L'aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)
La riforma arriverà in aula il 6 e 7 novembre (foto F.Troccoli)

di Dan.Bo.

Uno dei punti cardine della riforma della sanità elaborata dalla giunta regionale, quello che all’articolo 6 prevede la presenza di due Asl e di due aziende ospedaliere integrate, è a rischio infarto a causa delle forti fibrillazioni dentro la maggioranza di centrosinistra. Fibrillazioni emerse giovedì mattina nel corso della Prima commissione che ha approvato i primi sette articoli della riforma.

No di Barberini Barberini, Pd, ha votato no insieme a Lignani Marchesani, Pdl, mentre Monacelli (Udc) e Monni (Pdl) si sono astenuti. Un no pesante, quello del democratico, che arriva dopo mesi di schermaglie tra la giunta e l’ala ex Margherita del partito che, con Eros Brega e Andrea Smacchi e il già citato Barberini, aveva proposto l’istituzione di una sola Asl regionale. Proposta arrivata quando sul modello «due più due» c’era già stata ampia discussione e un’altrettanto ampia fase di partecipazione sui territori. Un no che potrebbe anche essere replicato in aula con echi ben più forti.

Mal di pancia Prima del voto finale sull’intero articolo poi Damiano Stufara, Prc, ha lamentato un confronto «sviluppatosi solo all’interno del Pd e non tra i partiti di maggioranza. Non siamo certi – ha detto – che questa proposta sia la migliore possibile ma votiamo a favore di questo articolo perché altrimenti crollerebbe l’intera riforma e si aprirebbe una crisi di giunta. Su queste vicende va costruito un adeguato consenso mentre siamo stati tenuti all’oscuro anche della Convenzione Regione–Università». Una linea che Barberini appoggia: «Non si vogliono affrontare i gravi problemi che ci sono. Questo riordino – ha detto – viene affrontato seguendo una teoria marginalista, mancano interventi decisi dove invece sarebbero necessari. Non è più un problema di ‘malpancisti’, Stufara ha ragione nel chiedere maggiore coesione e partecipazione».

Idv: non blocchiamo la riforma L’Idv, con il presidente Oliviero Dottorini, ha motivato il suo sì con l’esigenza di non bloccare la riforma, riscontrando però «la resistenza dell’esecutivo rispetto a una visione policentrica dell’Umbria» e annunciando l’intenzione di tornare ancora sul tema della sede delle Asl. Orfeo Goracci, Comunista umbro, pur non facendo parte della Commissione ha partecipato ai lavori e poi, in una nota, si è espresso in modo assai critico sul «due più due».

Goracci critico Secondo Goracci «è difficile capire a cosa servono le due aziende ospedaliere che di fatto fungono da doppioni con costi sicuramente rilevanti. Per imposizioni romane, per scelte umbre, si taglia tutto, ma certi santuari del potere umbro non si possono toccare. Mi sembra questa una scelta di una grande debolezza politica per la Regione Umbria». Una critica che, anche in questo caso, potrebbe trasformarsi in un no in aula. Massimo Monni come detto si è astenuto, rimandando ad una riunione del gruppo Pdl l’elaborazione della posizione da tenere in aula.

Emendamenti Tra gli articoli approvati, oltre a quello sul due più due, ache quello che parla di sedi che dovranno essere scelte di concerto con la Conferenza dei sindaci e maggiore autonomia per le professioni sanitarie non mediche. Ritirata, in quanto non accoglibile senza un preventivo accordo con la Regione Marche (a cui la giunta starebbe però già lavorando), la proposta di modifica di Dottorini (Idv) sull’applicazione del decreto sulla riorganizzazione degli enti vigilati dal ministero della salute agli Istituti zooprofilattici sperimentali. Bocciata la proposta di Barberini–Smacchi (Pd) sull’abolizione delle reti professionali clinico-sanitarie. Accolta e fatta propria dalla Giunta la proposta di Buconi (Psi) sul regolamento che dovrà disciplinare l’organizzazione e il funzionamento del nucleo tecnico di controllo sulla gestione e la qualità della spesa e dei servizi delle Asl. Bocciati, poi, gli emendamenti di Barberini (una sola Asl regionale), dell’Udc di Monacelli (una sola Azienda su base provinciale con sede a Terni), Dottorini – Lignani (le due sedi delle Asl stabilite a Perugia e Terni oppure a Foligno e Città di Castello).

Nevi: non c’è una maggioranza In mezzo alle spaccature del centrosinistra si infila il Pdl che, con il capogruppo Raffaele Nevi, parla di una «maggioranza di centro sinistra è come una barca con le vele bucate e in preda alle correnti» e di una presidente che si deve convincere «di non avere una maggioranza per governare l’Umbria». «Chiaramente – fa sapere Nevi – il centrodestra ha tenuto, coerentemente, la posizione annunciata di non aiutare in alcun modo la maggioranza che – ribadisce -, deve essere autosufficiente e non potrà mai contare sul soccorso dei voti del PdL. Solo oggi – commenta – si capisce perché questa riforma arriverà in Aula con enorme ritardo, con la maggioranza appesa sui numeri per l’approvazione definitiva».

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