Chiamatemi vecchio poco social. E anche poco #influencer. Buona domenica». Fora, con oltre 600 commenti, è stato bocciato per «benaltrismo», con tanto di “sberla”: «Fedez – ha commentato una utente – porta avanti temi che dovreste portare avanti voi, da influencer, e voi state sparendo dalla scena politica. E forse è meglio cosi. Era un concerto, non un comizio, non è che poteva ragionare due ore su tutti i temi sociali di cui dovreste occuparvi voi, e non lo fate». Il consigliere civico di centrosinistra ha poi provato con un altro post ad aggiustare il tiro, dichiarandosi «a favore del Ddl Zan e aggiungendo di aver evocato Gino Strada e Carola Rackete non per “benaltrismo” ma perché ammiro chi le parole le interpreta con i fatti e con la propria vita, piuttosto a chi ne fa strumento per farsi pubblicità»: il verdetto sul suo conto non è cambiato.

Virginio Caparvi Dice di non essere angosciato né scosso da Fedez, invece, il deputato leghista Caparvi che sui social interviene postando la celebre immagine di piazza Tienanmen, scrivendo che «se becco una sua canzone in radio la ascolto», ma «semplicemente ho scelto, tanto tempo fa, di non prendere lezioni sempliciotte né da lui né da altri che come lui vivono nella pretesa di riempire vuoti altrui con i propri». L’immagine storica di Pechino, poi, serve a Caparvi per sostenere che «Ci sono stati uomini e donne che hanno scritto la storia, che l’hanno scritta col sangue, che l’hanno scritta senza indossare un cappello della Nike con annesso contratto di sponsorizzazione. Tipo lui davanti ad un carro armato. Ecco, guardo altrove e, se capita, ascolto il cantante Fedez. Nulla più». Anche a lui non è andata benissimo sui social. «Meno male che non lo considera. Come controargomentazione ha scomodato piazza Tienanmen…», ha commentato un utente, mentre una altro: «ll tfr di Fedez,il cappellino nike… ma questo era il concetto del discorso? Solo io ho capito altro? Chi se ne frega dei suoi soldi e del cappello…». Caparvi, però, è certo: «Dal numero di “rosicatori” che arrivano a commentare sulla mia pagina penso di aver fatto centro  Ancora qualcuno e mi crederò un influencer».

Marco Squarta Infine, il presidente dl consiglio regionale Squarta, secondo cui «invece di parlare delle cavolate ascoltate ieri al concerto del primo Maggio pensiamo alle cose serie! Con il vento ed il freddo di oggi pensate a tutti quei ristoratori che anche oggi con il solo pranzo all’aperto rischiano di incassare pochissimo! Facile fare il rivoluzionario con il Rolex dietro ad un iPhone. Questi sono i problemi veri!». Anche lui bocciato per benaltrismo: «Marco è facile predicare anche prendendo 7500€ netti al mese. La differenza – gli scrive un utente – è che a Fedez non li pago io… Non facciamo demagogia. Denunziare una tentata censura è un atto importante invece per una democrazia. Se ci è a cuore la democrazia. Non esiste nesso tra le due problematiche. E io produco vino per vivere ma non mi limito a guardare solo ai miei problemi. Io. Figurarsi quello che mi aspetto da un politico».

Verini Sul caso interviene anche il tesoriere nazionale del Pd Walter Verini: «Non ci sono contraddizioni tra diritti sociali e diritti civili. Il governo e il parlamento – ha detto lunedì a Radio Cusano Campus – hanno approvato indirizzi sul Recovery Found che sono investimenti colossali che creeranno lavoro e sviluppo, a partire dai giovani e dalle donne. Ci stiamo occupando della vita quotidiana dell’Italia, dentro la quale ci sono anche i diritti civili. L’omofobia c’è ancora in Italia, queste sono emergenze che un Paese civile deve affrontare. Credo sia giusto che un Paese tenga insieme diritti sociali e civili e questo è ciò che il nostro segretario Letta ha ribadito». «Quanto alla questione della censura di Fedez – ha aggiunto – quando un artista sale sul palco deve essere libero di esprimersi. La Rai è servizio pubblico, nei compiti di un servizio pubblico c’è anche la tutela della libertà di espressione soprattutto in campo artistico. La Rai poteva accertarsi di ciò che sarebbe andato in onda, lasciando libertà agli artisti e poi magari aprire un dibattito pubblico sul tema, ascoltando magari le testimonianze delle vittime di odio, mettendo a confronto opinioni diverse. La legge Zan non è che colpisce le idee, colpisce l’odio e l’istigazione omofoba».

Italia in ritardo «Se – spiega – oggi una persona aggredisce un’altra persona omosessuale è ovvio che si tratta di un reato contro la persona che viene punito così come vengono punite tutte le violenze, ma qui c’è qualcosa di più così come c’è qualcosa in più nelle violenze antisemite per cui è stata fatta la legge Mancino. Gli atti di violenza in questo caso sono anche atti di istigazione alla violenza. Se un sacerdote da un pulpito dice che non approva le unioni omosessuali, questa è un’opinione che va rispettata e la legge Zan garantisce questa libertà. Con la legge Zan si colpisce chi istiga all’odio contro la diversità, contro l’omofobia. Mi auguro che il Senato si concentri su una legge che come Camera abbiamo consegnato all’altro ramo del Parlamento con una serietà ed un approccio che ha portato ad avvicinare le posizioni e a limitare dei dubbi, io penso che sia una legge di civiltà per il Paese e di tutela nei confronti di cittadini che non devono essere discriminati per il loro orientamento sessuale. Sono leggi che esistono in tutta Europa e l’Italia è in ritardo su questo».

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