Franco Zaffini

di Maurizio Troccoli

Il senatore Franco Zaffini ha catalizzato l’attenzione in questa tornata referendaria non soltanto per essere stato uno dei più visibili sostenitori del Si, con un impegno diffuso nel territorio regionale, ma anche per alcune sue affermazioni che hanno conquistato l’interesse di giornali nazionali. Il giorno dopo del voto è il momento della riflessione alla luce del giudizio degli elettori.

Senatore Zaffini quali sono le sue impressioni?
«Al di là del fatto che questo referendum non fosse inizialmente un argomento politico – anche se qualcuno ha cercato di trasformarlo in tale – i risultati mostrano un voto trasversale. La ricerca di YouTrend lo conferma chiaramente: i cittadini hanno votato in modo trasversale rispetto ai partiti. Attribuire un significato politico a questo voto è più un esercizio di stile che una realtà concreta».

Ci sono novità rispetto alle elezioni precedenti in Umbria?
«Rispetto alle europee e alle amministrative non noto grandi differenze. Nelle grandi città il centrodestra mostra segni di difficoltà, mentre nei centri più piccoli e nel territorio, in generale, se la cava bene. Quindi, politicamente, in Umbria siamo ancora in partita. Ma è importante sottolineare che l’analisi corretta va fatta sul referendum stesso, perché le considerazioni politiche rischiano di distorcere il significato reale del voto».

Il risultato in Umbria era quello che ci si aspettava o è stata una sorpresa?
«Non è stato una sorpresa. Ci si attendeva un risultato diverso: si ipotizzava una vittoria del Sì, mentre ha prevalso il No. Questo è avvenuto in un contesto di campagna elettorale che ho definito tossica: non si è riusciti a parlare del testo della riforma, ma ci si è lasciati trascinare in dibattiti sul contesto e non sul merito. Quando il fronte del No parlava di attacco alla Costituzione, era un falso, ma è questo il messaggio che molti cittadini hanno recepito. Tutti, me compreso, ci siamo lasciati trascinare da un confronto sul contesto anziché sul sul testo, questo è stato l’errore io pure l’ho commesso, ne faccio ammenda».

E’ stata persa un’occasione?
«Sì. Abbiamo perso tutti l’opportunità di modernizzare il sistema. L’Italia resta, insieme alla Grecia, tra i pochi paesi europei senza separazione delle carriere giudiziarie, e la campagna ha enfatizzato rischi che in realtà non esistevano. In questo senso, è stata un’occasione persa. Come oggi commentiamo quel referendum sul nucleare, magari fra qualche anno ci ricorderemo amaramente di questa occasione»

Quanto hanno inciso fattori esterni come la guerra o la figura di Trump?
«Sicuramente hanno inciso. In un momento di grande incertezza, paura e conflitti internazionali, il voto conservatore tende a prevalere: gli elettori preferiscono non cambiare le cose. Questo ha influito anche sul comportamento del Sud, dove il voto compatto appare poco legato al testo della riforma».

Cosa indica il risultato per i due principali schieramenti in Umbria?
«Al centrosinistra dico: ‘Siamo seri’. Al centrodestra indico che è il momento di rimettersi a parlare con la gente e di rinnovare il proprio approccio politico».

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