Locchi, Bottini e Carpinelli assistono al dibattito (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Il centrodestra in Consiglio regionale, seppur con tutti i distinguo e le cautele del caso, non piazzerà mine sulla «road map» di Catiuscia Marini, ossia sul percorso di riforme che riguarda sanità, agenzie e sistema infomativo regionale tracciato mercoledì dalla presidente a palazzo Cesaroni. Al termine del lungo dibattito aperto dopo la relazione della Marini l’aula, convocata in seduta politica per discutere di riforme, ha approvato con 17 sì e sette no la mozione del centrosinistra che dà un sostanziale via libera al percorso. E se su tutti i fronti di semaforo verde non si può parlare, al netto delle prudenze e delle tattiche d’aula il centrodestra, Pdl e Udc in particolare, hanno tenuto un atteggiamento «aperturista».

Le aperture Uno come Raffaele Nevi, capogruppo Pdl, spiega che il documento della presidente è «abbastanza innovativo e realista» e che il tempo delle recite è finito: «Ora serve un sano e positivo protagonismo delle forze politiche». Insomma, l’intenzione di «dialogare nel merito delle questioni» c’è tutta. Stelle polari del Pdl sono maggiori liberalizzazioni, meno spesa pubblica e una sanità dove ci sia «più protagonismo del privato». Sandra Monacelli, Udc, riconosce «l’approccio diverso» in tema di sanità: «Dobbiamo guardare – ha detto – alla sostenibilità economica ma anche al miglioramento della qualità dei servizi». Renato Locchi, capogruppo Pd, dal suo scranno ascolta e registra «la disponibilità» dell’opposizione senza però confondere i ruoli: «Siamo tutti impegnati – ha detto – a riformare la nostra regione ma la maggioranza ha ovviamente una responsabilità maggiore».

LA RELAZIONE DELLA PRESIDENTE

L’Idv A poca distanza «l’ala critica» della coalizione di centrosinistra, ovvero la coppia Idv Paolo Brutti e Oliviero Dottorini, chiede «forza e coraggio» sulla sanità mentre Brutti mette in guardia dalle maggioranze a geometria variabile: «Non vorrei – ha detto in aula – che questo atteggiamento di non belligeranza finisse per favorire una qualche forza di “sabotatori” che, in nome e per conto proprio, operino per modificare nei fatti l’impostazione stabilita attraverso microprovvedimenti o macroemendamenti che alterino la sostanza delle cose e determinino, di fatto, delle maggioranze “a geometrie variabili”».

Il rebus Province Sul percorso voluto dalla giunta un macigno è invece quello rappresentato dall’incertezza sul futuro delle Province: entro il 31 dicembre il Governo ha stabilito che vanno abolite, con tutto ciò che ne consegue per le Regioni, mentre al Senato la Carta delle autonomie in discussione va a cozzare in parte con quanto sopra. Una situazione difficile. Ecco perché il centrosinistra chiede alla presidente di «sollecitare al Governo, nel minor tempo possibile, un quadro di certezze – è scritto nella mozione – sul tema del superamento delle Province». Il capogruppo Pd Renato Locchi non ci gira intorno: «Tutto ciò – dice – ci pone di fronte a un formidabile impegno». «Dovremo confrontarci – aggiunge la Marini – sulla idea di Umbria».