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lunedì 30 gennaio - Aggiornato alle 05:33

Progetto Perugia in campo anche per le regionali. Romizi e il successore: «Primo avversario è dentro di noi»

Sabato presentato alla sala dei Notari il libro di Francesco Calabrese. Un’occasione per parlare del passato ma anche molto del futuro

Da sinistra Nucci, Benedetti, Romizi, Calabresi, Bovi e Burattini (foto Marco Giugliarelli)

di Daniele Bovi

Un’occasione per parlare del passato ma anche molto del futuro. Sabato pomeriggio in una sala dei Notari piena è stato presentato il libro di Francesco Calabrese «È impossibile. Benvenuti a Perugia» (Bertoni editore, 20 euro). Sul palco, insieme all’ex assessore ai Lavori pubblici della prima giunta di Andrea Romizi, oltre al sindaco anche i giornalisti Luca Benedetti (Messaggero), Michele Nucci (La Nazione), Pierpaolo Burattini (UmbriaRadio) e chi scrive.

FOTOGALLERY – LA PRESENTAZIONE 

La nuova era La platea era quella delle grandi occasioni: in prima fila la presidente Donatella Tesei, il neo sottosegretario Emanuele Prisco, il presidente del consiglio regionale Marco Squarta, l’assessore Michele Fioroni, i colleghi di Calabrese dal 2014 al 2019, l’ex senatrice Fiammetta Modena, compagni di mille avventure politiche come Massimo Monni e Pietro Laffranco, qualcuno dal fronte di centrosinistra come Antonio Bartolini e molti curiosi. Insomma una platea che, con la ‘conquista’ della sala più importante della città, racconta anche plasticamente il cambio di era politica in Umbria, iniziata simbolicamente proprio con la vittoria di Romizi, anche se i segni della crisi del precedente assetto erano visibili già da diversi anni prima.

La prima fila (foto Marco Giugliarelli)

Chi è In 18 capitoli e poco più di 200 pagine Calabrese ha scritto un interessante e godibile racconto che, come si dice in questi casi, è insieme personale e politico. Classe 1965, avvocato di origini salentino-marchigiane ma di fatto perugino doc, Calabrese ha respirato politica fin da piccolo grazie al nonno Mario, senatore Dc, iniziando poi a farla per davvero tra le mura del liceo classico «Mariotti», coltivando fin da qui una particolare ‘ossessione’ per i programmi e la loro importanza. In questi anni ha costruito amicizie durature come quelle con la famiglia Modena, e non solo, per poi diventare consigliere di circoscrizione, consigliere comunale per 15 anni e poi assessore; insomma, un classico e solido cursus honorum da Prima repubblica, tutto dentro la Dc e i suoi eredi, fino alle più improbabili e minuscole schegge o, come le definisce lui, gli ultimi stadi di una tossicodipendenza democristiana.

Atto d’accusa Il libro è però anche altro. Nelle 200 pagine Calabrese racconta nel dettaglio alcuni passaggi amministrativi molto importanti, come la famosa commissione sulla spending review o la cablatura della città con la banda ultralarga, fino agli scontri che hanno portato alle sue dimissioni (poi rientrate), il recupero di San Francesco al Prato (forse a fine dicembre si conoscerà il nome del gestore), retroscena su alcuni assessorati, il sempre caldissimo dossier strade e buche e così via. Ma non solo. A Calabrese va dato atto, specialmente nella prima parte del libro, di aver scritto quello che è il più schietto e crudo atto d’accusa nei confronti del centrodestra, e soprattutto di quella vocazione al consociativismo e alla conservazione di alcuni equilibri di potere, da preservare anche a discapito di una vera alternativa. Pagina 60: «Remissiva e consociativa gestione oligarchica del potere»; cinque pagine dopo: «ristretta cerchia di persone ripiegate sull’ombelico».

Un momento della presentazione (foto Giugliarelli)

Gioco a perdere «Si arrivava scientificamente all’ultimo momento nello scegliere le candidature – ha detto sabato rispondendo alle domande – perché non bisognava toccare certi assetti costituiti». Un giudizio critico concentrato in particolare sui vertici dei partiti dell’allora centrodestra (oggi bisogna parlare essenzialmente di destra): «Arrivava il momento delle elezioni e finiva sempre allo stesso modo. Troppo spesso – ha aggiunto – giudicavamo chi governava e invece dovevamo parlare di noi». Uno schema che rivendica di aver rotto nel 2014 lanciando Otello Numerini, candidatura che ha portato al ritiro di Corrado Zaganelli e quindi all’era di Andrea Romizi.

I manifesti Sabato è stata anche l’occasione, come detto, per parlare molto di futuro. Grande fermento nei palazzi della politica c’è da alcuni giorni, in particolare da quando Progetto Perugia – la formazione che ha nei fratelli Calabrese proprio una delle anime – in vista di alcune assemblee ha affisso in città dei 6×3 con un’aggiunta, «Per l’Umbria», che ha fatto drizzare le antenne a molti. Nel 2024 in primavera si voterà per eleggere il nuovo sindaco e in autunno per il nuovo presidente della giunta e, così, l’idea che in diversi si sono fatti è abbastanza semplice: non è che Progetto Perugia vuol portare Romizi alla presidenza della Regione?

Un momento della presentazione (foto Giugliarelli)

Il 2024 I due, con Tesei in prima fila spettatrice più che interessata, hanno gettato acqua sul fuoco e invitato alla prudenza anche sul dopo Romizi per quanto riguarda il Comune: «In tanti si occupano di cosa farò – ha detto il sindaco – ma l’unico che non se ne occupa è il sottoscritto. Fino all’ultimo giorno penserò a Perugia e ai progetti del Pnrr. In generale vedo troppa agitazione, l’impegno ora è tutto per la mia città. Le regionali? Di sicuro anche come coordinatore di FI ci confronteremo con tutti e me ne interesserò». Anche Calabrese vede «tanta agitazione». «Quel “per l’Umbria” – dice – è voluto, perché considero l’esperienza di Progetto Perugia come un qualcosa che vada consolidato. Il capoluogo è un elemento di raccordo è va aperto un ragionamento». Insomma, la lista è in campo e di sicuro da qui al 2024 il tema sarà caldissimo.

Il dopo Quanto al post Romizi, qualche indicazione i due la danno: «Non ci riteniamo invincibili – dice l’ex assessore – e non siamo nel Veneto. In questi anni è stato premiato il pragmatismo. Di sicuro non dobbiamo partire dai nomi, bisogna concentrarsi sulle cose pragmatiche da fare. I cittadini votano per veder realizzati degli obiettivi. Bisogna uscire dalle dinamiche che dividono e dal gioco del totonomi». Sulla stessa linea il sindaco: «Il primo avversario – sottolinea – è dentro di noi. Dovremo ripresentarci spiegando quanto fatto e avere un approccio molto laico, aperto, inclusivo. C’è il rischio di arroccarci, della distanza. Dobbiamo rimanere con animo genuino, stare in mezzo alla gente, aprire il progetto ad amici nuovi e con progetti diversi. Ci presenteremo in modo credibile se non dimenticheremo da dove arriviamo e la strada che abbiamo fatto». La partita di fatto è già aperta.

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