di Daniele Bovi
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La maggioranza ondeggia e in consiglio regionale rischia di finire ko sulla riduzione del numero degli assessori dalla prossima legislatura, provvedimento imposto nei mesi scorsi dal governo sul’onda degli scandali in varie regioni italiane. Martedì infatti è stato approvato con 16 voti a favore, quello contrario di Stufara (Prc) e 14 astensioni (tutta l’opposizione più Brutti dell’Idv e il Comunista umbro Goracci) il taglio degli assessori da otto a cinque, che sarebbe stato votato anche dal Pdl la cui proposta era però di quattro. Più largo invece il consenso per la riduzione dei consiglieri da 30 a 20, che ha incassato 25 sì (Pd e Psi sostenuti anche da Pdl e Fratelli d’Italia) e il no di Rifondazione comunista mentre IdV, Udc, Lega e Goracci si sono astenuti.
Prc e Idv nel mirino Nel pomeriggio così Locchi (Pd) e Buconi (Psi) prendono carta e penna e mettono nel mirino Idv e Prc: «Non siamo stupiti – dicono – dalla furbizia e dal doppiogiochismo del centrodestra, ma esprimiamo un giudizio fortemente negativo sull’atteggiamento tenuto dal rappresentante di Rifondazione comunista che ha votato contro e da quelli dell’Italia dei Valori, che si sono astenuti. Ciò non potrà che essere oggetto di una riflessione puntuale da condurre in primo luogo con la stessa presidente della Giunta regionale». Insomma, non finisce qui. «Furbo, e neanche troppo, è chi si rimangia gli accordi stabiliti. Noi – replica Brutti – siamo obbligati, giustamente, a ridurre i consiglieri regionali. L’importante è farlo con una legge elettorale diversa da questa per scongiurare il pericolo del mantenimento del listino, di premi di maggioranza esorbitanti che portino a un consiglio monocolore in mano a un partito solo. Questo significherebbe distruggere la coalizione di centrosinistra e contraddire i più elementari criteri democratici. Non si scherza con le regole, i cittadini potrebbero castigare questa arroganza, aprendo scenari del tutto ignoti. In questo senso c’è molto da riflettere». La presidente in aula, pur criticando la «demagogia politica» che ha portato ai tagli, ha chiesto responsabilità perché «questi emendamenti vanno votati entro l’8 giugno, pena – ha spiegato – le conseguenze annunciate (tagli a sociale, Tpl e sanità) che andrebbero a ricadere sui cittadini». Insomma, è un obbligo.
La legge elettorale A portare la maggioranza alla spaccatura è stata però la futura legge elettorale. O meglio, l’assenza di un testo su cui ragionare. Martedì infatti le modifiche allo statuto sono state votate in seconda lettura dopo la prima di febbraio quando la maggioranza fu compatta. In quella sede si prese l’impegno di portare entro giugno la nuova legge elettorale. Impegno non rispettato dicono Goracci, Prc e Idv che, insieme agli altri partiti più piccoli temono di venir tagliati fuori dal futuro Consiglio a 20. Il coro di critiche è quasi unanime. «La riduzione del numero dei componenti l’Assemblea regionale, con il meccanismo vigente, produrrebbe la possibilità – ha detto Stufara – che una forza politica con il 30% dei consensi potrebbe arrivare ad occupare il 55% dei seggi. L’impegno preso a febbraio era quello di arrivare ad oggi con una nuova ipotesi di meccanismo elettorale». Secondo Goracci se rimanesse l’attuale legge «si taglierebbe fuori tra il 30-40% dell’opinione pubblica».
Attacco al regionalismo «Si tratta – dice Andrea Lignani Marchesanidi Fratelli d’Italia – di un attacco al regionalismo. La diminuzione della rappresentatività dei territori va a vantaggio di chi la politica se la potrà permettere perché abbastanza ricco da sostenere le spese per campagne elettorali che garantiranno sempre meno. E alle prossime elezioni regionali partiti con l’8 o il 10 per cento non entreranno in Consiglio». Brutti ha invece proposto la sospensione della discussione e un ritorno in Commissione statuto, mentre il Psi ha dato il via libera più per senso di responsabilità che per convinzione: «La riduzione – ha detto Buconi – non andrà a vantaggio della qualità». Il capogruppo pd Locchi invece non ha dubbi: «La democrazia – ha osservato – non è collegabile al numero dei componenti di un organo. La revisione del nostro Statuto è pienamente condivisa dal Pd perché si colloca all’interno di una legislatura nazionale, in un certo senso, costituente, poiché entro 18 mesi si dovrebbe giungere alla trasformazione dell’architettura costituzionale del Paese».
Le altre modifiche Sì alla riduzione, come detto, anche dal Pdl che per bocca del capogruppo Raffaele Nevi che auspica poi «una legge elettorale condivisa». Il testo, secondo Buconi, dovrà anche tutelare i partiti più piccoli così come la governabilità. Rassicurazioni sul punto arrivano anche dal presidente della Commissione statuto Andrea Smacchi: «Fra i principi basilari della legge – ha detto in aula – dovrà esserci senz’altro una grande attenzione ai problemi di rappresentanza sia territoriale che politica». Nel corso della giornata in aula, segnata dalla quarta fumata nera sull’elezione del garante dei detenuti, sono invece state approvate all’unanimità altre quattro proposte di modifica dello statuto regionale: inserimento tra i principi generali dei valori della legalità e del contrasto alla criminalità organizzata e alle mafie, nuova denominazione di Assemblea legislativa dell’Umbria, adeguamento della norma dello Statuto sui sindaci revisori dei conti della Regione alle recenti disposizioni normative nazionali e regionali e modifiche tecniche su programmazione regionale, controllo su agenzie, enti e patrimonio. Infine, sul carattere pubblico dell’acqua i sì sono stati 21 mentre l’opposizione si è astenuta.
