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lunedì 29 novembre - Aggiornato alle 21:46

Recovery fund, dalle infrastrutture al digitale: Umbria presenta progetti per 6,4 miliardi

Nella bozza inviata dalla Regione a novembre oltre 450 voci di spesa: oltre 4 miliardi per ferrovie, strade e mobilità

I binari della Fcu (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Quasi sei miliardi e mezzo, per la precisione 6 miliardi e 419 milioni di euro. A tanto ammonta il costo dei progetti che l’Umbria ha presentato nelle scorse settimane alla Conferenza delle Regioni a proposito del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza; un programma di investimenti e di interventi con cui l’Italia proverà a uscire dalla crisi economica e sociale determinata dalla pandemia da Covid-19. In tutto ci sono i 209 miliardi messi a disposizione dal programma Next Generation EU – insieme ai 13 di React-EU (il Recovery assistance for cohesion and the territories of Europe), che sono allocati e ripartiti in funzione di sei linee strategiche: Rivoluzione verde e transizione ecologica, Infrastrutture per una mobilità sostenibile, Istruzione e ricerca, Parità di genere, coesione sociale e territoriale e Salute.

LE PRINCIPALI VOCI DI SPESA

Tutto entro il 2026 Nella bozza del Pnrr umbro che risale a novembre, redatta nell’ottica di una integrazione con le risorse del nuovo settennato 2021-2027, sono elencati gli elementi essenziali di ogni progetto: dal costo indicativo alle amministrazioni coinvolte, dalla descrizione sintetica di ciò che si intende fare ai risultati attesi. Ogni progetto, come stabilito dall’UE, dovrà vedere la luce entro il 2026 e proprio qui – date le già note difficoltà a impegnare e spendere le risorse dei ‘normali’ settennati di programmazione UE – sta una delle principali sfide che l’Umbria, come il resto del paese, ha davanti.

Il documento Degli oltre 6,4 miliardi il capitolo Infrastrutture e mobilità da solo ne assorbe oltre 4,031; di questi ben 3,4 riguardano interventi sulla rete ferroviaria. Nelle schede della Regione si parla di circa 2,4 miliardi per il raddoppio della linea ferroviaria Orte-Falconara, in particolare 1,9 miliardi per la tratta Foligno-Fabriano e 560 milioni per la Spoleto-Terni; 356 milioni per «potenziamento e velocizzazione» della Foligno-Perugia-Terontola, 70 per quella stazione dell’Alta velocità Medio Etruria che pareva uscita ormai dai radar, 263 per tutti i lavori necessari sulla Fcu più altri 250 per la connessione con la rete AV ad Arezzo.

IL RECOVERY E LO SCONTRO SUI RIFIUTI

Infrastrutture e verde Nell’ampio capitolo infrastrutture anche i 166 milioni per il ‘nodino’ di Perugia (quello tra Madonna del Piano e Collestrada) e i 250 per l’eventuale secondo tratto fra Madonna del Piano e l’ospedale, 40 per il progetto di collegamento tra la E45 e Perugia nord, 65 per il Bus rapid transit di cui si è parlato in questi giorni. E poi decine di interventi per ponti e viadotti, ciclovie, per la diga di Montedoglio e per il Chiascio. Per ampiezza il secondo capitolo di spesa è rappresentato dai 981 milioni per la «Rivoluzione verde»: limitando all’analisi delle principali voci ci sono i 20 milioni per l’impianto di selezione dei rifiuti indifferenziati, la produzione del Css ed «eventuali ulteriori trattamenti di frazioni secche» a Maratta; 7 milioni per il potenziamento dell’impianto di Casone, con annessa produzione del Css che sarà prodotto anche a Ponte Rio.

Le altre linee strategiche Quarantacinque sono invece i milioni per l’efficientamento energetico degli edifici, quasi 30 gli interventi relativi al rischio idrogeologico e 80 quelli relativi ai plessi scolastici per la riduzione del rischio sismico, l’efficientamento energetico e non solo. Circa 35 invece i milioni per impianti di depurazione e fognari. Per la sanità i milioni in tutto sono 84 ma nella documentazione viene specificato che altri progetti saranno aggiunti in futuro, dato che la versione del Pnrr umbro spedita a novembre dovrà essere affinata e discussa. Quanto alle altre linee strategiche, per «Digitalizzazione e competitività» ci sono progetti per 523 milioni, 226 per «Istruzione e formazione» e 572 per quello intitolato «Equità». Partendo proprio da quest’ultimo, 50 milioni riguardano l’abbattimento delle barriere architettoniche e le iniziative per favorire l’attività imprenditoriale dei disabili, 257 per «rigenerazione e riqualificazione» di città, borghi, aree interne e montane tramite i Puc (i Piani urbani complessi) e i Pums (quelli che riguardano la viabilità).

Istruzione e formazione Per l’istruzione si parla di 66 milioni per la formazione, «lifelong learning» e altri 160 per gli edifici. Quanto alla digitalizzazione, si va dai 10 milioni per la fibra ottica dei centri storici nelle aree bianche, altrettanti per una piattaforma di big data e poi ancora risorse per l’innovazione di alcune filiere come cultura e turismo, ricerca e sviluppo, una piattaforma Suape unica per tutti i comuni e molti altri progetti che riguardano anche lo sviluppo economico, come il sostegno all’internazionalizzazione o il rafforzamento patrimoniale delle pmi.

Il M5S Lunedì ad andare all’attacco della giunta sui progetti del Recovery fund è il capogruppo del M5S Thomas De Luca: «458 progetti partoriti nelle segrete stanze dalla governatrice – dice – e investimenti per la sanità sono pari soltanto all’1,34 per cento e dello 0,7 per cento quelli per le politiche sulla disabilità». «Un valore totale calcolato di 6,419 miliardi di euro su cui non c’è stato nessun confronto e nessun percorso di ascolto». De Luca parla di «schede a tratti incomplete, concepite evitando un dialogo con le parti sociali e le forze politiche. Un confronto – osserva – che in altre Regioni c’è stato e che ha favorito la nascita di un progetto unico, frutto di una visione integrata, pensato per l’intero territorio regionale senza creare squilibri negli investimenti. Non è così, purtroppo, nei progetti proposti dalla giunta di cui in parte è all’oscuro persino la maggioranza e presumibilmente la giunta».

Twitter @DanieleBovi

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