di Daniele Bovi
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Fuori i secondi. La consistente quantità di firme richieste (500 a Perugia e 190 a Terni) e in altri casi un po’ di timore screma di molto la lista dei partecipanti alle «parlamentarie» del 29 dicembre: su un totale massimo consentito di 32 aspiranti onorevoli fissato dal regolamento (24 a Perugia e otto a Terni), si presentano in 14 equamente divisi. Alle 20 di sabato, termine ultimo per presentare le liste, questi i partecipanti per quanto riguarda la provincia di Perugia: il sindaco di Umbertide Giampiero Giulietti, il segretario Lamberto Bottini, la giovane Anna Ascani, l’uscente Gianpiero Bocci, l’assessore all’Urbanistica del Comune di Perugia Valeria Cardinali, il suo «collega» di Foligno Joseph Flagiello e, unica renziana, il sindaco di Citerna Giuliana Falaschi.
Così a Terni A Terni i pesi massimi sono l’assessore regionale alle Riforme Gianluca Rossi, il deputato uscente Carlo Emanuele Trappolino e il sindaco di Narni Stefano Bigaroni. A seguire Carlo Ottone, Silvia Fringuello, Alida Nardini e Nicoletta Valli. Nella lista di Perugia la vistosa assenza è quella degli assessori comunali Lorena Pesaresi e Andrea Cernicchi, due di quelli dati in pista fin dall’inizio. Alla fine, però le forze verranno concentrate intorno a Valeria Cardinali. Si nota anche la mancanza del presidente del Consiglio provinciale Giacomo Leonelli, che le firme le ha presentate ma non è chiaro se in numero sufficiente. A sciogliere ogni dubbio e a stilare le liste ci penseranno le assemblee provinciali fissate per domenica mattina alle 10.
PER RIOMMI NIENTE DEROGA: «SONO OFFESO, PARLAMENTARI E CAPIBASTONE TERRORIZZATI»
I nomi del listino Le ultime indiscrezioni riguardo il famoso «listino» di Pierluigi Bersani, ovvero quelle figure ai quali il segretario garantirà l’elezione sicura piazzandole o come capilista o immediatamente dopo senza passare dalla roulette delle primarie, parlano di quattro nomi: Marina Sereni, l’ex segretario della Cgil Guglielmo Epifani, l’assessore regionale del Psi Silvano Rometti in virtù del patto tra Bersani e Nencini con il quale i socialisti si sono impegnati a sostenere il segretario e, da ultima, il renziano sindaco di Corciano Nadia Ginetti. In caso di elezione di otto nomi targati pd tra Camera e Senato quindi, la quota di nominati dal segretario (due bersaniani, un socialista e un renziano) sarebbe del 50%, poco meno in caso di nove (lo stesso numero del 2008 quando il Pd in Umbria raccolse il 44%)
Rottura Fioroni-Bocci A spiccare è anche l’assenza della senatrice Anna Rita Fioroni, che nella giornata di sabato con una lettera ha rinunciato a correre alle primarie. Segno, spiegano molti, di una rottura dell’asse tra lei e Gianpiero Bocci. Con il sistema della (possibile) doppia preferenza uomo/donna si pensava che i due avrebbero fatto tandem, e invece la senatrice si ritira e accusa: «La mia non partecipazione alle primarie – scrive – non è un atto di rinuncia, né di paura, né di preoccupazione per il giudizio degli elettori. Il problema purtroppo è un altro. A queste primarie non partecipano gli elettori, ma spesso soggetti organizzati riconducibili ad assetti di poteri presenti nel Pd». La Fioroni spiega poi di aver «contribuito» alla vittoria di Bersani ma di «non avere truppe organizzate né mai le ho volute avere».
Io non ho truppe Truppe «da utilizzare per la mia ricandidatura, della quale non avverto la necessità ineludibile, dal momento che il mio impegno politico è stato caratterizzato, come è facile constatare da parte di tutti, dal senso di responsabilità verso il partito, di tutela dell’interesse generale, di lealtà nei confronti del gruppo dirigente regionale e nazionale, ai quali affido questa mia decisione e ai quali segnalo il mio impegno a sostegno dell’affermazione del Partito democratico e di Pierluigi Bersani per ridare dignità al Governo del nostro Paese e prospettiva di crescita ai nostri territori». Da ultimo la senatrice garantisce il suo impegno per il Pd e promette poi di «esercitare la mia funzione nei ruoli che mi saranno consentiti per garantire un processo di rinnovamento tanto necessario al Pd quanto indispensabile per rappresentare gli interessi generali del paese».


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