La conferenza stampa (foto U24)

di Daniele Bovi

Quella che settimane fa era solo un’ipotesi, ora si trasforma in realtà: si voterà a maggio. Giovedì mattina infatti la commissione Bilancio del Senato ha dato il via libera all’emendamento alla legge di stabilità (primi firmatari i senatori Pd Marcucci e Mirabelli) con cui si propone l’accorpamento di regionali e amministrative. In teoria un emendamento per risparmiare, in pratica una mossa utile a tenere aperte le porte di un possibile voto anticipato. Le prime quindi, in calendario per fine marzo, vengono spostate al 17 maggio con i consigli regionali delle sette regioni al voto (Umbria, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Campania e Puglia) che verranno così prorogati di due mesi. Insieme a queste alle urne andranno anche 1.056 comuni.

Caos centrodestra A pochi mesi da questo appuntamento il centrodestra è frastagliato e in ordine sparso. In casa Ncd, per usare un eufemismo non sono state gradite le parole pronunciate mercoledì da Claudio Ricci che ha chiuso alle primarie lanciate da un pezzo di centrodestra (Lega, Fd’I e FI) ribadendo poi, giovedì, che queste «si avviano ad essere superate»: «Non è – dice – una rottura del tavolo ma una presa d’atto». Questo perché nessuna delle due condizioni poste da Ricci (primarie per legge o almeno un seggio in ogni comune) sembra prendere realmente corpo. Giovedì durante una conferenza stampa tenuta da tutti i membri dell’opposizione in consiglio regionale, Ncd ha provato a mettere una pezza: «Il tavolo su programma e regole al quale noi partecipiamo – spiega Massimo Mantovani – è convocato per il 12 gennaio e noi ci saremo». «Le primarie si faranno – aggiunge Franco Zaffini di Fd’I – e Ricci parteciperà».

Il cerino In realtà a microfoni spenti in molti non scommettono neppure un euro sui gazebo e sono convinti che tempo qualche settimana il tavolo creato nei giorni scorsi salterà. «E’ il gioco del cerino – spiegano – e pure una questione di immagine: bisogna vedere chi è l’ultimo a dire di no». La situazione è magmatica e confusa: Ncd è schierato con Ricci, FI sembra aver accertato obtorto collo l’ipotesi primarie e vive al suo interno il dualismo tra la coordinatrice Catia Polidori e il capogruppo in consiglio Raffaele Nevi, Fd’I ha lanciato Marco Squarta anche per cercare visibilità e la Lega, che proprio nel momento della rinascita ha perso il suo rappresentante in consiglio regionale (Cirignoni), osserva e vuol parlare prima di programmi e poi di nomi. Da FI poi Polidori va all’attacco parlando di «sbalzi d’umore di Ricci» e aggiunge che «non trovando giustificazioni serie, corrette e fondate, Monni e Mantovani si arrampicano sugli specchi per motivare la scelta del sindaco di non misurarsi alle primarie».

I perché Al di là dei motivi ufficiali, sul perché Ricci non accetta in modo chiaro e netto la sfida che lo vede come favorito si sprecano le congetture: il sindaco non si fida? non vuole ‘mischiarsi’ con il centrodestra per mantenere così un profilo maggiormente civico? Fatto sta che a meno di ulteriori ribaltoni il centrodestra procede diviso verso primarie tutt’altro che certe. Giovedì Mantovani ha ribadito che «in caso di turno unico proveremo a inserirle per legge» e ha poi puntato il dito contro il Pd che «ha una paura folle del doppio turno: la legge la vogliono fare o vogliono allungare i tempi per votare con quella vecchia?». Quel che è certo è che il testo ideato dal Pd è stato sonoramente bocciato dai costituzionalisti interpellati (il parere scritto però rimane ben chiuso nei cassetti e non viene divulgato) e che lunedì la commissione Statuto tornerà a riunirsi.

Impegno non rispettato «Avevano assunto un impegno – attacca Mantovani – a votare la legge entro il 22 dicembre in commissione ma così non è stato. La legge elettorale è un elemento fondamentale attraverso il quale le persone possono esprimersi, ma la guerra per bande dentro il Pd sta minando il lavoro del consiglio regionale. A questo va infatti aggiunto quanto successo martedì mattina, quando con una decisione sorprendente il Pd in Aula ha di fatto bloccato il testo unico sull’Urbanistica dopo averlo votato in commissione. E’ stato il martedì nero del Pd». Secondo Zaffini il Pd non vuole fare una nuova legge, «ma solo piccole modifiche all’attuale per arrivare ad un monocolore nello schieramento del centrosinistra della prossima legislatura». Per Massimo Monni invece «l’unico interesse del gruppo regionale del Pd è quello di non avere un listino, così da non favorire il segretario regionale del loro partito che ne metterebbe 4 o 5 dei suoi».

Twitter @DanieleBovi

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