di D.B.
Un incontro ufficiale con la Regione dove discutere della rimodulazione delle addizionali varata martedì dalla giunta e della destinazione del gettito. A formulare la richiesta sono Cgil, Cisl e Uil nel giorno in cui la presidente Catiuscia Marini e l’assessore al Bilancio Fabrizio Bracco hanno tenuto una conferenza stampa per spiegare i dettagli. Una manovra della quale la Triade «condivide il principio, se fosse confermato, della rimodulazione del carico fiscale nel senso di tutelare i redditi medio-bassi, garantendo una fascia di esenzione». Secondo Cgil, Cisl e Uil, anche in vista della definizione del Dap e in ossequio «al principio della concertazione tra le parti sociali», il confronto va fatto «prima della scelta definitiva che andrà compiuta». Riguardo ai possibili impieghi del gettito invece, i sindacati chiedono che le risorse siano indirizzate «alla difesa della coesione sociale della nostra regione, a partire dal Fondo per la non autosufficienza e delle altre emergenze sociali che caratterizzano l’Umbria».
I DETTAGLI DELLA RIMODULAZIONE
Dirigenti nel mirino Le nuove addizionali sono state al centro anche della conferenza stampa che si è tenuta mercoledì a palazzo Cesaroni, dove i consiglieri del gruppo Fratelli d’Italia, (Franco Zaffini, Andrea Lignani Marchesani e Alfredo De Sio), hanno presentato una proposta di risoluzione che prevede di ridurre la componente variabile delle retribuzioni dei dirigenti di Regione ed enti dipendenti, destinando le risorse risparmiate al Fondo per lo sviluppo dell’occupazione giovanile. La parte variabile dello stipendio dei dirigenti, «non è un diritto acquisito – ha sottolineato Zaffini – ma, appunto, una componente variabile su cui l’ente può intervenire (a differenza di quanto è invece previsto sul contratto nazionale di lavoro), perché i costi dei dirigenti sono divenuti insostenibili se rapportati al clima di austerità inaugurato dalle amministrazioni pubbliche».
La risoluzione Nel dettaglio, la proposta di risoluzione contempla un piano di razionalizzazione delle spese relative all’amministrazione regionale nel suo complesso, incluse quelle imputabili agli enti dipendenti dalla Regione, al fine di ridurre, a partire dal primo gennaio 2014, la componente variabile degli stipendi dei dirigenti, riconducendo la retribuzione di posizione al minimo riconosciuto dall’articolo 5 del contratto nazionale di lavoro, pari a 11 mila 533 euro l’anno e la retribuzione di risultato («ottenuta anche senza risultati», hanno sottolineato) alla percentuale minima del 15% prevista dal contratto stesso. Quindi, si propone di destinare le risorse derivanti da tali risparmi al Fondo per lo sviluppo dell’occupazione giovanile, ovvero quello regolato dalla legge regionale 12 del 1995.
Lavoro sporco «Gli facciamo il lavoro sporco – hanno detto -, attirandoci inevitabilmente il malcontento di dirigenti, direttori e coordinatori, ma è un segnale da dare alla gente, che in un momento economicamente drammatico continua a dover pagare tasse e balzelli sempre di tasca propria». Chi invece appoggia senza tentennamenti la rimodulazione delle aliquote è il consigliere regionale dell’Idv Oliviero Dottorini, secondo il quale «la direzione è sicuramente quella giusta. Riteniamo non debba destare alcuno scandalo – scrive – innalzare l’aliquota per i redditi sopra i 75 mila euro e prevedere una redistribuzione del carico fiscale a favore delle fasce più deboli. Certo, maggiore coraggio avrebbe potuto rendere più evidente una volontà che in questo modo appare appena abbozzata, ma la scelta della giunta. È forse questo a infastidire in maniera così acuta un centrodestra sempre pronto a correre in soccorso di chi non ha bisogno di alcun aiuto».
