di Daniele Bovi
Oltre 300 seggi, 330 per la precisione, 1.700 volontari coinvolti, 351 uffici elettorali, 2.537 persone che hanno già fatto la registrazione online e due obiettivi: «riconnettere la politica ai cittadini» e portare ai seggi almeno 60 mila umbri, tanti quanti nel 2009 quando si votò per scegliere il segretario Pd. A poco più di una settimana dal voto i tre segretari regionali dei partiti (Pd, Sel e Psi) che hanno scelto di intraprendere la strada delle primarie illustrano il funzionamento della macchina e spiegano qual è il senso della consultazione di domenica 25: «Quello delle primarie – dice Lamberto Bottini, segretario Pd – è uno strumento formidabile con cui vogliamo riconnettere la politica ai cittadini. E’ un grande sforzo che stiamo facendo in tutta Italia per mettere in piedi una consultazione aperta in maniera larghissima. Gli elettori, però, dovranno essere del centrosinistra».
CITTA’ PER CITTA’, ECCO TUTTI I SEGGI DOVE VOTARE IN UMBRIA
PRIMARIE, LE REGOLE: DOVE, COME, QUANDO E COME VOTARE IN UMBRIA
Esaltazione democratica «Sarà – ha detto invece il segretario di Sel Umbria Luigi Bori – un momento di esaltazione democratica, ma dopo il 25 il compito sarà molto più oneroso perché occorrerà portare il Paese fuori dalla crisi». Un’Italia, secondo Bori, «che soffre di fragilità ambientali, economiche e anche morali». Il numero uno del Psi umbro Aldo Potenza, dopo il suo personale appello a pre-registrarsi e ad andare in massa ai seggi, dove si potrà anche dare un contributo economico alle migliaia di umbri colpiti dall’alluvione, vede il suo partito come una forza «che cerca di dare risposte mentre altri soffiano solo sulla protesta».
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Il pantheon Insomma, Potenza mette l’abito del riformista come quello di Filippo Turati, leader storico socialista indicato dal segretario come punto di riferimento del suo personale pantheon di centrosinistra. Stimolati sull’argomento, i tre segretari allestiscono un album decisamente più «ortodosso» rispetto a quello venuto fuori nel corso del dibattito tra i cinque candidati andato in onda su Sky. «Io – dice Bottini – dico Berlinguer non tanto per il passato comunista ma per la sua tensione morale che va recuperata in tutti i campi». Bori invece sceglie un contemporaneo come il presidente della Repubblica francese François Hollande: «Scelgo lui – osserva – per quello che è riuscito a fare in così poco tempo e perché rappresenta per noi una speranza».
Alleanze Lungo questo pezzo di centrosinistra riunito in una sala di palazzo Cesaroni la frattura si vede se si comincia a parlare di alleanze. Sulle primarie di domenica prossima aleggiano infatti una serie di incognite: dalla legge elettorale all’atteggiamento ondivago dell’Udc di Casini fino al «fantasma» di un possibile Monti-bis. Bottini, in linea con quanto ribadito più volte dal segretario Pierluigi Bersani, «non pone argini» in tema di alleanze: «Serve in parlamento e nella società – dice – perché occorre uno sforzo per riformare il Paese. Poi certo, i matrimoni si fanno tra due persone sulla base dei programmi. Io auspico un accordo tra progressisti e moderati». Con i cattolici dell’Udc Potenza non nega le differenze ma al contempo sostiene che c’è «un’esigenza di accordo con i moderati purché sia costruita sul piano programmatico». Sinistra e Libertà invece non ha «la minima intenzione – dice Bori – di allearsi con pezzi del centro perché tra noi e loro ci sono differenze insanabili».
Monti bis e legge elettorale Scrutando il futuro ciò che unisce Pd, Sel e Psi è il rifiuto di un altro governo Monti: «Il premier – spiega Bori – è stato necessario in un primo momento». Una visione simile a quella di Potenza, secondo il quale «i compiti a casa li abbiamo fatti, torniamo alla politica e non ai diktat delle istituzioni finanziarie. L’esperienza del governo Monti si deve concludere». Dal canto suo invece Bottini mette l’accento anche sulla necessità di una nuova legge elettorale «che abbia due pilastri: la sera delle elezioni dobbiamo sapere chi governa o si rischia la deriva greca. In più, occorre restituire ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti».
Il Pdci con Vendola Venerdì intanto il candidato di Sel Nichi Vendola ha incassato l’appoggio del Pdci di Diliberto che però, in caso di ballottaggio senza Vendola, si schiererà con Bersani. «Il partito – è detto in una nota della segreteria regionale umbra – intende scongiurare lo scenario di un Monti-bis e l’imposizione delle sue politiche antipopolari e pertanto condivide pienamente il percorso politico delineato nel dispositivo approvato dalla direzione nazionale, che ribadisce la volontà di provare a concludere un accordo con il centro-sinistra». «I compagni del PdCI dell’Umbria – è detto ancora – parteciperanno al percorso delle primarie della coalizione “Italia bene comune”, sostenendo e dando indicazione di voto a favore di Nichi Vendola, il candidato più marcatamente di sinistra e nostro alleato nella campagna per i referendum sul lavoro che stiamo portando avanti in queste settimane».


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