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mercoledì 8 dicembre - Aggiornato alle 17:15

Qualità dell’aria, M5s e Pd: «Piano regionale da stracciare, è negazionismo ambientale»

De Luca e i consiglieri comunali pentastellati di Terni e Narni al Sin di Papigno: «Oggi inquiniamo noi con salsicce alla brace»

di Maria Sole Giardini

Conferenza stampa open air in un luogo simbolo dell’inquinamento della Conca ternana (il Sin di Papigno) di cui, per il M5s «si parla sempre poco e male. Secondo la giunta regionale il problema sono le sbraciate. Ci troviamo – ha detto Thomas De Luca venerdì mattina – nell’area più inquinata della città ma per loro non esiste il problema. Dei 200 milioni di euro stanziati, nemmeno un euro per la rivalutazione industriale. È ora di agire». E via alle salsicce alla brace.

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M5s Nulla di nuovo sotto il sole, un film già visto, dati che il Movimento aveva già contestato, ma oggi il piano in questione è all’attenzione della Seconda commissione consiliare regionale: «Il piano regionale di qualità dell’aria sposta di fatto le risorse destinate a risolvere l’emergenza ambientale su caminetti e stufe – denunciano i pentastellati – . Una azione devastante considerando che la nostra regione è stata sanzionata dalla comunità europea proprio per la procedura d’infrazione causata dai continui sforamenti della conca ternana i calcola il numero di macchine si fa una proiezione delle emissioni delle pizzerie e dei forni dall’elenco delle pagine gialle sarebbe carino sapere come fanno a conoscere quali utilizzano forno a legna o elettrico e da questo fanno stime di inquinamento. Dall’altra parte abbiamo dall’università di Perugia una caratterizzazione delle polveri. Quello che ci propinano dice che l’inquinamento viene perlopiù da traffico e riscaldamenti domestici dall’altra abbiamo la realtà che dice che solo il 20% viene da traffico e caminetti. Bisogna avere il coraggio di dire la verità».

Piano della qualità dell’aria A Papigno per la sbraciata, assieme al capogruppo di Palazzo Cesaroni De Luca, presenti i consiglieri comunali di Narni (Luca Tramini) e Terni, quindi Luca Simonetti, Federico Pasculli, Claudio Fiorelli e Valentina Pococacio. QUest’ultima intervenendo ha detto: «La stessa regione ci dice che il piano non funzionerà. Il beneficio che avrà Terni sarà la metà di quello di Perugia. Evidentemente la tipologia di risorse che investono è sbagliata. Sprechiamo fondi per avere un benificio inferiore rispetto all’altra parte dell’Umbria. Prendono dei dati e li rigirano come vogliono escludendo dati scientifici. Una certa politica non può cercare sulle pagine gialle i dati. Una città come Terni con una situazione oncologica grave con poli industriali sparsi su tutto il territorio merita maggiore attenzione e più serietà. Il registro dei tumori forse verrà riattivato a breve ma ad oggi non c’è. E per due anni avremo un buco del periodo in cui non si sono analizzati i dati».

Ambiente In una nota giovedì critico anche il Partito democratico: «La Regione Umbria spenderà 450mila euro dei fondi dell’accordo di programma con il Ministero della Transizione Ecologica in campagne di comunicazione per convincere i ternani che il 70% dell’inquinamento è colpa dei caminetti domestici, delle pizzerie e delle bracerie – avevano scritto De Luca e il considgliere dem Paparelli -. Questo è quanto affermato oggi durante l’audizione in II commissione dall’assessorato all’Ambiente della Regione Umbria con tanto di tecnici al seguito. Grande è stato l’imbarazzo di tutti i consiglieri regionali di fronte al contenuto nell’aggiornamento del Piano della qualità dell’aria che ha per oggetto la conca ternana. Invece di stanziare risorse per studi epidemiologici mirati sull’esposizione lavorativa e residenziale, nonché sulla transizione ecologica e nella sostenibilità delle produzioni, in particolar modo nella delicata fase della cessione di AST, la giunta Tesei produce un piano totalmente sbagliato nell’analisi, nelle valutazioni e nelle misure programmate buttando milioni di euro nel cestino e procrastinando ulteriormente le misure urgenti per l’emergenza ambientale a Terni. A nulla è valso presentare studi certificati dalla stessa Arpa e questioni metodologiche che smentivano tale tesi. Contraddizioni, imbarazzi, scaricabarile su Arpa. La certezza è che siamo tornati nell’epoca più buia del negazionismo ambientale».

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